Corrado Fortuna: incredulo e grato per il ruolo in “Fuori”
Un film che sta facendo tanto parlare di se: “Fuori” di Mario Martone. Ne parliamo con l’attore Corrado Fortuna.
Un nuovo incontro con Corrado Fortuna presente nel nuovo film di Mario Martone, “Fuori”, nei panni del marito di Goliarda Sapienza, Angelo Pellegrino. Un ruolo che ha apprezzato particolarmente tanto da regalargli buone sensazioni, da inebriarlo totalmente, fino a portarlo a Cannes, a vivere un ‘momento’ magico…
L’intervista a Corrado Fortuna
Ben ritrovato su La Gazzetta dello Spettacolo, Corrado Fortuna. Sei parte del film di Mario Martone, “Fuori”, un’esperienza che ti ha regalato tanto. Cosa dire a riguardo?
Una magia poter far parte di un film come quello di Mario! È stato un po’ come andare al luna park, vista la cura, l’attenzione per ciò che fa. Ritengo un privilegio anche la possibilità di aver potuto lavorare a stretto contatto con Valeria Golino, tra le più brave attrici che abbiamo in Italia. Sin dal primo provino abbiamo instaurato un rapporto che sa di verità, qualcosa di molto bello. Prima di essere sul set avevo già letto il romanzo, “L’arte della gioia”, e trovo sia tra i più belli di Goliarda Sapienza, motivo per cui ho un po’ rosicato per non essere stato parte della serie. Avere questo ‘riscatto’, nel film di Mario Martone, mi ha reso davvero felice. Tra l’altro, ho avuto la fortuna di conoscere Angelo Pellegrino poco prima di girare, cosa che raramente mi capita, ma nel suo caso ho davvero desiderato questo incontro. Ne ho ritrovato delle grandi affinità d’animo, oltre al fatto di essere due palermitani un po’ atipici. Ho cercato di riempirmi gli occhi il più possibile con questo ruolo, persino con l’esperienza di Cannes.
Cosa ricordi di quel giorno, della presentazione a Cannes, del momento in cui è stata evidenziata la spilletta che hai mostrato in segno di pace?
Non sono un grande amante dei red carpet, benché ne abbia fatti tantissimi. Certo è che stare su La Croisette ha rappresentato una grande emozione e mi ha portato a pensare di aver lavorato ben ventiquattro anni per poter vivere tutto ciò. Insieme a mia moglie ho comprato delle spillette della Palestina, tenute poi in tasca e lì dimenticate, per poi pensare di mostrarne una durante l’ultimo ‘passaggio’. Un gesto casuale, davvero dettato dalla dimenticanza, ma oggi sono felice di come siano andate le cose. Sento di non essere io il protagonista di quella foto ma, unicamente, la spilletta, e tale dovrà restare. Era l’occasione buona per ricordare che a Gaza c’è un più che inutile genocidio e ci sarebbe più di una parola da spendere affinché tutto possa terminare.

Un ricordo legato a questa esperienza, al set appena vissuto?
Il provino è tra i primi momenti che preferisco. Ero sul set de “Il ragazzo dai pantaloni rosa” e diventava difficile realizzarlo. Fu organizzato di sabato e Valeria era di ritorno dal set de “L’arte della gioia” ed era influenzata. Alla fine la Golino arrivò e ci ritrovammo a parlare fitto fitto sul set con lei e con lo stesso Mario. Un provino che cominciò in quel momento per Martone, e in poco mi innamorai subito di Valeria. Un altro momento che ho apprezzato è legato al set, all’attesa del ‘pronti’ di Mario e lui, nel frattempo, ci chiamò per leggere alcune pagine del romanzo… Inaspettato, bello, una vera goduria, un progetto che difficilmente dimenticherò. Per me ci sono stati pochissimi giorni di lavoro, non sono un protagonista di questa pellicola, ma ripeterei mille volte questa esperienza.
Che ricordo porterai con te dello stesso Mario Martone, del periodo vissuto insieme sul set?
Trovo che Mario sia un uomo in grado di ascoltare tutti, una persona a modo, per cui nutro grande stima, e so bene che è reciproca. A Cannes c’era mezza troupe, segno che sa farsi voler bene, fortuna non da tutti. Non da meno Ippolita Di Majo, con cui Martone ha realizzato la scrittura del film. Anche lei per tutti noi ha rappresentato una certa sicurezza da trovare non soltanto negli occhi del regista.
Recentemente ho avuto modo di intervistarti in occasione dell’uscita in sala de “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, cosa ti ha portato quel progetto, quali sensazioni hai raccolto?
Un film importante per tutti, così come lo è stato per me, per mille motivi. Un film in cui ritrovarsi, riscoprendo sentimenti, paure, così come per chi è genitore. Tutti, a loro modo, hanno saputo comunicarmi un’angoscia, una paura che questo film suscita e, allo stesso tempo, posso dirti che in tanti non sono riusciti a guardarlo. Un film che resterà nella storia, come monito perenne, benché ci sia ancora moltissimo da fare, da lavorare. Spero che le persone un domani possano riscoprirlo pensando a quanto sia stato sbagliato il mondo, con la speranza di ritrovarci in una comunità differente.
Ci sarà per te la seconda stagione di “Vanina”?
Si, assolutamente! Il mio Manfredi ci sarà, sono già sul set, felice di ritrovare tutti loro, anche perché siamo di nuovo insieme, tutti riconfermati. Al momento ho affrontato tante notti di lavoro, cosa un po’ faticosa, ma è una fatica bella e in più si svolge nella mia Sicilia.
A tuo avviso, doveva andare proprio così questo tuo percorso artistico?
Non ho rimpianti a riguardo, accetto la vita per ciò che è e, se mi guardo indietro, sono felice di tutto ciò che ho fatto, come di avere la famiglia che ho. L’ultima volta che ci siamo sentiti mi hai chiesto se manca qualcosa. No, non manca nulla! Non ho un Dio da ringraziare o da accusare per ciò che potrei non aver fatto. La vita è una continua non conferma delle aspettative e questa cosa mi porta a vivere pensando di dover fare di tutto per migliorarla senza dover avere aspettative.
Cosa anticiparci sui prossimi progetti?
Sono sul set di una nuova commedia romantica, bella e contemporanea, fatta di episodi che si intrecciano con un cast bellissimo, ad opera di Francesco Lagi. Sono felice di poterne fare parte perché Francesco è mio amico da quando abbiamo cominciato a fare questo lavoro e non vedevamo l’ora di ritrovarci insieme in un progetto.
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