Al Teatro Vittoria di Roma sarà di scena Daniele Ronco con lo spettacolo “La parabola discendente di un padre ambientalista”.
Incontro con Daniele Ronco in occasione dello spettacolo che lo vedrà protagonista il prossimo 10 e 11 di ottobre, “La parabola discendente di un padre ambientalista”, previsto al Teatro Vittoria di Roma. L’attesa è tanta e Ronco è pronto a parlarcene…
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Daniele Ronco. Il 10 e 11 ottobre sarai in scena al Teatro Vittoria di Roma con lo spettacolo, “La parabola discendente di un padre ambientalista”, uno spettacolo da te realizzato e che ti vedrà, appunto, anche protagonista. Cosa dire su come ha preso forma questo progetto?
«Sono anni che prendo appunti durante il mio quotidiano che, attualmente, è fatto di pappe, pannolini, pianti greci alle tre di notte, nonni da tenere a bada e una moglie napoletana dal temperamento, oserei dire, croccante! In alcuni casi è servito anche come terapia di coppia, questo scompiglio vissuto, fatto di compromessi, di ideali, di tanta freneticità, con una grande attenzione al pianeta!».
Quali considerazioni ti auguri di poter raccogliere da parte del pubblico?
«L’esperienza della genitorialità, sia che la si viva da genitore che da figlio, è un’esperienza che facciamo tutti. Credo che rispecchiarsi nella tragicommedia di chi prova a fare le cose per bene, ma che si trova costretto a scendere a mille compromessi, possa essere un sollievo per il pubblico. Della serie, “ok, non sono solo in questo mare di m..a”… ».
Quali sensazioni sono legate al teatro, al “chi è di scena”?
«Il teatro è un atto di coraggio. È come uno sport estremo in cui ti butti nel vuoto sperando che tutto vada per il meglio. Lo fai, in particolar modo, perché l’adrenalina che ti dà quel tempo passato con il pubblico è qualcosa di impagabile. Un momento in cui portare se stessi per poi ritrovarsi negli occhi di qualcun altro».
Cosa manca a questo tuo percorso?
«Essere maggiormente riconosciuto per il mio impegno così costante, vero, concreto e pieno d’amore nei confronti di temi importanti come la sostenibilità ambientale e sociale. In Italia tendiamo a incasellare un artista in un vestito specifico: attore comico, drammatico, impegnato o narratore. Ecco, questi vestiti mi stanno stretti. Vorrei che l’essere un artista libero, che ama sperimentare, venga visto come un valore aggiunto e non come una caratteristica che rischi di confondere pubblico e i vari operatori».
Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Sicuramente non un altro figlio, per carità! (Ride). A parte gli scherzi, vorrei continuare il mio percorso artistico inteso sempre più come un atto politico, perché credo che il teatro possa e debba dare un esempio di forza, coraggio e cambiamento».
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