Io e gli Zombie, di Roberto Piccinini

Io e gli zombie, il nuovo di Roberto Piccinini

Roberto Piccinini nasce nel 1965 a Lucca, dove tuttora vive con sua moglie Laura e il figlio Stefano. Da sempre appassionato di fumetti, libri, film di fantascienza e apocalittici, ha deciso di mettere nero su bianco la sua passione e lo ha fatto dando vita alla serie “Io e gli zombie” edita da Edikit, a cui poi ha fatto seguito il suo secondo libro “Il Viandante”.

Io e gli Zombie, di Roberto Piccinini

Roberto Piccinini, con la tua scrittura efficace e fatta di immagini incisive e realistiche, ci porti in viaggio attraverso un’Italia sfigurata, martoriata, che però tenta di rialzarsi. Un viaggio faticoso e denso di pericoli, ma con il fine di scoprire le proprie radici e se stessi. Come è nata l’idea e vuoi farcene una breve sinossi?

Il mio secondo libro, che ho presentato a Lucca Comics and Games 2019, è “Il Viandante” ed è ambientato in un’Italia post apocalittica, 30 anni dopo che un virus ha decimato la razza umana trasformandola in zombie affamati di carne. Fra i due romanzi c’è un tenue filo conduttore, chi ha letto “Io e gli zombie” avrà piacere di ritrovare alcuni riferimenti, altrimenti lo potrà leggere come un romanzo a sé stante. Per scrivere questa storia mi sono posto una semplice domanda: durante un’infestazione zombie tutti sappiamo cosa fare si scappa, si cerca cibo e ci si nasconde, ma dopo? Allora, mi sono immaginato un’Italia post infezione dove Roberto, il protagonista, inizierà un viaggio alla ricerca delle sue origini che lo porterà da Terni a Porcari, percorrendo a piedi la via Francigena e attraversando città dove incontrerà persone con cui si relazionerà e stringerà amicizie; persone che cercano di ricominciare per costruire una parvenza di civiltà, nonostante le malattie e gli zombie che ancora imperversano.

Dopo il successo riscosso dal romanzo a puntate, Edikit ha avuto il piacere di presentare anche il fumetto tratto, appunto, dalla fortunata serie “Io e gli zombie”. Ciò è stato possibile grazie alla sceneggiatura di Antonio De Rosa e ai disegni di Matteo Cialdella, professionisti del settore e fin da subito entusiasti di collaborare a questo progetto. Come è stato vedere i personaggi prendere forma?

Effettivamente era un mio sogno realizzare un fumetto tratto dal mio libro, questo è stato possibile grazie a Tommaso, il mio editore, ad Antonio De Rosa, sceneggiatore, anche lui di Lucca come me e Matteo Cialdella, un giovane disegnatore di Firenze, “nessuno è perfetto” (n.d.r ride e scherza Roberto da buon toscano). A Lucca Comics and Games abbiamo presentato il numero 0 che ha avuto un buon riscontro di pubblico, così abbiamo pensato di uscire a Lucca Comics and Games 2020 con l’intero romanzo a fumetti. Speriamo di riuscirci, perché è un progetto impegnativo e dai lunghi tempi di esecuzione.

L’intero Paese si trova attualmente a dover fronteggiare il contagio da Coronavirus e abbiamo assistito a delle scene non lontane da quanto tu descrivi nel primo volume… Ne cito un estratto: “Quel giorno al supermercato non trovai parcheggio, alla fine lasciai la macchina in divieto di sosta sopra un marciapiede a una certa distanza dal centro commerciale. Una volta dentro, il delirio: non credevo ai miei occhi, centinaia di persone spaventate si aggiravano per le corsie riempiendo il carrello con ogni cosa che gli capitava sotto mano”. Come hai fatto ad anticipare i tempi?

Non vi meravigliate, non sono un novello Nostradamus o una reincarnata Cassandra: queste cose le ho viste più volte nei film apocalittici, di cui sono un appassionato, e sono, purtroppo, accadute in passato in occasione della SARS e della Aviaria. Purtroppo, questa volta, il Coronavirus ha colpito duramente anche il nostro paese, ma le reazioni delle persone sono sempre quelle: per prima cosa fare scorta di viveri, acqua e medicinali. Devo ammettere che anche io non ho resistito, come descrivo nel mio libro, ad andare a fare un’abbondante spesa, quando l’infondata isteria era all’apice. Gli scaffali tristemente vuoti e la gente che si aggirava nervosa fra i corridoi in cerca di qualcosa da mettere nel carrello metteva ansia.

Scrivi ancora: “Dalle prime notizie, si passò ben presto all’emergenza, i casi di infezione si stavano velocemente estendendo in molte nazioni… L’OMS fece chiudere lo spazio aereo mondiale e il traffico marittimo, ma ormai era tardi, il contagio non si fermava, anzi i casi continuavano a moltiplicarsi in tutto il mondo. I notiziari erano in onda 24 ore su 24, tavole rotonde, simposi, dibattiti. Insigni studiosi mostravano planimetrie del mondo dove le zone rosse dell’infezione aumentavano e si estendevano a ogni aggiornamento e mostravano grafici che indicavano le percentuali dei contagiati e dei morti; i cordoni sanitari messi in atto dall’OMS non riuscivano a contenere il propagarsi del virus. Il fatto era che nessuno aveva ancora scoperto dove il contagio fosse iniziato, come si propagasse e soprattutto nessuno sapeva come fermarlo”. Che responsabilità pensi che abbiano coloro che si occupano della comunicazione e dell’informazione?

Mia considerazione personale: Io penso che i mezzi di informazione abbiano una grande responsabilità nel divulgare le notizie. Ho notato che in alcuni casi minimizzano fatti importanti perché considerati “noiosi” e poco appetibili per il grande pubblico, mentre ne ingigantiscono altri che fanno presa sulla gente e quindi aumentano gli ascolti. Se a inizio di ottobre i notiziari iniziassero a contare i casi di influenza e le morti a essa collegate, ci sarebbero le medesime scene di panico. Perché la nostra “banale” influenza la diamo per scontata e secondo gli epidemiologi il Coronavirus è leggermente più contagioso e per ora con basso tasso di mortalità. Se l’epidemia da Coronavirus fosse stata gestita in modo diverso, credo che non saremmo arrivati a questo livello di psicosi. Preoccuparsi è giusto, come pure tenere un comportamento adeguato a evitare il contagio, ma senza allarmismi e ascoltando solo fonti ufficiali e non le numerose fake news che girano in rete: vedi le varie ricette per fare in casa l’amuchina o circondare la casa di sale grosso per allontanare il virus, come letto su internet.

Autore: Francesca Ghezzani

Giornalista, addetto stampa, autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. In passato ha collaborato con istituti in qualità di docente di comunicazione ed eventi.

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