Ritroviamo oggi l’attrice Grazia Schiavo in occasione della nuova serie Rai, “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”.
È la serie Rai “Roberta Valente – Notaio in Sorrento” a darci la possibilità di scambiare nuovamente quattro chiacchiere con l’attrice Grazia Schiavo. Un set particolare, quello vissuto, che le ha regalato la possibilità di ritrovare una terra amata, Sorrento, così come amata è la recitazione…
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Grazia Schiavo. Potremmo ritrovarti su Rai 1 ne “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”, regia di Vincenzo Pirozzi. Cosa dire su questo set, sull’esperienza vissuta?
«Questo set mi ha regalato l’emozione di essere a Sorrento, un luogo amato sin dall’infanzia grazie a mio papà, alle sue origini. Un posto che rivivo con piacere anche in occasione delle giornate professionali di cinema. Mi rimane, del periodo di lavorazione della serie, questa sensazione di immenso mare restituita dalla vista che si godeva dal terrazzo dove si trovava il barraCuba, il posto in cui la mia Rosalba lavora insieme a suo marito».
Cosa dire sul tuo personaggio, su Rosalba?
«Interpreto una donna all’antica che, a suo modo, somiglia a tutte quelle donne che investono in una relazione con sentimento e fiducia incondizionata. Una donna che si trascura, forse, perché nel suo profondo sa più di quello che non riesce ad ammettere ma non vi svelerò altro per non togliervi la possibilità di scoprire da soli cosa accadrà…».
Cosa dire del cast, dei tuoi compagni di avventura?
«Sono stata felice di lavorare con dei giovani professionisti, a partire da Maria Vera Ratti che impersona la nostra Roberta Valente, la notaia, e lo stesso vale per Flavia Gatti, nei panni di Leda, da cui Rosalba avrà modo di attingere informazioni per risolvere la sua situazione».
Un notaio giovane, quello che vedremo nella serie dalla prossima domenica?
«Nella mia memoria ci sono i notai per lo più anziani, come un amico di mio padre, di Agropoli, ma ce ne sono anche di giovani. La serie ci porterà proprio a sfatare miti e idee legati a questa figura ancora avvolta nelle carte polverose. Nella serie sono trattate storie non prive di colpi di scena con momenti molto divertenti e anche drammatici, qualcosa di fiabesco, come può essere la vita e come solo certi luoghi sanno suggerire».
Quali maggiori consapevolezze ti ha regalato questo percorso?
«Ritengo un privilegio la possibilità di poter fare questo mestiere. La consapevolezza, alcune volte, consiste proprio nel fare i conti con la realtà, con ciò che viviamo e siamo. In maniera approfondita, posso dirti che, grazie a questo lavoro, ho cominciato a studiare psicologia, insegnando anche ai ragazzi, rendendomi conto di quanto sia importante regalare tempo agli adolescenti, con qualche strumento di protezione in più nei loro confronti, motivo per cui sono diventata counselor».
Diversamente, cosa è mancato a questo percorso?
«C’è sempre qualcosa che manca e che fa da leva per poterci migliorare. Sono sempre stata una persona piena di entusiasmo, di speranza ma, a volte, dobbiamo poter costruire noi il nostro percorso, partendo proprio da quello che manca, e fare del nostro meglio laddove l’opportunitá non viene favorita dall’esterno. Come? Con la disponibilità a rischiare, con creatività, e una dose di sana follia.. Cosa raccontare? Tutto! Questo perché l’arte è anche missione: far ridere, conoscere, risvegliare, trattando temi importanti, anche con una certa dose di leggerezza».
Chi è oggi Grazia e quali sogni restano da realizzare?
«Grazia è una donna dotata di una grande immaginazione, sempre scalpitante, con la propria bambina interiore sempre lì presente e che chiede di partecipare al gioco. Si, perché questo lavoro trae ispirazione dalla vita, un’avventura esaltante a tratti molto difficile, dolorosa, e per questo maestra di ogni crescita e di ogni consapevolezza. Non tutto, nella mia vita lavorativa, è ancora ‘integrato’, ma sono fiera della continua evoluzione che vivo, della conoscenza del mio essere, così come della possibilità di poter condividere le mie scoperte con chi ho più vicino».
Quale sogno vorrei realizzare?
«Vorrei poter creare un gruppo di lavoro. Un gruppo che sia per molti ‘facilitatore’. Tutto e’ sempre legato all’arte ma, prima di parlarne, preferirei dargli forma e continuare a creare, disegnare, coltivare personaggi e storie, possibilitá».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

