Andrea Vasumi con Paolo Cevoli per CialtroNight
Andrea Vasumi con Paolo Cevoli per CialtroNight

CialtroNight, ritrovo dei comici romagnoli

Torna l’appuntamento con CialtroNight

Il 15 febbraio al Teatro Piccolo di Forlì, appuntamento mensile con CialtroNight, la notte del Cialtrone, lo spettacolo di Cabaret scritto e ideato dal comico forlivese Andrea Vasumi insieme all’architetto Umberto Lizza.

Andrea Vasumi con Paolo Cevoli per CialtroNight
Andrea Vasumi con Paolo Cevoli per CialtroNight

Col suo Cialtronight Andrea Vasumi non propone uno dei tanti One Man Show ma un Cabaret corale, capace di coinvolgere sul palco molti comici emergenti, soprattutto della scena emiliana e romagnola, arrivando ad ospitare ogni sera anche famosi cabarettisti a livello nazionale.

Efficace monologhista, con trascorsi a Zelig e nei programmi comici di molte televisioni private tra cui MTV, Andrea Vasumi è uno dei più prolifici battutisti italiani, tanto da tenere sul sito Checabaret.it la rubrica “L’Ironista” per commentare ironicamente le notizie del momento.

Cos’è per Andrea Vasumi il Cabaret?

È un’arte che ti permette di esprimerti mettendoti a nudo di fronte ad un pubblico. Per me è amore, voglia di vivere, di misurarmi e di mettermi alla prova ogni volta che faccio uno spettacolo. Ultimamente è anche un modo per non pagare psicologi e psicoterapeuti, visto che ho il privilegio di avere un palco dove potermi sfogare.

Una scena di CialtroNight
Una scena di CialtroNight

Come ti sei avvicinato al mondo del Cabaret?

Almeno all’inizio attraverso nessun corso né laboratorio. Mi piaceva raccontare barzellette, storie, fare imitazioni e, durante un’estate in riviera romagnola, mi cimentai in una serata tipo Stasera mi butto! nel campeggio che frequentavo da anni. Proposi uno sketch di Carlo Verdone, quello della Telefonata notturna (se non la conoscete, guardatela! È irresistibile!), la gente si divertì e io fui fulminato da quelle risate (e dal fatto che, almeno per quella sera ebbi subito successo con le donne, noi romagnoli ci teniamo…)

Chi sono stati i tuoi primi punti di riferimento artistici?

All’inizio sicuramente Carlo Verdone per quel che riguardava le imitazioni. Poi mi “innamorai” di Paolo Rossi visto in Chiamatemi Kowalski e poi in Su la testa. Fondamentale per quel che riguardava i testi e le battute: Woody Allen. Ma poi ho una passione smodata per la fisicità di John Belushi.

Quando hai iniziato a cimentarti nei primi numeri di cabaret?

Iniziai a fare qualche concorso… il primo in assoluto fu ad Imola, al caffè di Cuore… arrivai in finale portando un mio pezzo sui cartoni animati.

Ricordi il tuo primo spettacolo davanti ad un pubblico pagante?

Certo! Durante una rassegna teatrale, nel 1994, presentai uno spettacolo scritto da me e da un amico che si intitolava Zapping! Lo scemo del villaggio globale. Bella emozione, bella serata ma anche con dei dubbi…del tipo ‘Ma se non dovesse piacere, ci chiedono i soldi indietro?’

Quale è la battuta di cabaret che ritieni più divertente in assoluto?

Spero quella che devo ancora sentire! Difficile sceglierne una, come si fa? Ma se proprio devo, ne cito una di Woody Allen, tra le tante: “Si vive solo una volta. E qualcuno nemmeno quella!”

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