Queste fragilità, di Cristiano Cuturi
Il racconto del nuovo prodotto editoriale di Cristiano Cuturi, “Queste fragilità”, in un’intervista a cuore aperto con l’autore.
Siamo in compagnia di Cristiano Cuturi, scrittore napoletano di poesia in lingua italiana, in vernacolo ed umoristiche. Il suo nuovo lavoro editoriale si chiama “Queste fragilità” e sta ricevendo molti consensi.
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo” a Cristiano Cuturi. Queste fragilità,” è il titolo del suo libro, vuol raccontarci per sommi capi la trama e quale vuole essere la morale che si può trarre da esso?
Il mio libro “Queste fragilità” è una raccolta di racconti, sette racconti che hanno come filo conduttore la fragilità umana. Io credo che “fragilità” non sia sinonimo di debolezza. E la morale che ne si può trarre è che nella vita non si debba essere “forti” o per meglio dire “non fragili” per forza, ma che nelle animi fragili si può talvolta nascondere una grande luce e le persone con questa peculiarità siano delle anime bellissime ed anche sensibili.
Quale è stata la sua più grande soddisfazione dopo averlo pubblicato?
Devo confessare che la più grande soddisfazione che ho avuto, dopo aver pubblicato il libro, l’ho ricevuta alla sua prima presentazione che si fece alcuni mesi fa alla fondazione Humaniter di Napoli, che si trova a piazza Vanvitelli. Li ci fu per me una grande manifestazione di affetto da parte dei mie amici, che assistettero quella sera alla presentazione, ma anche da parte delle persone che mi hanno affiancato, che sono in parte miei amici ed in parte facevano parte del team della mia casa editrice.
Dalla pubblicazione del suo libro, che cosa si augura?
Dalla pubblicazione del mio libro io mi auguro di essere conosciuto come autore e di arrivare a più persone possibili. Perché scrivere è una cosa che mi appassiona e che mi piace molto.
Come è iniziata la sua passione per la scrittura?
La mia passione per la scrittura è iniziata in una maniera fortuita. Frequentavo una scuola di recitazione nell’anno 2000, ad un teatro a Marano di Napoli, città dove ho abitato tanti anni della mia infanzia e giovinezza, quando una sera il maestro che dirigeva questa scuola disse di volerci fare scrivere una poesia: quella fu la mia prima poesia.
Poi lasciai quella scuola di teatro e dal 2001 ho iniziato a scrivere per conto mio prima poesie in vernacolo e poi anche in lingua italiana ed umoristiche. Nel mio armadio ho conservate tante valigette dentro le quali sono riposte tante cartelline con le mie poesie, o stampate su carta, oppure scritte a mano. Ho conservato sempre tutto, poesie e racconti.
Poi fu la volta dei racconti. Ne ho scritto ad oggi cinquantaquattro, e quello che spero è di non essere mai a corto di idee per il futuro, perché voglio sempre continuare, sia nella scrittura di poesie, sia in quella di racconti.
Ha un autore preferito?
Il mio autore preferito è Hermann Hesse, ricordo che quando lessi Siddarta mi piacque veramente molto.
A quale pubblico si rivolge “Queste fragilità”?
“Queste fragilità” credo che si possa rivolgere a tutte le fascie d’età. Ho provato a scriverlo in una maniera semplice e facilmente capibile proprio per renderlo leggibile a tutti, ragazzi ed adulti.
Tre motivi per cui bisognerebbe leggere “Queste fragilità”.
Il primo motivo per cui bisognerebbe leggere queste fragilità è perché, secondo il mio parere, il concetto di fragilità ci riguarda un po’ tutti, chi tanto e chi meno, ma in sostanza tutti di noi abbiamo una nostra fragilità insita nell’animo.
Il secondo motivo è che un altro messaggio che vuole dare il mio libro è che la felicità è una cosa possibile, non una chimera, anche per le persone che nella vita hanno una fragilità molto consistente, ciò non toglie che non possano raggiungere una felicità ed una qualità di vita, una vita bella e degna di essere vissuta a pieno, nonostante le defaillance che la fragilità stessa porta inevitabilmente con se.
Il terzo motivo è che, come è descritto nel mio libro, io credo che dal mio scritto esca fuori il concetto di humanitas, questo rendersi prossimi, questo rendersi disponibili verso l’altro, quando questi ne ha bisogno. E credo che sia un bell’esempio da seguire.
In conclusione c’è già qualche nuovo progetto che “bolle in pentola”?
Tanti sono i progetti che bollono in pentola. Io spero di pubblicare tanti altri libri, di poesie e di racconti, perché come già ho detto, ho conservate tante poesie e tanti racconti che spero che presto vedano la luce.
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz