Incontro con Anna Favella, tra i protagonisti di “Una nuova vita”, in onda con una seconda puntata proprio questa sera, su Canale 5.
“Una nuova vita”, la nuova serie Mediaset ad opera del regista Fabrizio Costa, ci ha regalato la possibilità di incontrare Anna Favella, tra i protagonisti del progetto. Un’attrice poliedrica, Anna, apprezzata sin dai tempi di “Cento Vetrine”, per poi ritrovarla in tanti progetti televisivi, degni di nota, con ruoli sempre diversi da impersonare, sempre dai tratti forti, da poter ricordare. Una donna sicura del percorso intrapreso, certa di vivere un mestiere che, mai come in questo periodo, può regalare storie forti e belle, accantonando ogni ‘tristezza’.
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Anna Favella. Dal 28 gennaio si è presentata la possibilità di ritrovarti in prima visione ne “Una nuova vita”, la fiction Mediaset ad opera del regista Fabrizio Costa. Quali sensazioni su questo progetto, sul giallo che si è presentato dinanzi ai nostri occhi?
«Le sensazioni sono molto belle, anche per via del fatto che la lavorazione è durata tanto e il cast è stato corale, immenso, davvero importante. Fabrizio Costa è stato bravissimo nel tenerci uniti e nel far venire fuori ogni sfumatura di ogni singolo personaggio, senza accantonarne la luce. Questo perché ogni personaggio, alla fine, costituisce un mondo e ancor più nel momento in cui si va a raccontare un thriller, caratterizzato da dettagli che possono andare a costituire la trama, un minimo indizio, un racconto di chi sei e di chi non sei. Per quanto mi riguarda è stata un’esperienza molto interessante dal punto di vista recitativo e umano. Il mio personaggio mi ha divertito tanto, permettendomi di esplorare il lato umano che la caratterizza, le fragilità di questa donna, le sue scelte non troppo convenzionali anche nei confronti di Matteo, nell’accanimento che ha per lui, specie dopo il lutto vissuto che ha colpito il fratello. Ho compreso, ad ogni modo, la scelta di Barbara, l’umanità che vive in lei, la protezione verso questo ragazzo, Matteo, come il suo non essere, almeno inizialmente, pronta. Motivo per cui, la presenza della Valle rappresenta per lei un vero ostacolo, un rimettere in discussione ciò che a fatica aveva costruito. Puntata dopo puntata si avrà modo di scoprire qualcosa in più…».
Cosa ha rappresentato la possibilità di poter vivere per alcuni mesi distante da casa, in un contesto isolato ma ricco di colleghi con cui poter condividere questa particolare esperienza?
«Dal punto di vista personale, come detto poc’anzi, l’esperienza è stata bellissima, proprio perché, essendo in tanti, c’è stato modo di viversi, di viaggiare insieme, di condividere dei luoghi, un vero e proprio ‘trasloco di vite’, anche con gli attori con cui si è condiviso poco il set. Ancora oggi abbiamo una chat di gruppo attiva in cui poterci divertire, organizzare cene, commentare e fare il tifo. Un’esperienza davvero totalizzante!».

A vostro modo un vero e proprio vivere come in famiglia…
«Esattamente! Tant’è che, non so se i miei colleghi te ne hanno parlato, a San Martino di Castrozza, il luogo in cui abbiamo girato le parti legate alla montagna, eravamo gli unici presenti, in quel periodo, tanto da essere più che coccolati dai collaboratori dell’albergo, creando delle forti amicizie con molti di loro».
Da ragazza sei, invece, approdata in quel di San Giusto Canavese per l’occasione legata a “Cento Vetrine”. Che ricordo porti con te di quel periodo, del tuo personaggio?
«L’esperienza di “Cento Vetrine” è stata caratterizzata da un periodo molto bello e intenso. Le puntate da girare erano tante, si trattava di un daily con ritmi molto serrati e, quindi, con dei periodi di riprese abbastanza lunghi che, a loro modo, hanno rappresentato una grande palestra, in tutti i sensi. Era la prima volta che mi confrontavo con un prodotto del genere, con una ‘pretesa di prestazione’, passami il termine, in cui non era possibile permettersi l’errore. Chiunque l’abbia vissuta, difatti, può confermare che ottima palestra sia stata, senza rendersi nemmeno conto di quanto lo fosse, in quel periodo. Non meno importante, il rapporto con il pubblico, che prima di allora avevo vissuto soltanto durante le esperienze teatrali. Durante la serie, invece, il girare a blocchi ci portava ad essere ‘subito’ in onda, motivo per cui il feedback del pubblico scattava nel mentre in cui giravamo, consentendoci anche di aggiustare il tiro. Un affetto che, devo dire, sento ancora oggi».
Quanto sei cambiata da quelli che sono stati i tuoi inizi e quali consapevolezze hai raggiunto con il passare del tempo grazie a questo mestiere?
«Sono cambiata, e tanto! Inevitabilmente questo mestiere ti porta a farlo, così come l’esperienza, gli approfondimenti che di volta in volta ci sono da fare, anche grazie al fatto che non esistono limiti d’età. Rivedere dei brevi passaggi video dei prodotti di alcuni anni fa mi portano a ricordare quei momenti con tenerezza. Perché si, come dicevo, sono cambiata tanto, spero in meglio (ride), anche grazie a delle nuove consapevolezze che ho e anche a dei nuovi strumenti. Credo sia fondamentale continuare a cambiare, a crescere, adattandosi ai tempi che viviamo».
Credi manchi qualcosa al tuo percorso di vita e professionale?
«Mi auguro, più che altro, di poter continuare a lavorare, sia in Italia che all’estero, come è accaduto qualche anno fa, ampliando il mercato tra Spagna, America Latina, Germania e non solo. Vorrei sviluppare entrambe i ‘discorsi’, perché mi arricchiscono, mi rendono felice e stimolano il mio percorso. Un percorso che mi porta a confrontarmi con altri modi di lavorare e con diverse culture. Non ultimo, mi piacerebbe approfondire la parte legata al cinema, qui in Italia, con dei film d’autore o comunque introspettivi, qualcosa che amo particolarmente».
In ultima battuta, cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Posso dirti che sono sul set di una nuova serie Rai, in questo periodo. A breve potrò darvi maggiori informazioni, a riguardo. In uscita ci sono anche altri progetti, altre serie, situazioni in reale fermento. Lavoriamo per raccontare storie, nulla di più bello, al di là del periodo storico poco felice che viviamo».
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