Dora Moroni: Dopo l’incidente con Corrado vorrei morire

Dora Moroni: Dopo l’incidente con Corrado vorrei morire

L’ex valletta di Corrado, Dora Moroni, si racconta: dall’incidente alla nuova vita, tra dolore, fede e il desiderio di morire.

Dora Moroni, ex valletta di Corrado Mantoni e figura nota nel mondo dello spettacolo italiano, si è raccontata in una lunga intervista al Corriere della Sera, parlando della sua vita, segnata da un grave incidente stradale e da un profondo percorso di fede.

Gli inizi con Corrado
Dora Moroni ha iniziato la sua carriera come valletta di Corrado, un’esperienza che ricorda con affetto, ma anche con un pizzico di amarezza. «Per i primi tre mesi non mi ha fatto proprio parlare. Nemmeno salutare il pubblico. Era una trovata per creare curiosità intorno a me. Mi dispiaceva, ho provato a ribellarmi, lui non cambiò idea», ha raccontato.

L’incidente
La vita di Dora Moroni è cambiata drasticamente la notte del 13 luglio 1978, quando, a soli 23 anni, è rimasta coinvolta in un grave incidente stradale insieme a Corrado e alla sua segretaria Marina Donato. «Tornavamo da Civitavecchia, dopo una serata del “Rally canoro”. Corrado guidava, davanti accanto a lui c’era Marina Donato, la sua segretaria, non ancora moglie. Io dormivo sul sedile posteriore. Non me ne sono nemmeno accorta. Fui sbalzata fuori. Mi trovò Tony Binarelli, che era nella macchina dietro la nostra», ha ricordato.

L’incidente ha avuto conseguenze gravissime per Dora Moroni, che ha subito un trauma cranico e ha trascorso un lungo periodo in coma. «Mi risvegliai nel letto dell’ospedale San Giovanni, con la voce di mia madre. Non riuscivo a parlare. E non potevo nemmeno camminare, ma questo l’ho scoperto dopo. I medici le dissero che, se anche non fossi morta, non avrei mai recuperato. Che sarei rimasta un vegetale», ha raccontato.

Il risveglio e la fede
Il risveglio dal coma è stato un momento traumatico per Dora Moroni, che si è trovata a dover affrontare una nuova realtà, fatta di difficoltà e dolore. «Ce l’avevo con mia madre. Le sue preghiere, quasi ossessive, mi avevano riportato indietro. Ma io non volevo più tornare di qua. Svegliarmi fu un trauma», ha confessato.

In quel periodo difficile, Dora Moroni ha trovato conforto nella fede, che l’ha aiutata a superare i momenti più bui. «Ho capito allora che la morte non esiste. Da allora non ne ho più paura, anzi, mi piacerebbe morire», ha dichiarato.

La riabilitazione e la nuova vita
Dopo l’incidente, Dora Moroni ha affrontato un lungo percorso di riabilitazione, grazie al sostegno della madre e di un’équipe di medici e terapisti. «Mamma mi riportò a casa e si occupò della mia riabilitazione. Studiò le discipline orientali. Mi portava al mare a gattonare sulle dune di sabbia, come un neonato. Rafforza muscoli e cervello. Tutti i giorni faceva venire Alda, la logopedista. Non riuscivo a dire nemmeno “mamma” o “casa”, l’italiano è complicato da imparare. Gli esercizi erano faticosi. Mi tenevano bloccata la lingua per farmi sillabare. Le mie prime parole – “Io voglio tanto bene a tutti” – le mandarono al Tg1», ha raccontato.

Oggi, Dora Moroni ha una nuova vita, fatta di affetti, amicizie e passioni. «Ho mio figlio Alfredo, gli amici, i gatti. Anche se non mi trascuro: mi trucco e vado dal parrucchiere, ci tengo», ha detto.

Nonostante le difficoltà, Dora Moroni ha trovato la forza di andare avanti e di costruirsi una nuova felicità. La sua storia è un esempio di resilienza e di coraggio, una testimonianza di come sia possibile superare anche i momenti più difficili e trovare un senso nella vita.

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