Quando il leone smette di dormire, di Francesca Leone

Intervista alla scrittrice di Cuneo, Francesco Leone, che ci racconta del suo nuovo libro “Quando il leone smette di dormire”.

Gestione del Negozio - Banner

Non una semplice narrazione autobiografica, ma un frammento autentico di anima che ripercorre un viaggio intimo fatto di fragilità, cadute e, soprattutto, di straordinarie rinascite. Attraverso una scrittura frizzante, diretta e profondamente umana, Francesca Leone con Quando il leone smette di dormire ci prende per mano e ci mostra come sia possibile trasformare le fessure del dolore in canali da cui far entrare la luce. Dalle radici familiari a Cuneo fino alla riscoperta della propria indipendenza e all’approccio a un nuovo mindset, la sua storia è un invito a smettere di sopravvivere e iniziare, finalmente, a ruggire. Ne parliamo con lei per la rubrica Libri e Scrittori.

Verifica disponibilità e prezzo di “Quando il leone smette di dormire”, di Francesca Leone, su Amazon

Francesca Leone, benvenuta su “La Gazzetta dello Spettacolo”. Il titolo del tuo libro, Quando il leone smette di dormire, evoca una forte presa di coscienza. Tu scrivi che è proprio nel buio più profondo che si accende la prima scintilla. Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la vecchia te doveva lasciare il posto alla nuova versione di Francesca?
«Il momento esatto non è stato un singolo istante, ma una somma di eventi, silenzi, di lamentele ascoltate troppo a lungo e di domande che non riuscivo più a ignorare. La vecchia Francesca era una ragazza che aveva imparato a tenere insieme i pezzi, a resistere e ad andare avanti comunque. La scintilla si è accesa proprio quando ho toccato la mia fragilità più profonda, quando mi sono resa conto che il dolore non poteva essere solo qualcosa da nascondere o da superare in fretta. Doveva insegnarmi qualcosa.Credo che la nuova Francesca abbia iniziato a rinascere nel momento in cui ho smesso di lamentarmi degli eventi accaduti, ma a guardarli sotto un’altra prospettiva ed essere grata del fatto che quegli stessi eventi mi hanno resa la persona che posso essere oggi. Non sparisce il passato, non spariscono le ferite, ma cambia il modo in cui le guardi. Quando il leone smette di dormire nasce proprio da lì: da quel momento umano e imperfetto in cui comprendi che, anche dopo anni passati a sentirti lontana da te stessa, può arrivare un giorno in cui scegli di non restare più nella gabbia che ti sei costruita addosso e inizi davvero a rinascere».

Nella prima parte del libro racconti la tua infanzia a Cuneo e le tue radici. Successivamente, però, descrivi anche la fatica nel gestire il peso delle aspettative altrui e il costante timore di non essere abbastanza. In che modo sei riuscita a fare pace con il tuo passato e a trasformare quelle radici nella tua ancora di salvezza anziché in una catena?
«Fare pace con il mio passato ha significato smettere di combatterlo. È stato un percorso lento, fatto di consapevolezze arrivate un po’ alla volta e di continui aggiustamenti di rotta. Ho compreso che le mie radici non erano il problema: il problema era il modo in cui io le avevo trasformate dentro di me, facendole diventare obbligo, senso di colpa e bisogno continuo di approvazione. Guardare la mia storia con occhi diversi mi ha portata a essere grata dell’educazione, dei valori, della forza e del senso di responsabilità che ho ricevuto, ma anche delle fragilità e delle ferite che mi hanno costretta a conoscermi meglio. Le radici diventano una catena quando pensi di dover restare fedele a un’idea di te che non ti appartiene più. Diventano un’ancora quando riesci a portarle con te senza permettere loro di decidere al posto tuo. Oggi non rinnego nulla. Onorare le proprie radici non vuol dire restare fermi: significa sapere da dove vieni, mentre finalmente scegli dove vuoi andare».

Citando figure come Carl Rogers e Brené Brown, sottolinei che la vera rinascita comincia quando accettiamo le nostre fragilità e i nostri limiti. Quanto è stato difficile, per una persona che ha sempre cercato l’indipendenza e l’autosufficienza economica, imparare l’«arte di ricevere» aiuto dagli altri?
«Imparare l’“arte di ricevere” è stata una lezione importante. Imparare a ricevere aiuto ha significato abbassare le difese e ammettere che, in certi momenti, non potevo reggere tutto da sola. Non è stato immediato, perché spesso ricevere può essere molto più difficile che dare. Oggi credo che accettare aiuto non tolga valore alla propria indipendenza. Al contrario, la rende più vera e più umana. Essere indipendenti significa saper camminare con le proprie gambe senza vergognarsi, quando serve, di appoggiarsi a una mano tesa. Nel mio percorso l’ho capito anche grazie alle persone che sono rimaste: non bisogna meritarsi l’amore o il sostegno dimostrando sempre di essere forti, ma avere il coraggio di farsi vedere anche nelle proprie fragilità».

Nel libro dedichi capitoli fondamentali al cambiamento dell’impostazione mentale e all’insolito consiglio del tuo mentore di “andare a caccia di NO”. In che modo collezionare rifiuti e cambiare il tuo mindset ha trasformato non solo la tua vita professionale, ma anche la tua resilienza quotidiana?
«Andare “a caccia di no” mi ha insegnato a non vivere il rifiuto come una sentenza sul mio valore personale. Ho compreso che un “no” non è necessariamente una porta chiusa: a volte è una deviazione, un’indicazione o persino una protezione. In alcuni momenti, proprio quei “no” mi hanno portata verso soluzioni, incontri ed eventi più importanti di quelli che avrei trovato se avessi ricevuto subito un sì. Questo ha cambiato il mio modo di affrontare il lavoro, ma anche la quotidianità: mi ha aiutata a propormi con meno paura e a non bloccarmi davanti a una risposta negativa».

Oggi la tua rinascita si riflette in tre grandi obiettivi: la diffusione del tuo libro, la creazione di una community solida e la tua Oasi Felina. Cosa diresti a chi si sente intrappolato o sopraffatto dall’ansia e non riesce ancora a vedere una via d’uscita per iniziare a costruire il proprio “domani”?
«Direi a quella persona di non pretendere di risolvere tutto subito. Quando ti senti sopraffatta dall’ansia o intrappolata nel tuo presente, spesso il futuro e il cambiamento sembrano troppo grandi anche solo da immaginare. Allora il primo passo è partire da qualcosa di semplice, reale e alla tua portata. Un passo alla volta, senza giudicarti. Inizia a chiederti chi vorresti essere, poi scegli cosa fare ogni giorno per avvicinarti a quella versione di te. Solo dopo, piano piano, arriveranno anche i risultati».

Potrebbe interessarti

Compleanni Famosi

Compleanni Famosi 26 Maggio

Chi compie gli anni oggi? Tutte le star e i personaggi famosi nati il 26 Maggio raccontati in breve sulle nostre pagine.

Federica Abbate. Foto di Matteo Pavone

Federica Abbate, Superman e la rivoluzione pop

Federica Abbate lancia il nuovo singolo "Superman". Un brano pop autoironico che ridefinisce l'indipendenza emotiva e femminile.

Valentina De Giovanni

La chiave dei sentimenti, di Valentina de Giovanni

Oltre l’asfalto del perbenismo: educazione emotiva come atto di cittadinanza attiva in "La chiave dei sentimenti", di Valentina de Giovanni.

Alfa e Jovanotti per Buon Vento. Foto di Maikid

Jovanotti e Alfa spiegano le vele con “Buon Vento”

Il nuovo inno pop dell'estate arriva dalla coppia Jovanotti-Alfa. Ecco "Buon vento", un ponte tra generazioni che unisce con la musica.

Logo - Premio Mia Martini

Premio Mia Martini

Lo speciale sul Premio Mia Martini, la kermesse musicale dedicata alla scomparsa Mimì, istituito dal regista Nino Romeo nel 1995.

Laura Chiatti e Marco Bocci. Foto dal Web

Primo ciak per “L’aura”: Marco Bocci dirige Laura Chiatti

Il 29 giugno 2026 tutto pronto per il primo ciak di "L'aura": Marco Bocci dirige Laura Chiatti in Abruzzo e nella città di Pescara.

Lascia un commento