A tu per tu con Chiara Rosso, Elemento H2O

Raccontiamoci un po’ della storia di Chiara Rosso in questa intervista.

A distanza di 7 anni dall’esordio con Libero Arbitrio, torni con un album che mette in mostra tutto il tuo talento, la tua esperienza, le tue aspettative, Elemento H2O. Cosa è successo in questo lungo lasso di tempo?

Gli Hederix Plenn hanno portato in giro il loro lavoro fino al 2010, partecipando a parecchi concorsi, con grande successo di pubblico e critica, tra i quali l’Atina Jazz Festival 2010, dove siamo arrivati in finale attraverso il voto radiofonico degli ascoltatori di Demo (Radio Rai). Nel frattempo io ho portato avanti i miei progetti come interprete di Jazz e di Musical, due grandi passioni che mi coinvolgono da sempre e grazie alle quali ho ottenuto grossi risultati. Inoltre ho continuato a scrivere, presentando le mie canzoni in vari concorsi, ho lavorato in jingle pubblicitari, ho realizzato due colonne sonore, non mi sono fatta mancare neanche il teatro… Infine ho ultimato i miei studi in Conservatorio, diplomandomi ufficialmente in Jazz. Ma non ho mai smesso di scrivere. Nei ritagli di tempo, nelle domeniche libere c’è sempre stato il desiderio di comporre…

Che differenze ci sono tra quel tuo lavoro del 2007 e Elemento H2O?

Libero arbitrio era un album più indie rock, lo abbiamo definito etno-rock. La contaminazione la faceva già da padrona in quel caso: il rock, il blues, la ricerca di suoni vocali etnici. L’organico era composto solo da una chitarra e una voce, molto sobrio, dunque. Noi eravamo un duo… Era un’autoproduzione indipendente che però è piaciuta al compositore-arrangiatore Enrico Sabena, il quale ha deciso di inserire nella colonna sonora di Corazones de mujer una delle canzoni contenute nell’album, Marrachek. É stato un bellissimo lavoro, che meriterebbe di essere ripreso e distribuito sul territorio nazionale.

Elemento H2O è un disco più introspettivo, sicuramente più maturo. Dietro ci sono anni di jazz, ma non ho dimenticato l’amore per il rock, la canzone d’autore, la musica etnica. É stato in qualche modo anticipato da una crisi personale, umana, spirituale. Ma dalle crisi si rinasce più forti. E in questo percorso di ricostruzione, l’acqua ha avuto una funzione fondamentale per me…

Il titolo non passa certo inosservato: come mai questa scelta?

Perchè l’Acqua è elemento di purificazione e ne sento il bisogno. In questo momento storico-sociale molto confuso e, per così dire, in decadenza, io sento il bisogno di tornare alla mia “essenza”, ricondurmi al mio essere, ritrovare la mia autenticità di persona, donna e musicista. L’acqua col suo fluire è emblema di femminilità, è pace, e rigenerazione. Dopo l’uragano, la quiete…

Elemento H2O ti vede al centro dell’opera, tra canzone d’autore, jazz e altre influenze. Quali sono i tuoi riferimenti, quali gli artisti ai quali ti ispiri, quelli che ti fanno da “bussola”?

Ho ascoltato parecchia musica e cantato repertori e stili differenti. Tra i miei artisti preferiti ci sono indubbiamente le grandi donne del jazz, da Ella a Nina Simone, le moderne interpreti del jazz, da Dianne Reeves a Cassandra Wilson. Ma non mancano le cantautrici americane, da Jony Mitchell alle attuali Alanis Morissette e  Sheryl Crow. E poi la canzone d’autore italiana e il tango di Piazzolla. Ho ascoltato anche parecchio rock, amato Jimi Hendrix, i Police e poi Sting. Il pop elegante e contaminato di Sade e Noa, il genio di Bjork e la musica elettronica, e le cantanti indie come Fiona Apple e P.J. Harvey. Il musical mi ha sempre affascinato, perché amo le arti “altre”, la danza e il teatro.

Come nasce solitamente un brano di Chiara Rosso?

Generalmente mi metto al pianoforte per studiare qualcosa e poi immancabilmente le dita vanno oltre quello che c’è scritto sullo spartito e creano un’idea armonica. Su quella poi nascono melodia e testo quasi contemporaneamente, come a dipingere un quadro, che con il pennello non saprei realizzare… ma con la musica e la voce credo di si… A volte l’idea armonica non è mia ma di qualcun altro, che me la propone. Però il procedimento è sempre lo stesso. Sono io a creare melodia e parole.

Oltre ad essere autrice delle musiche, firmi anche i testi: ci sono tematiche e argomenti che ti stanno particolarmente a cuore o nella tua musica entra di tutto?

Divenire, il brano di apertura, affronta il divenire delle cose, il cambiamento, la trasformazione, un tema a me molto caro. Parigi è un affresco musicale della città, che mi affascina da sempre, Dindalan è dedicata a mia nonna, che mi cantava una ninna nanna in dialetto molto nota dalle mie parti in Piemonte, una sorta di mantra. Rain e Niente stelle raccontano del turbamento interiore e sono piuttosto introspettive; Acqua esprime la gioia del viaggio interiore; Salto nel vuoto è un invito a credere nei propri sogni e a lanciarsi con coraggio nella vita. L’amore compare in Adone, storia di un amore dei nostri tempi, tra una donna molto più matura e un acerbo amante, e in Sogno, dove ho scritto la dichiarazione d’amore che vorrei sentirmi cantare… Leggera è il brano che ho scelto come singolo, racconta la fine di un amore, ma soprattutto la leggerezza della libertà.

Tu sei l’autrice e la “mente” del progetto ma non sei totalmente da sola, avendo scelto una squadra di musicisti di prim’ordine: che apporto hanno dato alle tue composizioni?

Gli arrangiamenti sono quasi tutti di Franco Olivero, musicista, compositore e arrangiatore che stimo moltissimo, oltre che un grande amico. I brani sono tutti miei, con alcune parentesi a quattro mani. L’apporto che hanno dato i musicisti è assolutamente fondamentale. Hanno suonato esattamente come avrei voluto che fosse il suonato Elemento H2O, anzi, molto meglio! La loro classe, la loro esperienza hanno contribuito a rendere questo lavoro raffinato, elegante e di grande qualità.

Un quadro naif con una misteriosa sagoma femminile e la tua figura: cosa simboleggia questa copertina?

Il quadro è opera di Paola Rattazzi, pittrice e artista cuneese, la quale ha curato la grafica di tutta la collana al femminile di Geco Records. Geco ha prodotto, prima di me, artiste come l’americana Patty Wicks, Rechel Gould, Aisha Ruggieri e Silvia Bolognesi, la saxofonista Carol Suldhalter. Insomma, è un’etichetta che crede parecchio nella musica scritta e interpretata da musiciste.
La copertina simboleggia una, anzi due, come si vedrà nella label, sagome femminili. Quella in copertina è una sirena. Quelle nella label potrebbero essere fate. Mi sono piaciuti i colori pastello, il contrasto col rosso, che è anche il mio cognome. La figura della sirena mi affascina da sempre, donna-pesce che ammalia col canto, e le fate mi fanno sognare da quando sono bambina. É una copertina che ho  fortemente voluto e che mi ha conquistata. Credo che possa catturare l’attenzione ed incuriosire, oltre che rispecchiare la classe del disco.

Cosa ti  aspetti da questo disco?

Io sono un’entusiasta di natura e amo profondamente quello che faccio. Spero di poter condividere questo disco con moltissima gente. Conosco la difficoltà del momento, ma onestamente mi è di stimolo. Elemento H2O sarà una splendida avventura e la vivrò come tale. Mi auguro di poter fare molti live, soprattutto all’estero. A breve uscirà anche un video su Leggera e in primavera girerò un altro video su Acqua. Mi diverto a scrivere le sceneggiature… ah ah!

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