Caterina Petrarulo: alla scoperta di un mestiere che amo
Intervista all’attrice Caterina Petrarulo, in scena con lo spettacolo dal titolo “Inventario per un corpo eretico”.
Caterina Petrarulo, protagonista dello spettacolo in scena il prossimo 10 ottobre, “Inventario per un corpo eretico”. Una pièce che ci regalerà tanto, così come ha regalato tanto alle sue protagoniste…
Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Caterina Petrarulo. Ben presto potremo applaudirti ne “Inventario per un corpo eretico”, in scena durante il Festival Trame Contemporanee. Quali sensazioni sono legate a questo nuovo progetto, al dover entrare nei panni di un nuovo personaggio?
Devo dire che in questa occasione l’emozione è più forte del solito, ancora più sfaccettata. Non c’è soltanto la pura gioia di tornare in scena, ma anche l’eccitazione di farlo con un équipe tutta al femminile, con delle artiste e compagne meravigliose. La nostra regista e drammaturga Martina Badiluzzi, la musicista e performer Kyoto, comprese. “Inventario per un corpo eretico” non è un progetto come un altro, lo abbiamo visto generarsi, crescere, modificarsi mille volte nelle nostre mani, e adesso è qui!! Pronto ad essere raccontato a voi. Non vediamo l’ora.
Dunque, cosa possiamo aspettarci da questa pièce?
Tutto quello che si può generare dalla volontà di cinque donne di fare accadere qualcosa, di raccontare una storia. Di fronte ad un ordine simbolico e politico che ha escluso per secoli, e sistematicamente continua a farlo, la voce e il sapere femminile, a cosa appellarsi? Queste cinque giovani donne fanno un tentativo decidendo di ricorrere alla stregoneria come strumento di disarticolazione del mondo, come contro-narrazione, come forma altra di conoscenza.
Quanta emozione c’è, di volta in volta, nel calcare le tavole del palcoscenico, nel ritrovare il pubblico e, se vogliamo, il suo giudizio?
Se devo essere sincera, al momento, l’emozione principale è proprio legata alla curiosità. Non portiamo in scena né verità né soluzioni, “Inventario per un corpo eretico” è un atto di sabotaggio giocoso e rabbioso, se poi dal nostro “pigiama party” esce davvero una ‘rivoluzione’, almeno ci siamo divertite a provarci. Speriamo che il pubblico giochi con noi, ma anche no, ecco.
Quali sensazioni ti legano alla recitazione e quali sogni ti restano da realizzare?
Le sensazioni sono molteplici! È l’unica dimensione in cui il gioco continua ad essere uno strumento di ricerca e di scoperta, come per i bambini. È molto prezioso questo. I sogni sono tanti e diversi. Su tutto mi auguro di riuscire a continuare a perseguire questa voglia di scoperta, trovando una poetica che mi appartenga e con cui indagare il mondo, tramite il teatro.
Quali maggiori consapevolezze hai raggiunto con il passare del tempo?
La consapevolezza più grande è nel continuare a voler fare questo mestiere, poi un modo si trova sempre. Nell’ultima produzione teatrale della Luna nel Pozzo, “Dreamborn”, ad un certo punto si dice “take It easy, but take It”. Questa frase cerco di assorbirla sempre più, quotidianamente.
Anticipazioni legate al tuo futuro artistico?
Adesso il focus è sullo spettacolo “Inventario per un corpo eretico”, insieme alle mie compagne Viviana Barboni, Camilla Benzi, Alice Casales e Tiziana Di Tella, con la regia e drammaturgia di Martina Badiluzzi e musiche originali live di Roberta Russo, in arte Kyoto. L’intenzione è quella di farlo girare il più possibile. Abbiamo appena creato il collettivo Noctua, sarebbe molto bello riuscire a fare altri spettacoli con loro. Dal 2026 sarò in scena a Bari al Teatro Studio con la Compagnia Diaghilev, in due spettacoli con la regia di Paolo Panaro: “Non si sa come” di Luigi Pirandello e “La professione della signora Warren” di George Bernard Shaw, poi chissà…
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