Il seme della speranza, di Emiliano Reali

Il seme della speranza, di Emiliano Reali

Un libro dove si parla di omofobia, transfobia e diritti civili. Incontriamo Emiliano Reali sul suo “seme della speranza”.

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Di questi tempi non si fa che parlare di ddl Zan, omofobia, transfobia, diritti civili. Oltre a piazze che si riempiono in segno di protesta e al mondo dello spettacolo che alza la voce, i libri di Emiliano Reali – che vengono utilizzati nelle scuole –  si battono contro la discriminazione rivendicando il diritto di chiunque a vivere serenamente quello che sente.

Il seme della speranza - Emiliano Reali

Emiliano Reali scrive per testate come Il Riformista, Il Mattino, HuffPost Italia e, da sempre, si impegna per promuovere un mondo inclusivo e accogliente, dove l’alterità sia vista come fattore arricchente e mai come una minaccia. Sua è la prima trilogia trans d’Italia, suo il romanzo “Ordinary”, divenuto un fumetto e uno spettacolo teatrale, dove racconta la storia di Diego, giovane omosessuale in una Roma ostile; sua è la raccolta di racconti “Sul ciglio del dirupo”, tradotta anche in America, dove dà voce a minoranze etniche, religiose, persone diversamente abili. Da poco è uscita una nuova edizione del suo fantasy ambientalista “Il seme della speranza”, con prefazione di Alessandro Cecchi Paone, e già una serie di scuole, come avvenuto per la precedente edizione, hanno aperto le porte.

Benvenuto Emiliano Reali. Può ricordarci di cosa parla “Il seme della speranza”, per chi ancora non l’ha letto?
L’immortale Spirya è la Divina progenitrice dell’universo e regna nel Mondo degli Spiriti e delle Divinità, circondata dall’armonia e dalla pace. Tuttavia, c’è un’emergenza a cui deve far fronte: sul Pianeta Terra la situazione è decisamente all’opposto e occorre un’a­zione risolutiva per scongiurare il peggio. Quindi si decide di inviare Eres, uno spirito del sottobosco, che avrà il difficile compito di salvare la Terra per proteggere il mondo incantato da cui proviene. Ma lo stesso Eres si lascerà corrompere dalla dissolutezza terrena, finché grazie all’intervento degli spiriti dei quattro elementi rinsavirà e tenterà di porre rimedio ai precedenti errori. È un libro che sottolinea la costante dicotomia tra ciò che è giusto e quello che non lo è, così tra incantesimi e invocazioni, pozzi di petrolio e violenza, si dipa­na il contrasto che ogni giorno l’uomo vive nel proprio essere: abbandonare speranze e sogni per omologarsi a ciò che la società gli impone o lottare per far germogliare quello che c’è di buono in ognuno di noi.

È soddisfatto della prefazione che Alessandro Cecchi Paone ha scritto al libro?
Lascio rispondere le parole di Alessandro: “…Al fondo della struttura fantastica di questo racconto, soggiace non solo l’eterna disputa fra bene e male. Ma qualcosa di più specifico e attuale. Il rischio cioè di un collasso del nostro mondo per ragioni ambientali, a causa della mancata applicazione delle direttive dello sviluppo sostenibile.  Ecco dunque la vera e propria magia della convergenza fra spinte sociali e generazionali di carattere “green”, con l’epifania di creature ed energie primigenie.  Una intuizione che sicuramente troverà fra i più giovani adesione entusiastica.  Dove mai si può assistere alla razionalità della scienza e dell’impegno politico sociale che accetta l’intervento delle grandi forze rigeneratrici della vita, e viceversa? Se è vero che l’alchimia ha anticipato la chimica senza averne gli strumenti, il Seme della speranza, da cui il titolo del libro, è insieme una indispensabile iniezione di fiducia nel futuro per le nuove generazioni, e la percezione profonda che i principi primi della positività sostengono sempre chi si muove nel giusto e per il bene dell’umanità”.

Come lo stanno accogliendo le scuole?
La cosa che mi rende più orgoglioso è che la tipologia di istituti che lo hanno utilizzato o lo faranno è davvero variegata, come molteplici sono stati gli usi. La lista comprende licei musicali, licei artistici, licei linguistici, licei scientifici, scuole medie. Per esempio al Giordano Bruno di Roma è stato assegnato come lettura estiva, al convitto Nifo di Sessa Aurunca lo hanno letto in classe e poi i ragazzi hanno realizzato la versione audio libro dei primi capitoli, al Sabatini-Menna di Salerno ne acquisteranno un numero considerevole di copie per farlo leggere agli studenti e poi organizzare un dibattito con me. Molto emozionante è stato incontrare, anche se virtualmente vista la pandemia, i ragazzi dell’Istituto Comprensivo Giovanni Falcone di Roma, dove io stesso frequentai le scuole medie, per parlare insieme di quello che Il seme della speranza aveva suscitato in loro e per conoscerci. Se devo essere sincero sono rimasto un pochino deluso dal fatto che tante scuole abbiano accolto il mio libro, ma questo non sia avvenuto con il liceo scientifico Nomentano di Roma dove andai da ragazzo. Per un ex bullizzato e discriminato in ambito scolastico come me, poter tornare lì sarebbe un cerchio che si chiude, portare ai ragazzi la testimonianza che il dolore si supera e soprattutto che si può e si deve scegliere di non infliggerlo.

Quindi lei è la dimostrazione che uno scrittore che tratta temi LGBT può anche scrivere per bambini e ragazzi?
Più che altro direi che i presidi e gli insegnanti che hanno accolto il mio libro testimoniano che c’è anche un’Italia civile, aperta, che ascolta il proprio cuore e tenta di educare gli studenti con sani principi, invece che marcare il territorio con acredine, spaventati e intenti a preservare la propria pochezza e limitata apertura. Una parte del paese può e deve lavorare per diffondere quella civiltà e quel rispetto che le istituzioni stentano a tutelare.

Si riferisce al ddl Zan?
Certo, ma non solo. Non credo che una legge possa cambiare da sola le cose, è necessario avviare un serio e strutturato programma di educazione all’altro e al rispetto. La punizione non può essere la soluzione, però di certo è necessaria per far sentire alle persone che lo Stato è dalla loro parte e per scoraggiare gli odiatori e coloro che discriminano dal perpetrare comportamenti nocivi e violenti. Sorrido amaramente quando sento il politico di turno affermare che ci sono altre priorità, che l’omofobia non c’è più. Vorrei chiedergli cosa c’è di prioritario rispetto alla vita delle persone e vorrei fargli leggere a alta voce i nomi dei ragazzi suicidi perché bullizzati e discriminati o ammazzati dall’odio incontrollato. Mi piacerebbe guardasse negli occhi i genitori delle vittime e provasse a ripetere di nuovo che ci sono altre priorità.

È vero, infine, che “Il seme della speranza” diverrà un audio libro?
Sì, per la precisione grazie alla voce di Stelio Alvino ne verrà realizzata una versione audio per l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

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L’intervista nel periodo Covid19 ad Emiliano Reali

Emiliano Reali ha una produzione letteraria variegata, a lungo coi suoi scritti si è occupato di diritti civili, facendo di tanto in tanto incursione nel mondo della scuola con racconti e favole, negli ultimi anni lo abbiamo apprezzato in veste di critico letterario per l’HuffPost dove cura la rubrica “Nel giardino delle parole” e di intervistatore/recensore per la pagina Cultura de “Il Mattino”. La sua è una penna spontanea, diretta, energica, caratteristiche che si mostrano chiaramente anche nel suo ultimo lavoro, Il seme della speranza (Watson Edizioni, 2020).

Benvenuto Emiliano Reali, come ha vissuto il lock-down?
Non è stato semplice, molte persone credono che per uno scrittore sia un bene stare a casa, si ha più tempo per creare dicono. Nel mio caso non è stato così, è intervenuto un blocco emotivo e non ho potuto far altro che rifugiarmi nella lettura di testi interessanti e nella pratica del qigong, disciplina che pratico da anni. L’avere un piccolo giardino mi ha aiutato, prendersi cura delle mie piante e soprattutto del mio albero di avocado mi ha riportato al contatto con la natura, che penso sia l’unico esempio in grado di salvarci.

Perché si sceglie di far uscire un libro in un periodo così difficile?
Per resilienza forse, per aggrapparsi a qualcosa di positivo e evitare che la mente fugga lontano e si perda. Il seme della speranza è l’opera perfetta, se non fosse altro per il titolo, per rialzarsi dopo un periodo così duro. E poi ci sono anche motivi pratici, contrattuali, visto che prima della pubblicazione già una serie di scuole avevano deciso che lo avrebbero assegnato come lettura estiva, il testo doveva esserci concretamente per far in modo che gli studenti lo leggessero.

Come è stato scrivere un romanzo fantasy?
Mi sono davvero divertito e appassionato, sono cresciuto giocando a Dungeons & Dragons, al Fantasy dal Vivo, tra incantesimi, tranelli, combattimenti, mi trovo davvero a mio agio! 

Ci racconta la trama del libro?
Il seme della speranza è un fantasy moderno, un libro che mette in comunicazione e in contrapposizione gli aspetti più puliti dell’animo umano con la bramosia di potere e di denaro. Da un lato il rispetto per la natura, per l’individuo come entità viva e pulsante, dall’altro l’arroganza e il delirio d’onnipotenza e l’arrivare a considerare le persone solo come strumenti, oggetti per perseguire i propri fini. Ci sono due mondi, uno perfetto e apparentemente immutabile, Il mondo degli spiriti e delle divinità, e il Pianeta terra. Ad un primo sguardo così distanti, queste due realtà si riveleranno intimamente connesse e Eres verrà mandato sulla terra per arginare il delirio umano che con arroganza ed egoismo sta distruggendo la propria casa.

Cosa si aspetta da questo lavoro?
Finora lo hanno scelto come lettura estiva una serie di scuole dislocate su tutto il territorio nazionale, mancano però le isole! Mi auguro che questo libro arrivi anche lì, in tante case e in molte altre scuole ancora sulla terra ferma.

Quali sono i progetti futuri che la vedranno coinvolto?
Nell’immediato sono occupato nella promozione de Il seme della speranza e stiamo organizzando da settembre degli incontri nelle scuole che lo hanno adottato. Per il resto ci sono dei miei lavori in giro che aspettano risposta, quindi sono in apnea!

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