Fabrizia Sacchi

Fabrizia Sacchi: nutro un grande sentimento per il teatro

In scena con “Fratello Sole, Sorella Luna”, incontriamo l’attrice Fabrizia Sacchi, che ci racconta della sua passione per il lavoro.

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È con Fabrizia Sacchi l’incontro di oggi, con l’emozione che vive per la recitazione, nella fattispecie per il teatro, e per il nuovo spettacolo, definito ‘corale’, che sarà in scena ad Assisi (PG) dal 5 al 7 marzo, “Fratello Sole, Sorella Luna”.

Benvenuta sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, Fabrizia Sacchi. Dal 5 al 7 marzo sarai in scena, per un’anteprima nazionale, al Teatro Lyrick con “Fratello Sole, Sorella Luna”, un’opera di Zeffirelli, in una versione teatrale di Angela Demattè con la regia di Piero Maccarinelli. Al tuo fianco, per l’occasione, i colleghi Giulio Pranno, Ksenia Borzak, Edoardo Raiola, Gabriele Ciciriello, Antonio Iorio, Andrea Galasso, Eduardo Sacchi e Massimo Wertmüller. Come ti prepari ad affrontare questa nuova esperienza?
«Mi preparo lavorando insieme a tutti gli altri e al regista Piero, che rende il progetto ancora più chiaro. Parliamo di uno spettacolo che parla di spiritualità, di una scelta di vita di un uomo divenuto poi un Santo. C’è, quindi, non solo molta spiritualità ma anche tanta luce, qualcosa che San Francesco aveva e che vogliamo evidenziare sempre più».

Torniamo ai tuoi colleghi, alla loro presenza, cosa dire a tal proposito?
«È uno spettacolo molto corale, in cui siamo, più o meno, quasi sempre tutti in scena. L’affiatamento è, per fortuna, grande, così come il darsi forza a vicenda, vista la difficoltà del testo, l’astratto che è presente al suo interno e che deve, per forza di cose, diventare concreto per tutti noi, prima che per il pubblico».

Quali sensazioni ti legano alle tavole del palcoscenico, alla presenza del pubblico?
«Le sensazioni sono sempre molto belle ed è il motivo per cui noi attori scegliamo di andare fuori, di affrontare delle tournée. La presenza del pubblico è importante, il teatro rende molto in questo periodo, ed oggi per me rappresenta una grande priorità, mi regala qualcosa di sempre forte e impagabile».

Ci sono dei rituali che, di volta in volta, ti accompagnano in scena?
«Sono sempre tanti, dal classico “merda merda merda”, al battere con la mano il palcoscenico, per poi accarezzare il sipario da dietro. C’è anche chi prega ma, ciò che più conta, è entrare in connessione con gli altri».

Quali maggiori consapevolezze ti regala ad oggi questo percorso artistico e quanto sei cambiata, negli anni?
«Mi ha regalato una maggiore consapevolezza, più peso come attrice, una presenza scenica più forte, importante. Devo tutto all’esperienza, ai tanti anni di tournée, saltando da un progetto all’altro, agli estremi di uno spettacolo, guardando all’essenza, alla tecnica che ti sostiene, alla libertà acquisita nel poter inventare, nel poter fare arte con tutta la naturalezza possibile. Per questo devo grazie ai registi incontrati, ai maestri, che mi hanno regalato tutto ciò».

Cosa manca a questo percorso?
«Manca ancora una tragedia greca, mettiamolo pure agli atti (ride), all’istituto nazionale del dramma antico. Mi piacerebbe moltissimo! Sono talmente vogliosa di poter affrontare questo progetto, a Siracusa, da non essere mai riuscita ad andare a vedere dei colleghi che lo hanno, invece, interpretato».

Chi è oggi Fabrizia?
«Sono felice perché fino ad ora ho sempre fatto le scelte giuste. Mi sono alleggerita anche nei rapporti, sul lavoro, vivendo ogni cosa sempre in maniera gioiosa, anche se autocritica. È stata proprio questa autocritica a consentirmi di avere dei buoni strumenti da utilizzare a fin di bene. Ogni scelta compiuta mi rende felice, appagata, soddisfatta».

Hai una preferenza legata al teatro, alla televisione o al cinema, a questi mondi che hai sempre abbracciato?
«Sicuramente! Nutro un sentimento molto più forte per il teatro, motivo per cui sono entrata in accademia e non ho mai smesso di prendere parte a delle tournée, nemmeno quando è nata mia figlia. La lentezza che si cela dietro la preparazione di uno spettacolo è più consono ai miei tempi inferiori. Preferisco la calma, le prove, la gestione autonoma del tutto, senza mai accantonare, ad ogni modo, la televisione e il cinema».

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