Lina Sastri, tra i protagonisti di “Colpa dei sensi”, ci racconta il suo personaggio e la sua anima artistica che tutti conoscono.
Incontriamo nuovamente Lina Sastri per l’occasione legata alla messa in onda di “Colpa dei sensi”, la miniserie coprodotta da RTI – Compagnia Leone Cinematografica. Una donna pronta a sognare, a vivere molte altre esperienze, senza mai dimenticare di essere un’attrice di spessore che tanto regala al nostro teatro e intero vissuto artistico…
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Lina Sastri. Da questa sera potremo ritrovarla in “Colpa dei sensi”, una nuova fiction Mediaset realizzata da Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Quali sensazioni a riguardo?
«Sono stata felice di ritrovare Simona Izzo e Ricky Tognazzi, due carissimi amici con cui ho avuto modo di realizzare, qualche tempo fa, “Piccoli equivoci”, al cinema, “La vita promessa” e tanto altro».
Un’esperienza che si rinnova, dunque, e con piacere. Cosa dire, invece, sui suoi compagni di set, a partire da Gabriel Garko e Anna Safroncik?
«Conoscevo già Gabriel ma non Anna Safroncik. La storia è davvero interessante, appassionata, caratterizzata da tanto sangue e amore. Un giallo davvero particolare. Al mio fianco, per l’occasione, anche la figlia di Banfi, Rosanna, molto brava nei panni della mia governante. La mia è, però, una semplice partecipazione ma sono stata felice di esserne parte nei panni di una donna non del tutto positiva, innamorata di suo figlio, ex migliore amico del protagonista, interpretato proprio da Garko. Il ritorno di quest’ultimo creerà non poco scompiglio, motivo per cui preferisco non svelare altro di questa torbida storia…».

Una donna forte, la sua Lidia…
«Forte, certo, ma non felice e non del tutto in pace con sé stessa».
Artista a tuttotondo, legatissima all’amato teatro, cosa le ha regalato ad oggi questo suo percorso artistico?
«È lungo dire cosa mi ha regalato questo percorso, visto il suo essere ‘pieno’ di cose vissute (ride). Mi ha portato di certo tanto la mia città, Napoli, che mi ha regalato, su tutto, la mia lingua, i primi successi nel cinema, il teatro con Eduardo e, in seguito, mi ha avvicinato alla musica, che coltivo tutt’ora. Sto facendo, proprio adesso, “Voce ‘e notte” nei teatri italiani. Un raccontare Napoli con poesia, musica e parole, dopo aver inaugurato vent’anni fa questo mio teatro-canzone di ispirazione a tantissimi altri. Napoli è la mia patria, la verità più vicina al mio cuore, senza alcuna sovrastruttura. Mi ha regalato la compagnia, la conoscenza di me stessa, nel bene e nel male. Tutto quello che ho mi è stato regalato da questo mio percorso».
Delle maggiori consapevolezze…
«Quelle vengono, ad ogni modo, comunque con gli anni ma, al di là di tutto, non mi appartengono, nonostante il tempo. Non sono donna da consapevolezze. Sono donna di sentimento, di sensibilità, non di sapere».
È parte di un teatro che per noi è ormai storia…
«Oggi si! (Ride) Il “Natale in casa Cupiello” famoso di Eduardo quando ero una ragazzina eppure, già allora, mi truccavano da donna. Un destino che, in qualche modo, mi ha perseguitata tutto il tempo nel dover interpretare sempre personaggi più grandi di me».

Quanto c’è in lei, ancora oggi, di quella ragazza che muoveva i primi passi nello spettacolo?
«Tutto, tutto! Già allora quella ragazza era una ragazza ferita. C’è tutto!».
Crede sia mancato qualcosa al suo percorso di vita?
«Si! Sono mancati i figli, l’amore e la famiglia. L’ho vissuto l’amore, naturalmente, e di grandissimi ma, nella vita, ancora oggi, rappresentano il mio orizzonte non raggiunto».
Tornando alle tavole del palcoscenico, cosa le regalano, ancora oggi, quali emozioni?
«La paura c’è sempre ed è di volta in volta più grande. Più cresci, più invecchi, e più ne hai. Più sei fragile, inesperto, e meno ti ‘tocca’. Da ragazzo si sanno meno cose e si ha più sicurezza. Di fianco a tutto questo, quando entri in scena, c’è, a suo modo, la libertà, qualcosa di meraviglioso che nella vita realmente non c’è».
Quanto è cambiato, a suo avviso, il modo di porsi sul palcoscenico, lo studio che c’è dietro ogni nuovo spettacolo?
«Per me non è cambiato nulla! L’approccio è sempre lo stesso. È uno studio fatto, più che altro, di sensazioni, di interiorità, più che di memoria. Rimane più fisico, diretto».
Se le fosse concesso di rivivere un periodo particolare dei suoi trascorsi artistici, a cosa si rifarebbe?
«Rivivrei volentieri “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, con il grande Giuseppe Patroni Griffi. Un maestro che non c’è più, lui come tante altre figure di spicco. Interpretai, all’epoca, una figliastra molto bella, particolare. Ricordo con piacere anche il film di Carlo Lizzani, “Celluloide”, in cui interpretai la Magnani ma ero troppo giovane. Sono certa che oggi affronterei il tutto in maniera diversa. Non rifarei altro, anche perché sono dell’idea che le cose sono arrivate quando dovevano arrivare e altre ne arriveranno quando sarà il tempo».
Quali suggerimenti, se possibile, vorrebbe poter trasmettere?
«Non credo di essere in grado di insegnare qualcosa. Posso solo consigliare di avere coraggio. Il coraggio di seguire se stessi, senza arrendersi a ciò che gli altri vogliono da noi. Sempre se si ha la fortuna di sapere ciò che si vuole».
Cosa sogna ancora oggi?
«Sogno di sognare!
In ultima battuta, cosa può anticiparci sul suo futuro artistico?
«Tantissime cose! Un musical, un’altra regia al cinema dopo “La casa di Ninetta”, un corto non ancora uscito, “La mancanza”, e un ritorno alla prosa classica, dopo tempo che non me ne occupavo».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz


