Arturo Muselli, dentro me tanti personaggi

Arturo Muselli al Premio Cinema Campania. A destra in Gomorra, Provaci Ancora Prof e La Parrucchiera

Arturo Muselli, dentro me tanti personaggi

A tu per tu con Arturo Muselli, che ci racconta quanto aiuta restare bambini per fare l’attore in questa meravigliosa intervista.

Arturo Muselli, attore napoletano attualmente tra i protagonisti della serie Gomorra 3, si è messo in mostra principalmente al cinema nel film La tenerezza (2017) di Gianni Amelio dove ha interpretato la parte di Saverio e nel film La parrucchiera, dove ha lavorato con Stefano Incerti.

Legato al teatro, che gli da una forte possibilità di analisi dei personaggi che interpreta, lo incontriamo nuovamente dopo un paio d’anni da Provaci ancora Prof in occasione del Premio Cinema Campania, per farci raccontare cosa è cambiato nella sua vita e tutti i successi che lo stanno accompagnando per mano nella sua carriera.

Bentornato su La Gazzetta dello Spettacolo ad Arturo Muselli. Un primo premio ricevuto proprio nella tua Napoli: cosa ti sta dando questa città?
Napoli mi ha dato tanto negli anni, ma non solo Napoli fortunatamente. Sono dovuto andare all’Estero per riprendermi “le cose” che per un periodo non mi stava dando Napoli… Capita nella carriera di un attore che per capire ciò che hai, devi allontanarti un po’. Una volta che hai capito esattamente cos’hai e cosa puoi fare, torni e metti questo punto in più in tutto ciò che fai.

Dal punto di vista introspettivo, hai interpretato personaggi diversi tra cinema, teatro e serie TV. Quanto ci metti della “persona Arturo Muselli” nei ruoli?
Sono io che muovo le corde, quindi… parte tutto da me! Parte dalla mia vita, da quello che ho affrontato, da chi ho incontrato e conosciuto. Muovo “i fili”, ma cerco di non essere mai “io” in quei personaggi. Anche perchè non sarebbe molto interessante portare quello che sono nella vita sul set (ndr sorride).

L’ultimo personaggio che ti vede protagonista è Enzo O’ Talebano, Sangue Blu, in Gomorra La Serie. Un personaggio che oltre al lato truce ha comunque una sfumatura idealista legata alla fratellanza ed al rispetto per quella. Come vivi questa duplice interpretazione caratteriale?
In realtà non è soltanto in Gomorra che vivo questa duplice situazione. Anche in La Tenerezza avevo “un male dentro”. Anche in La Parrucchiera c’era un male di vivere… in maniera diversa, ma sono tutti sentimenti che sono di base nell’essere umano, e poi decidiamo noi quando aprire o chiudere la porta di quei valori.

Questo è Arturo nei confronti dei personaggi interpretati. Viceversa? Come loro vivono in te?
I personaggi mi hanno sempre arricchito sia al cinema, che in TV, che in teatro… A dirla tutta, William Shakespeare… che non ho mai incontrato seppur per poco tempo (ndr sorride), è stata una persona che ha mi insegnato molto a vivere, ma anche Arturo spettatore, ha imparato tanto per la sua vita dai personaggi che ha visto nelle interpretazioni degli altri attori.

Non mi riferisco solo al “prendere cose” da un altro attore; più che altro mi riferisco proprio a quanto si può apprendere dalla storia di un personaggio scritta in drammaturgia.

Come attore, sicuramente sei affezionato in egual maniera a tutti i tuoi personaggi. Ma qual è stato il tuo preferito o il più difficile da interpretare?
Non saprei rispondere… è come dire: “Vuoi bene più a mamma o a papà?“. Non sono padre, ma sicuramente è come chiedere quale figlio si preferisce e penso che non ci sia una risposta. Forse ognuno ha lasciato qualcosa di diverso e questo non mi fa decidere un personaggio in modo particolare. Ti posso rispondere però dicendo che a teatro, impari un modo di lavorare diverso da quello del cinema e avviene che non essendoci magari gli stessi finanziamenti o produttori, rimani più tempo su un progetto, dove il personaggio per motivi temporali ti resta dentro e ti ci puoi affezionare maggiormente.

Cosa ti aspetta per il futuro prossimo?
Voglio augurarmi di continuare a giocare in questo lavoro, a giocare con i personaggi da interpretare. Rimanere bambino con quella semplicità che ti fa approcciare in maniera diversa alla vita, a tutto. Voglio mantenere quella semplicità!

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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