Luca Bonaffini e Long Digital Playing tra radici e asteroidi

E’ nata circa un anno fa, esattamente il 19 marzo 2018, a Milano la Long Digital Playing, una startup fortemente voluta dal cantautore Luca Bonaffini (autore per Pierangelo Bertoli e molti altri) che, armata di speranza e di fantasia, ha deciso di avventurarsi lungo lo stretto e insidioso percorso della musica.

Talent, Festival di Sanremo, portali. Ormai la musica appare bruciata, morta e senza possibilità di resurrezione.

Luca Bonaffini alla Long Digital Playing. Foto da Ufficio Stampa
Luca Bonaffini alla Long Digital Playing. Foto da Ufficio Stampa

La musica è tutto, dappertutto, colonna sonora di niente, fatta da pochi mondi sintetici, realizzabili in poche ore con suoni artefatti e commerciabili, grazie al web, da chiunque.Il senso dell’attesa, del gigantismo progettuale e della fatica che, un tempo, erano strumenti motivazionali fondamentali per vivere con convinzione e competizione il mestiere del creativo (imprenditore, artista, autore o altro) sono svaniti.

Panta rei. Tutto scivola, come una parete oleosa, sul nostro cervello interattivo e malato d’onnipotenza, lasciando che “la bellezza” non trovi mai spazio e soprattutto “durata”.

La musica però, secondo Luca Bonaffini, è più forte dei dispositivi e dei lettori che, per tanti motivi, non hanno retto alla sfida del tempo. Giradischi, musicassette, lettori CD. Tutto vintage. Questa è l’ipotesi, ovvero quello della sepoltura (cremazione, meglio dire) del passato – anche recente – in nome del futuro. Luca Bonaffini sostiene di no.

La musica, cita lo slogan della neonata casa editrice, uccide la morte. Un tempo, prima di fine Ottocento, era impossibile riprodurre musica, registrarla. E riascoltarla o addirittura dupli-triplicarla. Ma esisteva, da sempre, ugualmente. E se, per un qualunque motivo, sparissero tutti i flies? La musica verrebbe cancellata? No. la musica non si cancella, come la vita che si rinnova attraverso la rievocazione delle antiche emozioni proposte in modo nuovo

Ma veniamo a noi. LDP è una casa editrice musicale che si trasforma anche in etichetta (quindi casa di produzione) nel momento in cui si presentino delle opportunità progettuali. Dal quartier generale di Via privata del Gonfalone, 3 a Miliano, ecco che LDP ha realizzato, da maggio 2018 a marzo 2019, 5 produzioni. Tutti progetti. Non dischi, progetti discografici che – indipendentemente dal suo supporto (al momento solo CD) – esistono per la propria consistenza culturale, artistica, musicale. Le elenchiamo volentieri: la prima, quella che ha permesso a LDP di prendere forma, è l’album (14 brani) di Renato Bottura “Gesù il senso”.

Canzone d’autore con testi religiosi ispirati alla figura del Cristo e ai Vangeli, il genere di Bottura è melodico e popolare al tempo stesso. Scritte da lui, che nella vita è anche medico geriatra in pensione, appartengono ad un CD allegato a un libro che l’autore stesso considera una sorta di testamento spirituale. A settembre 2018 ecco l’imprenditore prendersi una piccola pausa e ritrasformarsi in artista: Luca Bonaffini esce con “Il cavaliere degli asini volanti”, grazie a un’operazione di crowdfunding concertata con Ulule.it, il suo tredicesimo album da solista con musiche di Roberto Padovan. Sette brani ispirati a un viaggio parallelo dal cosmo alla terra, compiuto attraverso i chakra. Chi l’ha sentito, lo ri-racconta con emozione e stupore. Il 2019 è l’anno però della riscossa e dell’avanzamento anche in termini numerici, oltre che di visibilità.

LDPacquisisce l’intero catalogo di Catartica SRLS (oltre 70 brani) tra i quali quelli di Flavio Oreglio (il poeta catartico di Zelig che è anche scrittore e musicista). Quest’ultimo firma un accordo triennale con LDP per il progetto “Anima Popolare” (3 album- trilogia) nel quale Oreglio ritorna alla musica e alla discografia definitivamente nella sua veste “storica” ovvero quella del cantautore. Co-protagonisti gli Staffora Bluzer, portatori sani della cosiddetta musica autoctona delle quattro province.

A fianco dell’OREGLIO PROJECT, ritorna anche Stella Bassani con un singolo. Stella, che venne già prodotta da Bonaffini nel 2013 con “I GIARDINI DI ISRAEL” (album che uscì per la CNI MUSIC) è nuovamente in gioco con un brano di musica tradizionale ebraica, con alcune frasi in lingua italiana (IL MIO POPOLO DEVO LASCIAR). Infine, a marzo, ecco anche il jazz. Arriva il GRUPPO PNP (ironicamente evocativo del GRUPPO TNT) composto da Parodi, Narbona, Padovan con sette brani di musica jazz anni ’40. “High’n’low” è il titolo emblematico. Canzone d’autore, pop, etno-age, teatro canzone e jazz. Ora toccherà alla classica? Attendiamo le prossime visioni della piccola società milanese che, però, con pochi mezzi e tanta energia, ama sognare in grande. 

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