Giancarlo Sammartano

Giancarlo Sammartano: le novità del Teatro di Villa Lazzaroni

Intervista al direttore artistico del Teatro di Villa Lazzaroni, Giancarlo Sammartano, per parlarci di due nuove rassegne.

Un incontro che ci riporta a Giancarlo Sammartano, quello di oggi, per parlare del Teatro di Villa Lazzaroni e di due rassegne, in particolare, “Quando anche il lavoro è guerra” e “Eredità d’artista e teatro a venire”. Lasciamo la parola al direttore artistico, a questa nostra intervista…

Ben ritrovato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Giancarlo Sammartano. Il Teatro di Villa Lazzaroni avrà il piacere di presentare due rassegne da te coordinate, in quanto direttore artistico, “Quando anche il lavoro è guerra”, vivibile dal 14 settembre al 3 dicembre, e “Eredità d’artista e teatro a venire”, disponibile dal 27 settembre fino al 17 dicembre. Cosa dire sul modo e il motivo per cui entrambe hanno preso forma?
«Sono due manifestazioni, ad ingresso libero, che integrano l’offerta degli spettacoli serali, nella prospettiva di un teatro come spazio aperto di scena, cultura e approfondimento. Entrambe salutarimente sostenute dal Ministero della Cultura e da Zetema/Comune di Roma. Conversazioni di scena, proiezioni, reading e agili allestimenti teatrali. “Quando anche il lavoro è guerra” affronta il rapporto, sempre più spesso drammatico, tra uomo e lavoro. Testimonianze letterarie, teatrali, poetiche, cinematografiche, da Brecht a Malaparte, Petri e Chaplin. Un laboratorio teatrale sul “tempo e sul denaro”, uno spettacolo di Ulderico Pesce sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati nei campi del sud Italia. Questo per ricordare come, ancora oggi, dietro il lavoro ci sia sfruttamento e ingiustizia e di come dietro il denaro si mostri il fantasma della guerra. “Eredita’ d’artista. Il Teatro a venire” vuole, invece, ricostruire e raccontare la figura e l’opera della grande attrice di metà ‘800 Adelaide Ristori. Un’attrice che esporterà il teatro italiano con la sua eccellenza attoriale e le istanze risorgimentali in tutto il mondo. Sarà ricordata la sua influenza sul teatro di fine secolo Duse, Salvini, Rossi, fino alla nascita della regia del primo ‘900. Una continuità di tradizione che muta e che può raccontare molto anche del nostro presente».

All’interno di queste rassegne, sussistono vari laboratori, spettacoli e quanto altro. Cosa dire a tal proposito affinché il pubblico possa accorrere numeroso?
«I tanti e diversi temi di queste iniziative hanno già riscosso in passato curiosità e partecipazione. Il tono colloquiale, non accademico delle manifestazioni, incoraggiano il pubblico ad un singolare coinvolgimento, ponendo domande e dibattendo con relatori, attori, registi. Anche per queste due nuove rassegne siamo certi che la partecipazione non mancherà. Certo, dispiace dover registrare una scarsa presenza di giovani, ma questo attiene ad una più vasta problematica circa il rapporto tra giovani generazioni e iniziative culturali considerate superate dalla velocità sbrigativa e superficiale dei social».

Quanto credi sia difficile, oggi, portare avanti con l’entusiasmo di sempre uno spettacolo, una rassegna teatrale?
«Parlare di entusiasmo sarebbe forse eccessivo. Viviamo la tensione di un momento sociale attraversato da contraddizioni, pulsioni distruttive, uno scenario di guerre che in un mondo globalizzato fatalmente ci riguardano. Il teatro, e più in generale l’arte, la cultura, devono cercare altri spazi, altre vie per continuare ad esserci. Comunque l’impegno resta testardamente quello del primo giorno, nella consapevolezza che ci sarà sempre anche un solo spettatore per un teatro che non sia solo futile intrattenimento».

Quali evoluzioni meriterebbe il teatro?
«L’evoluzione che ci metterebbe al riparo dalle tante quotidiane difficoltà di gestione sarebbe anche un piccolo sostegno economico da parte di Comune e Regione. Purtroppo un teatro che non sia di puro intrattenimento, con attori di risonanza mediatica, sarà sempre in perdita. Noi svolgiamo un’attività di interesse pubblico fuori da ogni logica commerciale. Aspettiamo. Con molta pazienza e poca fiducia».

Cosa possiamo aspettarci dal futuro del Teatro di Villa Lazzaroni?
«Il futuro di Villa Lazzaroni è, letteralmente, nelle mani del pubblico, delle persone come noi. Quando le mani di quelle persone cominceranno a spegnere telecomandi, TV e telefonini, stufe della banalità e volgarità del gossip sui vip, della cucina, degli insulsi e dilettanteschi sceneggiati, delle risse dei talk (che infatti puntano allo show), allora molte più persone riprenderanno la via della comunità, del pensiero libero, del teatro. Allora potremmo esporre al botteghino un trionfale cartello: “Tutto esaurito”».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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