Noemi per Voltati Guarda Ascolta. Foto da Ufficio Stampa
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Noemi: “La musica può fare tantissimo per il sociale”

Riparte la campagna “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico” con la partecipazione di Noemi come testimonial, coach, giudice e performer, per rompere il muro di silenzio che ancora oggi circonda questa malattia.

Noemi per Voltati Guarda Ascolta. Foto da Ufficio Stampa
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Al via “Play! Storie che cantano” il contest musicale online aperto ad artisti che potranno candidarsi fino al 30 giugno sul sito Voltati Guarda Ascolta con canzoni inedite ispirate alle storie delle pazienti con tumore al seno metastatico. Noi de La Gazzetta dello Spettacolo abbiamo intervistato Noemi.

Quanto può fare la musica per un progetto sociale come questo?

La musica può fare tantissimo, soprattutto per diffondere messaggi sociali. Le donne che purtroppo vivono questa esperienza hanno bisogno di fare gruppo, hanno bisogno di attirare l’attenzione, non devono essere allontanate dalla società, ma integrate.  La musica è un linguaggio diretto, va al di là delle parole. Questo è il terzo anno di questa campagna e sono molto contenta di essere stata chiamata soprattutto perché il lavoro che faccio io è un lavoro molto egocentrico. Mettersi a disposizione degli altri è importantissimo, per la mia anima e perché vi confesso che sto conoscendo donne che hanno una forza interiore da invidiare.

Noemi. Foto dal Web
Noemi. Foto dal Web

C’è un consiglio che vorresti dare ai giovani che vogliono partecipare a questo contest?

Quello che posso chiedergli è di essere loro stessi, perché oggi si seguono troppo le mode. E’ diffusa l’idea di copiare gli altri e quello che scrivono.  Il mio consiglio è di tirare fuori la propria personalità grazie alla grande sensibilità che generalmente hanno gli artisti, e di non vergognarsi di se stessi e del loro modo di essere e di scrivere.

Tu invece come hai iniziato a fare musica?

Io ho iniziato a sei anni. In famiglia mio padre ha sempre suonato la chitarra, mia madre canta, e li ho sempre sentiti canticchiare insieme la domenica.  Poi a sei anni è nato il mio grande amore per il pianoforte. Ho sentito tantissima musica grazie a miei genitori: De Gregori, Battisti, Guccini, Vasco, De Andrè, Janis Joplin. Fondamentalmente la musica è un qualcosa che mi ha sempre fatto compagnia, perché comunque quando ero più piccola per un periodo sono stata molto solitaria, è stata una bella valvola di sfogo.

Quindi la musica è anche questo… una valvola di sfogo…

Nelle canzone gli autori cantano dei pezzi che magari ci raccontano la nostra vita in un modo in cui non saremo capaci di fare con le parole e con la musica. Forse ci raccontano un mondo che vorremmo e, secondo me, c’è una grande catarsi in questo. Le donne che vivono questa malattia, io le sto incontrando: quello che dicono è che da quando hanno iniziato a condividere il peso della loro malattia, il loro malessere si è in qualche modo alleggerito. Quindi, secondo me la musica che è condivisione e collaborazione è perfetta come valvola di sfogo.

I tuoi prossimi progetti quali sono?

Adesso sono concentrata su questo Contest che si chiama Play, storie che cantano. La mia vita è comunque fatta di musica

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