“Capelli” funge da titolo al nuovo progetto discografico di Maurizio Mastrini, che ci racconta nel dettaglio.
Un nuovo progetto discografico per il Maestro Maurizio Mastrini, “Capelli”, realizzato due anni fa ma rimasto nascosto. Un disco che prende forza dai suoi amati capelli, un rifugio, un mondo in cui poter ‘vivere’…
Ben ritrovato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Maestro Maurizio Mastrini. Questo aprile ci regala la possibilità di poter ascoltare un suo nuovo progetto discografico, “Capelli”. Le andrebbe di raccontarci come ha preso forma il tutto?
«”Capelli” è un progetto nato due anni fa da un bisogno profondo: quello di svelare ciò che, per troppo tempo, è rimasto nascosto. Parti di me silenziose, custodite e protette proprio dietro i miei capelli. Sono sempre stata una persona timida. Negli anni, i miei capelli sono diventati uno scudo gentile, un rifugio discreto dal mondo esterno. Mi hanno accompagnato nei momenti di passaggio, soprattutto quando ho lasciato il mio piccolo paese, Piegaro, per immergermi nelle grandi metropoli. In quei luoghi così vasti e veloci, quello scudo mi ha dato il tempo e lo spazio per esistere senza paura. Forse, a qualcuno, questa protezione ha fatto pensare a una distanza, a una certa chiusura. Ma la verità è un’altra: dentro di me vive un’anima luminosa, allegra, profondamente creativa. Sono una persona socievole, affettuosa, a tratti persino burlona. E proprio questa luce ho scelto, finalmente, di lasciare emergere. Capelli è il suono di questa rivelazione. Un viaggio emotivo che si allontana dalle mie sonorità passate per abbracciare nuove vibrazioni: ritmi latini, percussioni che pulsano come un cuore vivo, fiati e ottoni che respirano e raccontano. E al centro di tutto, come una voce intima e fedele, il mio pianoforte.»
Non meno importante, l’uscita del singolo “Tango clandestino”, una dedica d’amore a Papa Francesco in occasione del primo anniversario dalla sua morte. Quanto amore per quel Papa, per le sensazioni e i valori che ci ha trasmesso?
«Non è soltanto una dichiarazione d’amore, è qualcosa di più profondo, di più intimo: è un modo per sigillare, con rispetto e gratitudine, la mia vicinanza alla visione umana e spirituale di Papa Francesco. Durante il suo pontificato ho sentito spesso il desiderio di avvicinarmi, di incontrarlo. Tutte le volte, però, quel pensiero si fermava, lasciando spazio a un sentimento ancora più forte: il rispetto. Non ho mai voluto sottrarre neanche un solo istante del suo tempo a chi ne aveva davvero bisogno, a chi cercava in lui conforto, ascolto e speranza. Dopo la sua scomparsa ho poi sentito che quel legame doveva trovare una voce. È, così, nato “Tango clandestino”, come un gesto d’amore e di riconoscenza verso un uomo che ha lasciato un segno profondo dentro me. Il titolo porta con sé un significato speciale. Il tango è il battito dell’Argentina, la sua terra, la sua origine più autentica. “Clandestino”, invece, richiama una dimensione più nascosta e simbolica: quella di chi, con sacrificio e determinazione, attraversa confini reali e interiori per costruire una nuova vita. In questo, ho sempre visto riflessa anche la sua storia, il suo cammino, la sua umanità. “Tango clandestino” è, quindi, un abbraccio silenzioso. Un dialogo mai avvenuto, ma profondamente sentito. Un modo per dire grazie, con la musica, a una presenza che continua a vivere oltre il tempo.»
Quali sogni ancora restano da realizzare, quali suoni ancora da realizzare?
«Di sogni da realizzare ne ho ancora tantissimi. D’altronde, sognare è la linfa che nutre ogni passo del nostro cammino, è ciò che ci tiene vivi, sempre curiosi, in movimento. Tra tutti, ce n’è uno che custodisco con un sorriso un po’ timido, e vi chiedo di accoglierlo senza sorridere troppo: arrivare un giorno a una candidatura ai Premi Oscar, a Los Angeles, per la colonna sonora di un film. Sarebbe come vedere la mia musica attraversare nuove dimensioni e trovare casa anche nel racconto delle immagini. Guardando, invece, al presente e al futuro più vicino, il 21 aprile celebrerò un traguardo per me profondamente significativo: dieci anni di concerti, di viaggi, di incontri, di emozioni condivise. Sarà un momento simbolico, quasi un nuovo inizio, perché proprio da lì prenderà vita ufficialmente il tour internazionale di Capelli. Un viaggio lungo due anni, che mi porterà ad attraversare quattro continenti per oltre 160 date. Sarà un percorso fatto di luoghi, culture, volti: dalla Cina al Giappone, dalla Corea al Kazakistan, passando per la Grecia, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna, il Portogallo, fino agli Stati Uniti, al Sudamerica e all’Australia. E, naturalmente, con un ritorno costante e necessario alla nostra Italia, che resta sempre il mio punto di partenza e di cuore. Chi verrà ai miei concerti entrerà in un mondo sonoro diverso, forse inatteso. Il pianoforte non sarà soltanto uno strumento da suonare, ma uno spazio da esplorare. Accanto alla tastiera, ci saranno oggetti semplici e sorprendenti, tra questi: palline da tennis, pennelli, elastici, bacchette. Perché la musica, in fondo, è proprio questo: un gesto d’amore che non smette mai di trasformarsi.»
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