Gabby Petito: un viaggio da sogno si trasforma in incubo

Gabby Petito: un viaggio da sogno si trasforma in incubo

La docuserie Netflix ripercorre la tragedia della giovane influencer Gabby Petito, tra indagini, violenza e domande ancora aperte.

American Murder: Gabby Petito, la docuserie che ricostruisce la tragica vicenda della giovane influencer scomparsa nel 2021 durante un viaggio attraverso gli Stati Uniti con il fidanzato Brian Laundrie, è disponibile in streaming da oggi su Netflix.

La serie, attraverso immagini inedite, filmati della bodycam della polizia e testimonianze, offre una prospettiva intima e approfondita sulla storia di Gabby Petito, una ragazza di New York che sognava di condividere la sua vita e i suoi viaggi con il mondo attraverso i social media.

Un viaggio da sogno

Gabby Petito, nata nel 1999, aveva intrapreso un viaggio attraverso gli Stati Uniti con il fidanzato, documentando ogni tappa sui social media. Le immagini e i video mostravano una coppia felice e avventurosa, intenta a vivere il suo sogno «on the road». Ma qualcosa cambiò improvvisamente: le pubblicazioni sui social si interruppero, e i messaggi inviati alla famiglia divennero sempre più strani.

L’incubo

Il 12 agosto 2021, la polizia di Moab, nello Utah, rispose a una chiamata d’emergenza in cui un testimone riferiva di aver visto un uomo colpire una donna, prima che i due ripartissero insieme a bordo di un furgone. Quando gli agenti fermarono il veicolo, si trovarono di fronte a Gabby Petito e Brian Laundrie: entrambi presentavano segni di violenza sul corpo. Petito era in lacrime e visibilmente scossa: gli agenti cercavano di ricostruire quanto accaduto, interrogando individualmente i due. Tuttavia, la polizia concluse che fosse stata lei ad aggredire il fidanzato. Nessun arresto, nessuna ulteriore indagine. Gli agenti lasciarono che la coppia proseguisse il viaggio, senza rendersi conto della tragica piega che la vicenda avrebbe preso di lì a poco.

Il primo settembre 2021, Laundrie tornò a casa dei suoi genitori in Florida, da solo. Gabby non era con lui e, soprattutto, lui si rifiutava di parlare con la polizia, indirizzandola direttamente al suo avvocato. Il comportamento evasivo di Laundrie e dei suoi genitori fece aumentare i sospetti.

Le ricerche di Gabby si intensificarono rapidamente e il 19 settembre il corpo della giovane fu trovato nel Grand Teton National Park, nel Wyoming. L’autopsia confermò che era stata strangolata. Nel frattempo, Laundrie, che nel frattempo veniva monitorato dalla polizia, scomparve, dando il via a una caccia all’uomo su scala nazionale. Il 20 ottobre, il suo corpo fu ritrovato in una riserva naturale della Florida. Accanto a lui, un taccuino, in cui l’uomo confessava l’omicidio di Gabby.

Domande ancora aperte

La storia di Gabby Petito ha riacceso i riflettori su tematiche cruciali come la violenza psicologica e fisica all’interno delle relazioni, l’influenza dei social media nella percezione della realtà e il ruolo delle autorità nel riconoscere situazioni di pericolo, i segnali di allarme nelle relazioni tossiche. E, oggi, la famiglia di Gabby continua a lottare per sensibilizzare il pubblico sulla violenza domestica, affinché altre vite possano essere salvate.

La docuserie di Netflix ripercorre tutte le tappe di questa tragica vicenda, sollevando interrogativi ancora senza risposta. «Si sarebbe potuto fare qualcosa di più per salvare Gabby?», si chiedono i genitori della ragazza. «Perché la polizia non ha indagato più a fondo su quanto accaduto a Moab?». Domande che, purtroppo, rimarranno probabilmente senza risposta.

La storia di Gabby Petito è un monito per tutti noi. Un promemoria di quanto sia importante prestare attenzione ai segnali di pericolo, non sottovalutare la violenza domestica e sostenere le vittime

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