Tiziana Di Tella: amo donare qualcosa di autentico al pubblico

Tiziana Di Tella: amo donare qualcosa di autentico al pubblico

Intervista all’attrice Tiziana Di Tella, che ci racconta del suo “donarsi al pubblico” e del nuovo spettacolo in scena.

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Incontriamo Tiziana Di Tella in occasione dello spettacolo “Inventario per un corpo eretico”, in scena il 10 ottobre in occasione del festival Trame Contemporanee. Uno spettacolo che parla alle donne, un monito, un incontro di anime, come le donne presenti in scena… e tra queste c’è Tiziana, con i suoi sogni, la passione per la recitazione, i suoi impegni futuri.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Tiziana Di Tella. Un nuovo spettacolo all’attivo, “Inventario per un corpo eretico”, in scena il prossimo 10 ottobre. Quali sensazioni a riguardo, quanta gioia c’è nel sapere di poter entrare nei panni di un nuovo personaggio?
La gioia è tanta, di volta in volta! Entrare nei panni di un nuovo personaggio significa avere l’occasione di un viaggio che porta sempre con sé entusiasmo, curiosità e anche un po’ di timore, ma è proprio questo il bello. Nel caso di questo nuovo spettacolo, provo qualcosa di ancora più grande perché è nato da noi, dalle nostre esperienze personali e dalla visione che abbiamo del mondo. È una parte che in qualche modo ci appartiene già. Un’intensa emozione, perché recitare diventa più che mai un atto di verità, uno specchio in cui riconoscersi e, allo stesso tempo, donare qualcosa di autentico al pubblico.

Cosa possiamo aspettarci da questa piece?
Da questa pièce possiamo aspettarci un’esperienza che cerca di coinvolgere anche il pubblico in un rito collettivo. È una scrittura che mescola intimità e distopia, fragilità e forza, per raccontare il corpo femminile come luogo di passaggio, di ferita e di resistenza. Lo spettatore entra in una notte sospesa tra pigiama party e sabba, dove il gioco diventa processo e la leggerezza si trasforma in ribellione. Ci si può aspettare di essere provocati, messi a disagio, ma anche trascinati in una ricerca di nuove forme di rivoluzione e di conoscenza. È uno spettacolo che parla a chiunque si senta intrappolato in un ordine che soffoca e che cerca strumenti per immaginare un mondo diverso.

Quanta emozione c’è, di volta in volta, nel calcare le tavole del palcoscenico, nel ritrovare dinanzi a sé un pubblico pronto, se vogliamo, anche a giudicare?
L’emozione è sempre tantissima e il palcoscenico non diventa mai abitudine: senti sempre il battito che accelera, l’attesa dietro le quinte che mescola paura e desiderio. Andiamo in scena per il pubblico e proprio per questo sentiamo la responsabilità e l’ansia di ciò che possa arrivare, di come le nostre parole, i nostri corpi e la nostra energia possano risuonare dentro chi ci guarda. Accanto a questa tensione c’è anche una gioia profonda perché il teatro è incontro, è uno spazio potente in cui ci si espone al giudizio e, soprattutto, alla possibilità di creare un dialogo vero, irripetibile.

Quali sensazioni ti legano alla recitazione, quali sogni vorresti ancora poter realizzare?
Recitare per me significa avere la possibilità di esplorare mondi e profondità interiori, di esprimere chi sono al cento per cento e, al tempo stesso, di conoscermi meglio attraverso i personaggi che interpreto. Ogni volta è un attraversamento: lascio che la scena mi trasformi e dono una parte di me, ricevendo in cambio un’energia enorme dal teatro e dal pubblico. È un dialogo continuo che non smette mai di sorprendermi. Sono ancora ‘giovane’, i sogni sono tanti in questo ambiente, e so che ho ancora molto da fare e da imparare. Vorrei continuare a esplorare le infinite possibilità del corpo scenico, mettermi alla prova con diversi linguaggi e generi teatrali, incontrare nuovi registi e compagni di viaggio. Ogni progetto è un mattoncino in più e spero di continuare ad avere la possibilità di coltivarli tutti, i miei sogni.

Quali consapevolezze hai raggiunto con il passare del tempo?
Poche, in realtà. Probabilmente perché la consapevolezza è un percorso lento, che arriva a piccoli passi. Non so che punto possa raggiungere. Di certo, posso dirti che la certezza che ho acquisito in questi anni, in cui ho fatto cose anche fuori dall’ambito artistico, l’università è tra queste, esprime la mia volontà di continuare a perseguire questo mestiere. È ciò che mi rende felice, che mi tiene viva e che non mi stanca mai. Qualcosa che rinnova la mia curiosità e voglia di mettermi in gioco. L’unica consapevolezza è proprio relativa a questo, all’aver scelto una strada che, pur con tutte le sue difficoltà, sento profondamente mia.

Anticipazioni legate al tuo futuro artistico?
In questo momento sto lavorando allo spettacolo “Inventario per un corpo eretico”, insieme alle mie compagne: Viviana Barboni, Camilla Benzi e Alice Casalesi, con la regia e drammaturgia di Martina Badiluzzi e le musiche originali di Roberta Russo, in arte Kyoto. È un progetto che ci sta dando moltissimo e che ci ha fatto nascere il desiderio di fondare un’associazione, per continuare a costruire insieme e dare continuità al nostro lavoro collettivo. In primavera, invece, sarò impegnata in un nuovo progetto teatrale con un’altra splendida compagnia, diretto da Carlo Oldani, accanto a Matteo Cirillo, Igor Petrotto e Noemi Bordi. Parallelamente, con la mia agente Paola Imbrodo, dell’agenzia Link Art, stiamo cercando di delineare al meglio anche un percorso nell’ambito dell’audiovisivo, un mondo che mi affascina profondamente e che spero di poter esplorare sempre più.

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