Oltre l’asfalto del perbenismo: educazione emotiva come atto di cittadinanza attiva in “La chiave dei sentimenti”, di Valentina de Giovanni.
Nel panorama letterario contemporaneo, saturo di narrazioni individualiste e spesso slegate dal tessuto sociale profondo, sorge un’opera polifonica di rara intensità e impatto pedagogico: La chiave dei sentimenti, antologia curata dall’avvocato familiarista Valentina de Giovanni (Homo Scrivens, I Edizione novembre 2025). Il volume, stampato sotto il prestigioso patrocinio dell’AMI (Avvocati Matrimonialisti Italiani – Distretto di Napoli), non si configura semplicemente come una raccolta di racconti, ma come un vero e proprio manifesto di resistenza civile ed alfabetizzazione emotiva.
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Avvocato familiarista in prima linea e autorevole rappresentante dell’AMI, Valentina de Giovanni ha da tempo orientato la sua bussola professionale e intellettuale verso il connubio tra diritto, sociale e letteratura. Già curatrice nel 2018 del fortunato testo Un giorno per la memoria , l’autrice crede fermamente nell’interdisciplinarietà e nella potenza della “cittadinanza attiva”. Con questo nuovo progetto, de Giovanni estende il raggio d’azione delle aule di tribunale per farsi mediatrice culturale e pedagogica, portando la complessità del reale direttamente tra i banchi di scuola.
La chiave dei sentimenti nasce da un luminoso percorso sinergico e laboratoriale coordinato dall’AMI che ha visto protagonisti gli esperti dell’associazione e gli studenti del Liceo Nitti di Portici. Il testo si sviluppa come un vocabolario ideale, una mappatura semantica delle passioni umane strutturata attorno a precise parole chiave (nostalgia, amore, solitudine, coraggio, amicizia, e molte altre).
Il volume fa convivere, in un dialogo fitto e paritario, le firme autorevoli e i testi donati da grandi scrittori del panorama nazionale con le composizioni e le riflessioni nate dalla penna degli studenti liceali. Ad aprire le danze è un commovente “Lessico Sentimentale” firmato da Maurizio de Giovanni focalizzato sul concetto di Nostalgia , seguito da incursioni narrative d’impatto: dalla follia dell’amore senile e della malattia mentale tratteggiata da Chiara Tortorelli , al dramma del femminicidio vissuto in prima persona dalla giovane Giulia nella struggente prosa di Giuseppina Guida , passando per il silenzio e l’incomunicabilità dell’autismo adolescenziale sviscerati da Vincenza Alfano.
La scommessa più riuscita dell’opera risiede nella sua natura ibrida e corale. Leggendo le pagine emergono squarci di vite ordinarie e straordinarie capaci di demolire ogni forma di ipocrisia borghese. Incredibilmente potente è l’analogia tra la dinamica familiare e l’urbanistica sociale espressa nel testo: “La famiglia è una radice di quelle che deformano le strade, che alzano l’asfalto”. C’è in questa immagine tutta la duplicità sviscerata dal libro. La famiglia non è più (e solo) il quadretto idilliaco della Mulino Bianco; è anche gabbia, oppressione, palcoscenico di violenze represse , ma resta – nel bene e nel male – l’humus indissolubile che decide ciò che siamo.
Da un punto di vista stilistico e concettuale, l’antologia fa egregiamente ciò che la saggistica pura spesso manca di fare: emoziona fornendo carne e sangue ai concetti giuridici e sociologici. I ragazzi non leggono fredde statistiche sulla violenza di genere o sulle disabilità; leggono la storia di Giulia, vent’anni, che muore evocando l’arpione della balena bianca di Sepúlveda mentre il suo carnefice le intima l’ennesimo “stai zitta” , o si immedesimano nel tredicenne non-verbale che gioca con gesti sincopati delle dita sulla spiaggia per difendersi dalle risate dei coetanei “perfetti”.
Ciò che colpisce maggiormente a livello personale è la fluidità con cui i testi degli studenti si innestano su quelli dei professionisti della parola. Non si avverte alcuno scarto paternalistico: il dolore e lo stupore adolescenziale mantengono una dignità letteraria cristallina. La scrittura si fa qui espressione di una memoria involontaria e di uno spazio sicuro di elaborazione affettiva.
La chiave dei sentimenti è un’operazione editoriale necessaria. In un’epoca storica dominata da “schermi e solitudini digitali”, restituire ai giovani la parola — e soprattutto la legittimazione della complessità emotiva — significa fare prevenzione sul campo. Valentina de Giovanni ha saputo coordinare un’orchestra di voci differenti con un obiettivo nobilissimo: dimostrare che la legalità non si insegna solo attraverso i codici, ma educando il cuore a riconoscere, nominare e rispettare l’altro. Un libro consigliato non solo alle scuole, ma a chiunque abbia smarrito la grammatica degli affetti.
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