Giada Rossa – Una vita per la libertà, di Fiori Picco

Giada Rossa – Una vita per la libertà è l’ultimo romanzo della scrittrice Fiori Picco, nato da un incontro avvenuto presso un ospedale dove l’autrice ha svolto opera di mediazione culturale.

Fiori Picco - Giada Rossa

È la storia vera e drammatica di una signora cinese che ha conosciuto e che ha assistito durante un intervento chirurgico.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo a Fiori Picco. Raccontaci di più di questo incontro e, poi, del perché e del come è nato il libro…

Ho conosciuto la protagonista del mio libro in un reparto d’ospedale, l’ho assistita durante un intervento e nel post operatorio, in quanto non parlava italiano ed era sola. Nel tempo mi ha raccontato la sua vita, che subito ho trovato straordinaria e di valore, anche se complessa e drammatica. Le ho confessato di essere una scrittrice e, quando le ho proposto di trasformare la sua storia in un romanzo, si è dimostrata entusiasta e disposta a collaborare recuperando dalla memoria dettagli, emozioni e sensazioni. L’ho intervistata per sei anni, ricostruendo ogni fase della sua esistenza travagliata e plasmando i personaggi da lei incontrati in Cina, sui Balcani e in Italia. Ripercorrere in modo minuzioso cinquant’anni di storia cinese attraverso i ricordi di una bambina, di un’adolescente e di una donna è stato un lavoro lungo e impegnativo che mi ha coinvolta emotivamente. Conoscendo la Cina dal 1996, e avendo vissuto otto anni nello Yunnan, non è stato difficile descrivere luoghi e scenari a me familiari. Più complicato è stato immedesimarmi in lei durante la traversata sui Balcani e in mare verso le coste della Puglia. Giada Rossa ha assistito ad atrocità inenarrabili, mi ha raccontato delle violenze subìte, di vessazioni e soprusi che i suoi compagni di viaggio hanno dovuto sopportare. Descrivere alcune scene raccapriccianti è stato doloroso, così come immaginare tutte quelle persone chiuse all’interno di un magazzino, inermi e impaurite. In alcuni passi il romanzo diventa corale, le storie dei personaggi si fondono tra loro, unite dallo stesso, amaro destino.

Fiori, si parla tanto di libertà e di diritti negati in questi ultimi tempi storici. Tu che cosa hai imparato dalla testimonianza che hai raccolto? Ovvero, grazie a questa storia conferisci alla parola “libertà” una sfumatura diversa rispetto a un tempo?

Il concetto di libertà è universale e senza tempo. È da intendere in senso fisico, morale, spirituale e psicologico. Una bambina sfruttata, isolata dal resto della società, chiusa in un locale buio e malsano, privata degli affetti e dei diritti fondamentali dell’infanzia, sogna di poter giocare, di andare a scuola, di riabbracciare la sua famiglia. Una donna intrappolata in un matrimonio distruttivo, succube di un marito violento e manipolatore, desidera riappropriarsi della libertà per vivere serenamente. Una schiava maltrattata dai trafficanti anela alla libertà per salvarsi la vita e trovare la sua “Terra promessa”.  Una dipendente che subisce mobbing e ricatti da parte del datore di lavoro desidera licenziarsi per liberarsi dal senso di oppressione e di panico che le stravolge l’esistenza. Poi c’è la libertà di fede, che è altrettanto importante. Giada Rossa ha vissuto tutte queste esperienze e ne è uscita brillantemente grazie alla sua forza d’animo e alla positività di carattere. Non tutti purtroppo ci riescono. Spesso non riusciamo a prendere decisioni perché siamo vincolati da paure e incertezze, e ci arrendiamo al nostro destino. Giada Rossa non possedeva nulla, non aveva sostegni né aiuti, eppure si è ribellata alle ingiustizie e alle prevaricazioni. Interpretando il suo pensiero, che condivido pienamente, credo che oggi direbbe: “Libertà significa innanzitutto stare bene con se stessi, non soffrire più.”

Ogni donna è preziosa come una giada, proprio come la protagonista di questa storia che, lo abbiamo detto, raccontando in prima persona, ripercorre tutte le fasi della sua vita travagliata: un’infanzia negata nelle campagne del Jiangxi, un’adolescenza segnata dalla violenza, il drammatico viaggio dalla Cina verso l’Europa, le difficoltà incontrate in Italia da clandestina. Quale episodio della sua esistenza ti ha colpita e segnata maggiormente?

Due episodi della sua vita mi hanno colpita e coinvolta in modo particolare. Giada Rossa ha vissuto una gravidanza traumatica che le ha segnato l’esistenza. È stata maltrattata, picchiata e insultata dal marito e dalla suocera. Confinata in uno sgabuzzino freddo in cortile, si è vista privata di cibo, acqua e di ogni confort che una donna incinta dovrebbe avere. Si è ritrovata spesso con un occhio nero e un polso spezzato. Ridotta a essere una serva, si è confrontata continuamente con la fatica, l’umiliazione e le offese. È arrivata al punto di credere che solo adempiendo ai suoi doveri e obbedendo ai suoi aguzzini si sarebbe salvata. Un altro episodio drammatico riguarda il terribile viaggio sui Balcani in direzione del Montenegro. A un certo punto viene caricata su di un autocarro insieme ad altre donne e ha una crisi ipertensiva. Si sente morire e implora le compagne di salvarle la vita. Una di loro trova il coraggio di bucarle la vena con uno spillone per capelli.

Qual è il sentimento che provi nei suoi confronti?

Giada Rossa è una donna sempre sorridente, allegra, comunicativa, che ispira simpatia. Il suo modo di essere, a volte fanciullesco, suscita tenerezza. La determinazione e la caparbietà, che le hanno fatto superare tutti gli ostacoli, sono ammirevoli. Oggi siamo rimaste in contatto e parlare con lei significa ricevere pillole di serenità e di ottimismo.

È un libro di donne per le donne o arriva dritto anche ai lettori uomini?

È una storia al femminile per lettori sensibili ed empatici, a prescindere dal genere.  Il libro è stato apprezzato da diversi uomini che hanno definito Giada Rossa una persona speciale; hanno provato imbarazzo e un senso di colpa per l’indegnità di alcuni simili. Il libro fa riflettere. Le donne mi hanno riferito di aver tratto dalla storia una forza incredibile, che le ha spronate a rivedere e rivalutare la propria vita.  Poco si parla e si sa dell’immigrazione cinese; con questo romanzo il mio intento è far conoscere la realtà di un’etnia poco conosciuta sotto questo aspetto.

Infine, c’è una nuova opera in cantiere che ti aspetta?

Sto scrivendo una nuova storia che mi appassiona e che riguarda le mie ricerche antropologiche. Parlerò di una zona della Cina ancora isolata e di cui non si sa molto sia a livello storico sia dal punto di vista umano, sociale. Per scaramanzia non svelo la trama. Per essere convinta e soddisfatta del mio lavoro, occorre del tempo, anche se il progetto è già completo.