Un nuovo ruolo per Simone Di Pasquale, un nuovo spazio all’interno di “Ballando con le Stelle”. Ne parliamo inseme sulle nostre pagine!
Incontro con Simone Di Pasquale in occasione della ventunesima edizione di “Ballando con le Stelle” che ha avuto inizio il 3 ottobre all’interno dei nuovi studi dedicati a Pippo Baudo, a Saxa Rubra. Un incontro molto piacevole con un uomo che ha costruito passo dopo passo la sua carriera e che oggi gode della stima di svariate persone, nonché dell’amore per la sua famiglia, per suo figlio…
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Simone Di Pasquale. Sabato scorso “Ballando con le Stelle” ha ripreso la sua corsa, in occasione della ventunesima stagione, e per questo ‘nuovo secolo’, come ha voluto definirlo Milly Carlucci, sei al timone della sala delle Stelle. Cosa dire su questa nuova esperienza all’interno di un programma che per te è casa?
«Sono molto più disteso e sereno rispetto all’avvenuto debutto. La prima puntata ha avuto un grande successo, è stata molto dinamica, nonostante le sue quattro ore di diretta, e sono davvero felice perché ho sentito intorno a me un’energia positiva da parte di tutti. Il mio è un piccolo ruolo di raccordo, eravamo tutti preoccupati ma, al di là della sana e fisiologica tensione, è andata bene».
Ero alla conferenza stampa lo scorso giovedì e ho potuto notare la tua emozione. A tal proposito volevo chiederti come hai accolto la notizia relativa a questo ruolo così differente da quello in cui siamo abituati a vederti?
«La settimana prima della conferenza stampa sono stato convocato per rivestire questo ruolo e, nonostante il velo di tristezza legato al dispiacere per il periodo che vive Paolo Belli, ho scelto di esserci. Questo è il nostro mestiere e la gara deve ripartire per tutti…».
Quanta affezione verso questo prodotto?
«Dire che sono legato a Ballando è davvero riduttivo! Non definisco il programma un format, perché mi sa davvero di freddo. È un programma, lo sappiamo benissimo, che guardano famiglie intere e gli sono molto affezionato. Avevo bisogno di uno stimolo, di un cambiamento, al di là del ballo. Ne parlai con Milly, sapeva bene che volevo fare altro, ed oggi sono qui, in questa veste. Un domani Paolo tornerà, le cose probabilmente cambieranno, ma al momento questa è un’opportunità per presentarmi in una veste differente. Sempre nel mio mondo, ma in altro modo. Oserei definirla una vera e propria evoluzione dentro casa mia».
Cosa ne pensi di queste nuove coppie?
«Pur avendo seguito la puntata, ci sono comunque dei ruoli da rispettare, dei cambiamenti in corsa o dei lanci successivi, quindi resta difficile essere rilassati. Posso dirti che ho avuto modo di carpire le identità differenti che caratterizzano i partecipanti, qualcosa di molto avvincente, dinamico e frizzante. La puntata ha mantenuto un certo ritmo fino a tardi, lasciando il pubblico in attesa fino all’ultimo. Questo vuol dire che una giuria che fa bene il suo compito, senza troppi fronzoli, e la storia del personaggio che prende il giusto spazio, hanno fatto il loro. Resta una chiave vincente, questo programma».
Quali consapevolezze hai raggiunto con il passare del tempo, che si parli di vita privata o lavoro?
«È una domanda generica. Di consapevolezze posso averne tante, mentre al contempo alcuni aspetti restano oscuri. Posso apparire sicuro ma non sempre lo sono del tutto. Conservo molti dubbi, dietro una certa facciata. La consapevolezza più grande, al momento, è legata alla mia famiglia, a mia moglie, che ancora chiamo ‘compagna’ perché ci siamo sposati soltanto a luglio. Loro sono il mio punto fermo, un motivo per cui poter vivere. Mio figlio mi ha portato a rinascere, a cominciare una nuova vita, qualcosa per cui viene naturale fare tutto. Sono, ad ogni modo, una persona seria, preparata a poter dare il meglio, per come posso, consapevole che il successo arriva grazie ad un lavoro di squadra».
Simone Di Pasquale, che papà è?
«Che papà sono? Sono un papà che quando fa l’inserimento con il proprio figlio piange insieme a lui. Sono un papà un po’ mammo, che si tiene perché poi c’è mia moglie che mi riprende, ma sento molto gli umori di mio figlio, i suoi cambiamenti fisiologici, e tendo a farmi tante domande su come ciò che lo circonda lo stia influenzando. Lo amo alla follia e, per come posso, al mattino preparo la mia giornata in base a ciò che dovrà fare lui, pensando anche ai pranzi, al divertimento, a tutto. È un bambino molto felice, socievole, che abbraccia tutti. Un bambino che ha viaggiato, che può fare tutto, e vorrei continuare a crescere insieme a lui per non perdermi nulla».
C’è qualcosa che non sei ancora riuscito a realizzare?
«Per fortuna sono da sempre un sognatore. Ho molti desideri, sono tanto soddisfatto del mio lavoro ma, onestamente, ora come ora, non c’è qualcosa che vorrei ottenere. Di certo vorrei continuare a sviluppare le due strade parallele al mio lavoro che sto portando avanti. Mi piacerebbe avere un altro figlio ma mia moglie, che in questo momento mi sta ascoltando e sta tossendo (ride), lo ritiene complicato. Qui siamo soli, senza nonni, e gestire un bambino non è facile. Con due sarebbe ancora più complicato».
Sei realizzato, tra famiglia e lavoro…
«Esattamente! Anche se mia moglie mi dice che nota sempre una certa ansia nel vivermi le cose. Le vivo, si, ma sono cosciente che tutto sia momentaneo, nel lavoro come in tutte le altre cose».
Parlaci di ciò che vivi al di là di “Ballando con le Stelle”?
«Ho due società, una srl con cui realizzo eventi con le aziende o privati, sviluppando dei temi a riguardo, e una società sportiva con cui realizzo, invece, eventi di danza o ballo».
Doveva andare proprio così questo percorso?
«Credo nel fatto che il karma esiste. Quando lavori per qualcosa, quel qualcosa arriva. Basta creare movimento. Senza non arriva nulla».
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