Spazio a Lamìc per un’intervista legata al suo primo singolo, “Fantasy”, disponibile su tutte le piattaforme. Ecco il suo percorso in musica.
È da sempre innamorata della musica la nostra ospite di oggi, Lamìc, ed è con noi per parlarci del suo primo singolo, “Fantasy”. Una passione, quella di cui l’artista ci parla, che rappresenta la parte più autentica della sua persona, ed è questo uno dei motivi per cui ha deciso di regalarsi, e regalarci, un pezzo dalle sonorità elettropop/synth-pop da lei curato nei minimi dettagli…
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Lamìc. Da questo sedici agosto è fuori “Fantasy”, un primo singolo da te realizzato che si rifà ad un genere elettropop/synth-pop, caratterizzato anche dalle tue più che abili qualità canore. Cosa dire su come ha preso forma questo progetto, sulle sensazioni che intendi lasciare a tutti coloro che avranno modo di ascoltarlo e sul titolo scelto?
«Innanzitutto vi ringrazio per questa intervista. Amo le domande e per me è un piacere condividere con voi questo pezzo del mio vissuto. Fantasy è un brano che, in qualche modo, si è scritto da solo. È nato dalle domande che mi ponevo e da quello che sentivo. Ogni suono che avrete modo di ascoltare è stato costruito, non abbiamo utilizzato campioni presi da librerie musicali, ci tengo a precisarlo. Alcuni suoni sono partiti da semplici sinusoidi, sulle quali abbiamo poi costruito strumenti, atmosfere e identità sonore. Un vero e proprio viaggio emotivo, anche perché provavo emozioni contrastanti e forti, in quel momento. Ho cercato, quindi, di trasformare quel suono, il battito, il respiro e anche tutto ciò che restava non detto. Le parole raccontano una parte, ma sono soprattutto quei suoni di cui parlavo poc’anzi a portare dentro il brano ciò che provavo, strato dopo strato. Il titolo, Fantasy, nasce dalla voglia di leggerezza, ma anche dal desiderio di prendere spazio nella mente di qualcuno. A chi non capita?».
Quale messaggio è racchiuso nel brano?
«Non credo ci sia un messaggio preciso. Mi interessa di più lasciare addosso una sensazione. Amo i contrasti e la scelta di usare due lingue parte da questo: da una parte c’è la dolcezza, la delicatezza; dall’altra il bisogno di scuotere, di dichiarare qualcosa senza troppi filtri, con velocità e senza paura. Sono due parti diverse di me che, in Fantasy, convivono e si parlano».
La musica, come cita la tua biografia, è da sempre parte del tuo vissuto o, per meglio dire, “rappresenta la parte più autentica di te”. Cosa ti regala, ad oggi, e come si è sviluppata questa passione, di pari passo con la tua persona?
«La musica mi accompagna praticamente da sempre. Sono cresciuta ascoltandone tantissima e, col tempo, è diventata il linguaggio con cui riesco a esprimere cose che probabilmente non riuscirei a dire nello stesso modo. Quando faccio musica posso essere istintiva, vulnerabile, sensuale, scura, persino contraddittoria. Non devo scegliere una parte sola. Per questo dico che rappresenta la parte più autentica di me. Lamìc nasce anche da questa esigenza: non limitarmi a interpretare qualcosa, ma creare un mondo che mi rappresenti davvero, accettando tutto quello che sento, anche quando è contraddittorio».
Quali artisti hanno ispirato il tuo percorso artistico?
«Qui si apre un mondo. Non è un caso che abbia scelto il sedici agosto per far uscire il mio primo singolo, proprio il giorno del compleanno di Madonna. Lei mi accompagna da sempre. Poi ci sono i Depeche Mode, i Queen, gli a-ha, David Bowie, Röyksopp, RÜFÜS DU SOL, The Blaze, AaRON, i Massive Attack e Fleetwood Mac e tantissimi altri che ovviamente ora non mi vengono in mente. Ho ascoltato tantissima musica, sempre molto diversa tra loro, e credo che proprio questa varietà abbia formato il mio gusto. Sicuramente la musica elettronica francese e quella del Nord Europa hanno avuto una grande influenza sul mio modo di ascoltare e, inevitabilmente, anche sul modo che ho di creare. Per un periodo, tra l’altro, ho vissuto a Londra, cantavo in un gruppo, quindi forse l’idea di costruire un progetto internazionale parte anche da lì…».
Chi è Lamìc, al secolo Michela, e cosa ti auguri di poter realizzare in un prossimo futuro?
«Lamìcè libertà! È il posto in cui non devo chiedermi se qualcosa sia troppo vulnerabile, troppo sensuale, troppo scuro o semplicemente troppo. Se lo sento, posso lasciarlo esistere. Arrivare a questa libertà ha richiesto un grande lavoro personale, mettendo in discussione tante cose e liberandomi da strutture che, fino a qualche tempo fa, limitavano alcune mie scelte. Cosa mi auguro? Di continuare a scrivere, sperimentare e collaborare. In particolare mi piacerebbe che qualcuno, ascoltando la mia musica, possa riconoscere qualcosa di sé».
Come si è svolto il processo che ti ha portato a scegliere una precisa immagine da associare all’uscita di questo primo singolo?
«L’immagine scelta non poteva essere semplicemente una bella fotografia da associare alla canzone. Doveva avere la stessa atmosfera del brano. Ho lavorato molto su questo ma ho anche voluto lasciare spazio alle persone con cui ho collaborato. È stata, forse, una delle parti più belle del processo: in alcuni casi il risultato è andato oltre quello che avevo immaginato inizialmente. È questo che amo della collaborazione creativa: partire da una tua visione e vedere qualcun altro restituirtela in una forma che non avevi previsto».

Come intendi il mondo dello spettacolo, i programmi musicali di oggi, e il punto di vista legato ai social, una vetrina generalmente più che utile per gli artisti?
«Credo che oggi ci sia spazio per moltissime cose e per moltissime persone. Ci sono programmi, piattaforme, social. Abbiamo strumenti che permettono di arrivare dall’altra parte del mondo senza dover necessariamente aspettare che qualcuno ci conceda uno spazio, e trovo che questo sia straordinario. La fama in sé non mi disturba. Quello che mi disturba è fare qualcosa soltanto per ottenerla. Credo sia importante continuare a chiedersi perché si fa ciò che si fa e cercare di non perdere la propria identità lungo il percorso. I social sono uno strumento a doppia lama, li utilizzo anch’io, naturalmente, ma cerco di non perdere di vista la ragione per cui sono lì: la musica».
Ci sarà modo di poter ascoltare i tuoi brani dal vivo, magari all’interno di una futura serata, visto il tuo essere anche DJ?
«Assolutamente sì. È una cosa a cui sto già pensando. Mi piacerebbe farlo a ottobre, magari anche in strada, a Roma. Essere DJ influenza inevitabilmente il mio modo di produrre. Il prossimo singolo, per esempio, si chiama Indigo: è un brano electro-pop molto deep, ma ne uscirà anche una versione techno. Mi piace l’idea che uno stesso brano possa avere più vite».
In ultima battuta, ci hai parlato di un nuovo singolo ma possiamo aspettarci anche un album o, semplicemente, un EP che possa racchiuderli tutti?
«Assolutamente sì. Indigo sarà il prossimo singolo, ma ce ne saranno anche altri. È stato un periodo molto intenso e mi sono lasciata ispirare, quindi ho scritto parecchio. Tutti questi brani faranno parte di un progetto più ampio, un LP, ma non so ancora se finiranno tutti nello stesso album. In questo momento non sento neanche il bisogno di deciderlo. Mi piace pensare che tutto possa restare in trasformazione, senza stabilire ogni cosa in anticipo. Voglio lasciare spazio a quello che succederà, a quello che sentirò e anche alla possibilità di sorprendermi. Grazie ancora. Lamìc».
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