Rosario Tronnolone e la sua donna del mare

Incontriamo Rosario Tronnolonein occasione della regia che sarà in scena dal 21 al 26 aprile, “La donna del mare”.

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In scena “La donna del mare”, uno spettacolo che si avvale della regia di Rosario Tronnolone, a Roma da questo 21 aprile. Un lavoro importante, un testo tutto da scoprire…

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Rosario Tronnolone. Dal 21 al 26 aprile, al Teatro dei Documenti, andrà in scena il tuo spettacolo, “La donna del mare”. Cosa anticipare su questo progetto e sul modo in cui ha preso forma?
«È un progetto a cui pensavo da molto tempo, da quando curai la regia di “Hedda Gabler”, un altro capolavoro di Ibsen, nel 2012. Immergersi nell’universo ibseniano è un’esperienza magica, sia come attore che come regista: i suoi personaggi possiedono una straordinaria credibilità umana che rimane intatta nel tempo. Nel corso degli anni, però, per una ragione o per l’altra, il progetto si è sempre arenato a favore di altri testi e altri autori. Nell’autunno scorso, improvvisamente, tutto è sembrato convergere verso la realizzazione concreta di questo spettacolo, a partire dagli attori, ognuno perfetto per il proprio ruolo».

Cosa possiamo aspettarci da questa pièce, quali eventuali considerazioni da parte del pubblico?
«Ibsen ha il coraggio di parlare di cose che generalmente non abbiamo la forza di esprimere: il desiderio dell’Infinito, la fedeltà di un amore eterno, la responsabilità delle nostre scelte, il tempo che passa e ci rende più insicuri e spaventati. Spero che al pubblico arrivi soprattutto quello che i personaggi esprimono senza usare le parole, il mondo interiore e misterioso di ciascuno, le fragilità e gli slanci.

Cosa ti spinge a scegliere testi come questo di Ibsen?
«Quando si lavora su un capolavoro, si esce arricchiti e pieni di speranza per la sorte del genere umano: se l’uomo è capace di creare tanta bellezza, non può essere tutto perduto. E poi amo molto i personaggi femminili: Ibsen è tra gli autori che hanno creato i ruoli femminili più sfaccettati, misteriosi e commoventi della storia del teatro.

Cosa ti ha spinto, a suo tempo, a dedicarti proprio alla regia e alla recitazione?
«Il mio primo amore è stata la recitazione. Quando si hanno diciassette o diciotto anni e si comprende di avere una vocazione, il cuore si riempie di una gioia incontenibile e di una sicurezza senza ombre. È quello che è successo a me, e gioia e sicurezza non mi hanno mai abbandonato. Anche nelle mie regie, l’aspetto più importante è il lavoro che faccio con gli attori. Ho cura di loro, li amo, ammiro il loro coraggio, la loro generosità, la poesia di cui si fanno tramite».

Chi sono i protagonisti di questa storia?
«Ellida è una donna inquieta, nervosa, elusiva. È come l’acqua, sfuggente e imprendibile. Ha amato un uomo, un marinaio straniero, con l’abbandono e l’assolutezza del primo amore, ma lui è stato costretto a partire, pur promettendole che sarebbe tornato a riprenderla. Ellida ha sposato Wangel, un medico, un uomo scientifico, razionale, che per lei rappresenta un porto sicuro, l’acqua calma e stagnante contro le onde incontrollabili e pericolose del mare aperto che per lei è lo Straniero, che pure non ha mai smesso di attendere. Lyngstrand è un giovane artista, gravemente malato, che però rifiuta di rassegnarsi alla sua fragilità e ha una commovente fame di vita che viene intuita da Arnholm, un professore un tempo innamorato di Ellida, che ha la sensazione di aver sprecato la sua vita dietro sogni inconcludenti e che ora ha forse l’occasione di donare affetto, proteggere, accompagnare, e ritrovare un senso alla propria vita».

Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«Ancora teatro! Ho un progetto per ottobre, ma penso già anche alla primavera prossima. Il teatro tiene vivi!».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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