Incontriamo Stefania Porrino regista dello spettacolo in scena questo marzo, “Quando verrà la fin di vita (e questa storia è gia finita?)”.
In scena al Teatro dei Documenti, il 13 marzo, il 14, 15, 18, 19, 20, 21 e 22 lo spettacolo che si avvale della regia, nonchè della scrittura, di Stefania Porrino, “Quando verrà la fin di vita (e questa storia è gia finita?)”…
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Stefania Porrino. Dal 13 del mese “Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?)”, uno spettacolo da te scritto e diretto, sarà in scena al Teatro dei Documenti di Roma. Come ha preso esattamente forma?
«Lavoro con gli attori della Compagnia del Mutamento dal 2017 e recentemente ho sentito forte la necessità di scrivere un secondo testo per tutti loro. Per loro intendo: Giulio Farnese, Nunzia Greco, Evelina Nazzari, Alessandro Pala e Carla Kaamini Carretti ed anche i più recenti che si sono uniti alla compagnia, Rosario Tronnolone e Silvia Montobbio. Mi piace l’idea di scrivere sapendo già quali saranno gli attori che interpreteranno i vari ruoli. Precisamente, si può dire che spesso costruisco le battute avendo già nell’orecchio le intonazioni tipiche di ogni singolo interprete. Anche con il Teatro dei Documenti c’è, ormai, una collaborazione pluriennale basata sul fatto che il particolarissimo e suggestivo spazio scenico del teatro consente di realizzare regie non convenzionali che ben si adattano alla ricerca drammaturgica che cerco sempre di portare avanti nei miei lavori. “Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita?)” è andato in scena già nella scorsa stagione, ottenendo un ottimo consenso di critica e di pubblico, quindi abbiamo deciso di riproporlo al pubblico in una nuova stagione teatrale».
Il 15 marzo, sempre al Teatro dei Documenti, ci sarà modo di assistere a “La vecchiaia non è una malattia”, un dialogo che ti vede impegnata insieme a Dacia Maraini. Cosa dire a riguardo?
«Si tratta di un incontro per approfondire l’argomento ‘vecchiaia’, che è uno dei temi centrali del mio testo. Un argomento che spesso viene evitato perché considerato triste e deprimente. Credo che per imparare ad affrontare meglio questa parte difficile, ma anche molto interessante della vita, sia necessario parlarne cercando di trovare nuove prospettive e modalità di pensiero, provare a guardare questa nuova fase dell’esistenza superando luoghi comuni e paure. In questo senso Dacia Maraini rappresenta, a mio avviso, un magnifico esempio di come si possa vivere pienamente e positivamente questo periodo della vita. In questi ultimi mesi ho avuto la gioia di condividere con lei e le altre scrittrici del gruppo Controparola una felice avventura editoriale. Lo scorso ottobre è uscito il libro “Amiche – undici storie di legami e sorellanza”, edito per Il Mulino. In tale occasione, tra riunioni, interviste e presentazioni pubbliche, ho potuto constatare da vicino la grande energia di questa donna davvero speciale e mi è venuta l’idea di proporle di realizzare un incontro intitolato, prendendo spunto proprio da una sua frase, “La vecchiaia non è una malattia”. Così alle 16.30 del 15 marzo, al Teatro dei Documenti, prima dello spettacolo, potremo sentire dalla sua stessa voce qualche consiglio su come affrontare questa delicata fase della nostra esistenza».
Chi è Stefania, quali sogni non hai ancora realizzato?
«Chi è Stefania? Mi verrebbe da rispondere “una, nessuna e centomila”, ricordando così l’inizio del mio apprendistato drammaturgico quando, già a dieci anni, ho avuto modo di leggere tutto Pirandello per poi scoprire che la cosa che mi interessava di più era capire i meccanismi della vita e delle relazioni umane. Mi interessavano anche tutte la arti: la danza, la musica, l’arte figurativa ma presto mi sono resa conto, grazie anche all’incoraggiamento di maestri come Edoardo De Filippo e Dacia Maraini, che la mia strada principale era la scrittura teatrale. Da allora ho scritto una quarantina di testi, alcuni messi in scena con la mia regia. Ho, inoltre, insegnato per trentadue anni, in Conservatorio, Arte Scenica e Regia del Teatro musicale per poi diplomarmi, parallelamente, in pianoforte. Ho anche firmato diverse regie liriche, un film e uno sceneggiato radiofonico per la RAI, e sono stata anche parte di gruppi di scrittura sia misti che di sole donne, organizzando rassegne teatrali, sperimentando la scrittura narrativa e quella per ragazzi. Insomma, sono riuscita a realizzare il mio sogno di vivere l’intera vita facendo arte! Non faccio più programmi specifici ma sono aperta a qualsiasi ulteriore esperienza artistica interessante che mi venga proposta».
Quali sensazioni sono legate al tuo lavoro di regista e alla scrittura?
«Scrivere è qualcosa che mi nasce da dentro come una necessità. C’è qualcosa che voglio comunicare agli altri e mi viene naturale farlo attraverso dei dialoghi, dei personaggi e delle storie. La regia nasce, invece, da un bisogno di rendere concreto un pensiero, di dargli una forma specifica, creare un ‘organismo scenico’ in cui ogni elemento si intrecci con l’altro in modo armonico ed espressivo. Quando scrivo mi lascio guidare dall’intuizione. Quando elaboro una regia mi affido di più all’elemento razionale».
Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Come ho detto prima, al momento non ho particolari aspettative. Preferisco attendere che il mio futuro artistico si presenti e mi attiri a sé. Di sicuro c’è che sto già pensando a un prossimo spettacolo da costruire ‘su misura’ per la mia Compagnia del Mutamento. Si tratta di un testo che ho scritto diversi anni fa e che parla della ricerca del Graal e mette insieme personaggi antichi, tratti dal ciclo di Artù, e personaggi di oggi anch’essi in cerca di un moderno Graal. L’anno prossimo la Compagnia compirà dieci anni di lavoro comune e l’anniversario dovrà essere celebrato degnamente».
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