Statuette alla Mostra del cinema di Venezia © Web
Statuette alla Mostra del cinema di Venezia © Web

L’inganno del Red Carpet: se il cinema fa da sfondo ad altri ruoli

Chi negli ultimi anni fa la passerella del Red Carpet della Mostra del Cinema di Venezia (e non solo) e che attinenza ha con la settima arte.

​Tra passerelle affollate e identità smarrite, ci si interroga se la Mostra del Cinema di Venezia debba ridefinire i confini un’ibridazione che rischia di ridimensionare il valore dell’arte cinematografica.

​Red Carpet: da tempio della Settima Arte a fiera dei prodotti

​C’è stato un tempo in cui il tappeto rosso della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia rappresentava un luogo quasi sacrale, riservato esclusivamente alla celebrazione dell’ingegno narrativo, registico e interpretativo. Sotto i riflettori del Lido sfilavano i volti che avevano segnato la storia del grande schermo: da Paul Newman ad Alain Delon da Yul Brynner, a Monica Vitti, fino a Claudia Cardinale e Brigitte Bardot. Non si trattava della semplice esibizione di un bell’abito, ma del coronamento di un percorso artistico, del carisma di interpreti e autori capaci di incarnare l’immaginario di intere generazioni. Oggi, osservando lo stesso scenario, la percezione è radicalmente mutata. Il red carpet sembra aver aperto le sue porte a un palcoscenico eterogeneo dove la promozione di aspira-polveri, cosmetici, prodotti per la cura dei capelli e fragranze di lusso trova lo stesso identico spazio — e spesso la stessa visibilità — della presentazione dei film in concorso.

​Il corto circuito professionale: il merito contro la visibilità

​La questione non è sollevare una polemica sterile o puntare il dito contro chi risponde a un invito. È comprensibile che un content creator o un volto noto del web colga l’opportunità di calcare una passerella così prestigiosa, magari accompagnato dalla propria famiglia per condividere un traguardo d’immagine. Il vero nodo risiede nella confusione dei ruoli. Far nascere una pellicola richiede anni di studio, scrittura, ricerca visiva e un impegno corale immenso: è il lavoro minuzioso dei registi, degli scenografi che creano mondi dal nulla, dei maestri compositori che firmano colonne sonore indimenticabili e degli attori che prestano il proprio corpo alle emozioni umane. Trovarsi ad affiancare, nella medesima cornice liturgica, chi fa della propria immagine o della promozione di un’aspirapolvere o di un prodotto per capelli il proprio core business genera una distorsione inevitabile. È un parallelo che non regge in nessun altro settore: sarebbe come far sfilare una delegazione di professionisti di tutt’altro ambito su un palco dedicato all’eccellenza medica o giuridica, snaturando la ragione d’essere dell’evento stesso.

​L’insegnamento di Cannes e il paradosso di Nina Dobrev

​L’esigenza non è quella di escludere, ma di distinguerne gli contesti. Grandi manifestazioni internazionali, come il Festival di Cannes o la notte degli Oscar, gestiscono da sempre una vasta gamma di sponsorizzazioni ed eventi collaterali, riservando tuttavia ad essi spazi e momenti ben definiti che non vanno a sovrapporsi alla solennità dei film in gara e dei loro protagonisti. Quando i confini si sfumano, le conseguenze diventano paradossali e persino grottesche: vedere l’arrivo sulla storica imbarcazione al Lido o i flash sul red carpet concessi con la stessa solennità a figure del web e a giganti del cinema come Francis Ford Coppola, Al Pacino, George Clooney, Johnny Depp o Pierce Brosnan crea uno straniamento profondo. A confermare questa distorsione è stato anche l’episodio che ha visto l’attrice internazionale Nina Dobrev sollecitata con insistenza dalla sicurezza a liberare rapidamente il red carpet per far scorrere la passerella successiva, scatenando le proteste di fotografi e pubblico. Quando chi fa il cinema è costretto ad accelerare il passo per fare spazio a logiche pubblicitarie, il sistema mostra una falla evidente.

​Restituire centralità all’identità del Festival

​La Mostra di Venezia possiede un valore storico e culturale che merita di essere preservato nella sua integrità. Consentire che il red carpet mantenga la sua rigorosa identità legata al cinema non significa sminuire le nuove professioni digitali, ma riconoscere a ciascun ambito la dignità del proprio contesto. Proprio come un interprete si sentirebbe fuori luogo nel giudicare un settore che non gli appartiene, così il red carpet della Settima Arte dovrebbe rimanere la casa naturale di chi il cinema lo crea, lo scrive, lo illumina e lo sostiene con la propria vita professionale. Ridare priorità alle opere, ai loro autori e alle maestranze è l’unico modo per evitare che il festival più antico del mondo si trasformi in una vetrina commerciale generica, restituendo al pubblico la magia e il rispetto che la grande cinematografia merita.

Su Angela Pensabene

Dopo studi di canto e musicali in Conservatorio, mi formo come artista di Teatro Lirico esibendomi dapprima come corista in Opere liriche e poi come solista, principalmente nel repertorio Verdiano. Nel contempo inizio l'insegnamento nelle Scuole sia Primarie che Secondarie.

Potrebbe interessarti

Social Media Conceptual visual Art critique. Foto dal Web

Quando i social si… dissociano

Più apparenza o più sostanza? Cosa vogliono i social network oggi dal corpo dei personaggi famosi? Ecco un'analisi del pensiero moderno.

Guardoni da social - Leoni da tastiera

Quando “denigrare” diventa social

Il mondo social continua a “giudicare la forma fisica: un caso da tenere d’occhio soprattutto …

Chiara Galiazzo. Foto da Facebook

Chiara Galiazzo: i social e l’esclusione dai festival

Chiara Galiazzo risponde ad una domanda sui social sulla sua presenza ai festival estivi e lei risponde: «Non faccio parte del circolino».

La cagnolina vice-brigadiere per la Repubblica Italiana. Foto di Stefano Marigliani

Rai e Repubblica Italiana, ecco l’evento trasmesso

La Rai ha trasmesso l'omaggio per la Repubblica: musica, spettacolo e testimonianze con ospiti e artisti che sono saliti sul palco.

Il post social di Francesca Michielin

Francesca Michielin e la rivolta contro i pregiudizi social

La risposta virale di Francesca Michielin e Laura Pausini accende il dibattito sui canoni estetici e il diritto al successo delle donne.

Gerry Scotti. Foto dal Web

Gerry Scotti e l’intelligenza artificiale

Gerry Scotti lancia un film interattivo diviso in 3 episodi che unisce AI e partecipazione del pubblico. I dettagli...

Lascia un commento