Sara Drago: l’essere in scena, un rito collettivo

Sara Drago. Foto di Nicola De Rosa

Un nuovo spettacolo teatrale per l’attrice Sara Drago, dal titolo “Più grande di me”, al Teatro della Cometa di Roma.

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Ritroviamo l’attrice Sara Drago in occasione dello spettacolo che la vedrà in scena il 18 e il 19 aprile a Roma, “Più grande di me”, in programma al Teatro della Cometa. Un rito collettivo, l’amato teatro, un luogo in cui uscire dal proprio egocentrismo per raccontare una storia e vivere emozioni… Vi lasciamo a Sara Drago, a questa nostra intervista…

Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Sara Drago. Il 18 e il 19 aprile sarai in scena al Teatro della Cometa di Roma con “Più grande di me”, uno spettacolo di Nathalie Fillion che si avvale della regia di Michele Sinisi. Come ti prepari ad affrontare questa nuova esperienza?
«Questo progetto nasce da un lavoro instancabile, sensibile e intelligente di Monica Capuani, un’abilissima dramaturga e traduttrice. Una ricerca, la sua, di drammaturgie contemporanee straniere non ancora tradotte e rappresentate in Italia, a cui segue un lavoro di connessione tra gli artisti e le istituzioni teatrali affinché possano nascere nuovi progetti. Un cappello introduttivo fondamentale, a mio avviso. Il gemellaggio che ne viene fuori, Roma – Parigi, nasce dall’incontro con un bellissimo testo della Fillion e da lì ne è scaturita la voglia di coinvolgere insieme a me Michele, con cui collaboro da anni e stimo particolarmente».

Sei portata ad interpretare ruoli spesso distanti dal tuo essere…
«Il personaggio si chiama Cassandra, una giovane donna che vive a Parigi, in un buco di pochi metri quadri, ed ogni notte sogna di dover pedalare per chilometri per salvare le persone da una catastrofe incombente. Il 7 Aprile è cominciata la residenza al Teatro La Cometa e, prima ancora, era cominciata la preparazione fisica, andando a correre, facendomi “i polmoni”. Farò memoria e nutrirò l’immaginario insieme a Michele, stando aperta ai segni. Quando preparo un lavoro, ho la sensazione che tutto cominci a parlarmi del personaggio e dei temi che affronta. Cassandra sente il desiderio di gridare al mondo che la vita è bella e si interroga sul fatto di avere il diritto di farlo, in questa epoca. È un conflitto che sento molto attuale. Perché è vero che la vita è bella, ma è anche tragica, soprattutto in questa nostra epoca così complessa».

Sara Drago. Foto di Donatella Franciosi Barbara Ledda
Sara Drago. Foto di Donatella Franciosi Barbara Ledda

Quali sensazioni, riflessioni, potrebbe far scaturire nello spettatore questa nuova pièce?
«Avere avuto la possibilità di fare due settimane di ricerca a Parigi, dieci giorni a Roma, ci permette di condividere un ragionamento artistico con il pubblico in una fase di ‘cantiere aperto’, che non deve dunque correre ad un risultato dimostrativo. Questo è davvero prezioso».

Da questo ne deriva il titolo, “Più grande di me”?
«Esattamente! È interessante il fatto che lei prenda misura del suo corpo, per carpire l’esistenza, per definire dei confini utili per non disperdersi. Mi chiedo tante cose anch’io, proprio ora che ne parlo con te… e chissà dove ci porterà».

Cosa ti regala il teatro, quali emozioni ed evoluzioni?
«Il teatro mi salva dalla disperazione (ride), dallo sgomento che provo davanti agli accadimenti più oscuri di questo mondo. Il teatro è quel luogo che mi permette di uscire da me, dal mio egocentrismo, per tornare a me, arricchita di continui spostamenti del punto di vista. Mi regala sempre emozioni forti. Lo stesso accade sul set, ma in teatro vivi le emozioni e racconti una storia ‘live’ con il pubblico. È qui la differenza. Il teatro è un rito collettivo».

Guardando, invece, al tuo percorso artistico, alle emozioni che da sempre ti dona?
«Credo che se non avessi recitato nella mia vita oggi non sarei qui. Credo che la recitazione mi abbia salvata. Mi porta tanta gioia. È il mio spazio di contatto più vero. La amo alla follia. Non potrei non farlo. È una bella droga».

Posso chiederti di rivolgere un invito affinché in tanti possano accorrere in teatro ad aprile?
«Venite con noi a condividere il piacere del gioco, a stare insieme intorno alle stesse domande. La Cassandra che porterò in scena è una specie di maratoneta contemporanea dell’amore per la vita. Mi piacerebbe ritrovarmi insieme a tantissime persone per poter celebrare il fatto che, nel bene o nel male, siamo vivi».

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