Il sessuologo Marco Rossi. Foto di Daniele La Malfa
Il sessuologo Marco Rossi. Foto per gentile concessione dell'intervistato, scattata da Daniele La Malfa.

A tu per tu con Marco Rossi: la sessuologia nei tempi moderni

Incontrare un personaggio mediatico che si occupa di mente e comportamenti, è qualcosa di interessante dal punto di vista intellettivo. Se questa persona è poi il carismatico Marco Rossi, psichiatra e sessuologo, che (personalmente) ho visto per la prima volta a Febbraio 2001 in LoveLine su MTV con Camila Raznovic, la chiacchierata diventa interessante e produttiva.

Benvenuto al dottor Marco Rossi su La Gazzetta dello Spettacolo. Cosa è scattato in te, che ti ha spinto a diventare un sessuologo?

Grazie a voi. La scintilla è scattata tanto tempo fa, quando studiavo psichiatria e già al primo anno, ho iniziato pian piano a rendermi conto che le problematiche sessuali, avevano un grande peso dal punto di vista psicologico, nel dare origine a problematiche di ansia dei pazienti psichiatrici. Questa cosa mi ha iniziato ad incuriosire, fino a quando, mentre ero ufficiale medico sotto militare, un mio collega dell’Ospedale mi dice: “Guarda che a Bologna, c’è un corso di sessuologia (era l’anno 1991)“.

Da li a poco mi sono informato ed ho iniziato il corso che è durato 4 anni e da li… è nato il mio amore per questo lavoro: diciamo come una curiosità lavorativa!

Il sessuologo Marco Rossi. Foto di Daniele La Malfa
Il sessuologo Marco Rossi. Foto per gentile concessione dell’intervistato, scattata da Daniele La Malfa.

In un mondo “troppo social”, come vedi uomini e donne in rapporto alla seduzione oggi?

In maniera concreta: è cambiato tutto… siamo diventati esseri prevalentemente virtuali! Oggi la seduzione corre sul Web e sempre di più stiamo diventando una società dove l’essere umano esiste per la sua immagine e basta.

Questa è una cosa che prima esisteva solo per qualcuno, dei narcisisti o quelli che potevano accedere ai Media, il massimo era la televisione. Mentre oggi ognuno grazie(?) ai social ha una propria immagine da proporre. Da li parte il gioco della seduzione che è un gioco molto meno corporeo… meno interessante: prima sguardi e odori, oggi solo parole scritte!

E’ un handicap, nel senso che facilita l’inizio di un qualsiasi rapporto, della rottura del ghiaccio perché protetti da uno schermo. Ti faccio un esempio: vado in un locale, e non so perché le persone sono li e quindi mi devo guardare intorno per capire se qualcuno/a mi può essere affine e poi intraprendere una conoscenza. Se invece, come accade oggi, vado sul sito vuoitradiretuomarito.com (che sto inventando di sana pianta ora) è tutto molto più semplice, in quanto c’è già un target limitato a quella ricerca.
Ma comunque resta che poi dalla virtualità (se vogliamo parlare di sessualità), ci deve essere il passaggio al reale e li casca l’asino per molti: li tornano tutte le difficoltà psicologiche e di rapporto delle persone.

Sei un uomo mediatico a tutti gli effetti: quanto c’è di sessualità intelligente nel mondo dello Spettacolo di oggi e quanto invece è usurata?

E’ sempre più usurata. La sessualità mediatica è sempre più trash. L’esempio è palese già nel come vengono proposte le argomentazioni sessuologiche sui Media.

Vediamo nuovamente il mondo della TV, che vive una fase di profonda crisi e trasformazione, ma resta che nell’argomento sessuologico non c’è stato più investimento. E’ più facile comprare programmi dall’Estero che non c’entrano con la cultura italiana (o sono adattati) e proporli senza un target preciso, piuttosto che investire in programmi educativi. E’ tutto trash e spesso si producono solo cose per fare audience facile. Purtroppo rimangono nelle sacche cose fatte abbastanza bene, ma questo “buono”, spesso resta per i pochi.

Mi viene in mente Sex Education, una serie di Netflix che ha come protagonista il figlio di una sessuologa… e checché se ne dica, non è vero che si tratta di una serie in cui si parla di sessualità dal punto di vista educativo, ma semplicemente della vita di un ragazzino, che a me risulta anche lontano dalle nostre culture.

Rimanendo all’audiovisivo, hai interpretato te stesso al cinema nel film “Come è bello far l’amore”. Quali sono i tuoi film preferiti?

Io ho una serie di film che preferisco. Quelli della mia vita sono C’era una volta in America, Alien, Matrix ed un film che è stato poco visto perché degli anni ’80 che era “Stati di alterazione progressiva”.

Mi è rimasto Video Drome del 1983 con James Woods. A me piace molto la fantascienza, però poi sono uno di quelli che diventa matto anche per i film di Shakespeare, Zeffirelli. Quello che c’è di nuovo e moderno è meno significativo.

E se parliamo di musica, cosa ascolta Marco Rossi?

Marco Rossi è un vecchio (ndr ride), quindi ascolta punk, il rock anni ’70, new wave anni ’80: i miei gruppi sono i Depesche Mode, Spandau Ballet. Se parliamo di italiano, del passato mi piaceva ben poco. La musica attuale invece mi fa ridere, trovo che tutto questo trap sia solo una grande operazione commerciale. L’idea forse è: “Dovremmo far usare la musica ai ragazzi: diamogli delle cose che fanno numeri“.

Tornando al lavoro e per chiudere questa piacevole chiacchierata: com’è la giornata tipo di un sessuologo?

E’ estremamente intensa. Io “saltello” su 5 studi tutta la settimana in diverse città e sono sempre in viaggio o in studio. Nei tempi morti, devo occuparmi degli aspetti più mediatici.

Ho 2 rubriche settimanali su DiPiù e da quando esiste questo canale con un target molto particolare legato ai grandi numeri c’è impegno. C’è un target così trasversale da questa grande idea di Sandro Mayer di parlare di sessualità in ogni casa: dalle nonne alle suore nel convento, fino alle mamme e ai figli che trovano il giornale sul tavolo. Ovviamente questo impegno necessita un adeguamento del linguaggio ed in passato, essendoci qualche critica è stato ad esempio sostituito il termine orgasmo con la parola “gioia”.

Oltre questo, devo occuparmi di conferenze, della mia rubrica SentiMano su Facebook (che nasce e vive volutamente senza post produzione) che tratta gli argomenti come se parlassi con un amico al bar. E a tal proposito, posso dire che ho pochi amici visto che ho poco tempo per frequentarli. Quindi ricapitolando direi che il 70% della giornata è per i pazienti ed il 30% per la comunicazione.

Grazie Marco Rossi per la tua disponibilità…

Grazie a voi!

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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