Intervista all’attrice Sara Drago, che ci racconta del suo “Fuori la verità” e del ritorno di “Call My Agent”: ecco le sue novità.
Apprezzatissima e più che impegnata in quest’ultimo periodo l’attrice Sara Drago, con noi per parlare di “Fuori la Verità”, del ritorno di “Call My Agent”, del teatro, della continua voglia di reinventarsi…
Da “Fuori la Verità”, al cinema proprio in questo periodo, al ritorno di “Call My Agent” su Sky, con la sua terza stagione, La Gazzetta dello Spettacolo ha il piacere di intervistare Sara Drago, tra le attrici più apprezzate e versatili, pronta a raccontarci di queste importanti esperienze, senza tralasciare uno sguardo ai progetti futuri, al mestiere che su tutti ama…
Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Sara Drago. Attualmente sei al cinema con “Fuori la Verità”, ad opera del regista Davide Minnella, un film particolarmente curato nei suoi dettagli, molto legato al reale. Come hai vissuto questa esperienza?
«Traspare molto bene, da questo film, quanto Davide sia stato abile nel riportare sullo schermo qualcosa che vive da sempre. Si è trattato di un set particolare, realizzato con ben otto telecamere, caratterizzato da qualcosa di spaventosamente vicino ad un vero e proprio studio televisivo. Ricordo ancora l’emozione nell’essere lì, il primo giorno. Il fascino della televisione è proprio racchiuso in questo, nell’essere molto vicini alla realtà! Ecco perché le persone sono attratte dalla televisione e lo stesso accade alla famiglia Moretti, protagonista della pellicola di Minnella, spinti a partecipare al programma, unicamente per soldi, da una delle loro figlie».
Una correlazione importante, in questo periodo, a pensarci bene, si è venuta a creare tra il personaggio che vivi nel film, Jessica, e il ritorno della tua sempre forte Lea Martelli presente in “Call My Agent”, serie Sky giunta alla sua terza stagione…
«Verissimo! Proprio qualche giorno fa guardavo le puntate con mia mamma sul divano, stupita da quanto fossero belli, particolari, i set, le ambientazioni che sono state ricreate. Curioso anche che si siano, effettivamente, incrociati i destini del film e della serie, con due ruoli molto simili tra loro… Jessica, difatti, potrebbe tranquillamente essere un prequel di Lea, un’anima più giovane, inizialmente pura e desiderosa di trovare il suo posto, di far sentire la sua voce, trattata male e alle prime armi. Una ragazza divenuta poi donna, rappresentativa di un sistema, oggi più spigliata, formata, dopo aver vissuto qualcosa di opprimente, come detto dalla Pandolfi/Marina in “Fuori la Verità”, durante una loro scena».

Una verità, come cita il titolo del film di cui parlavamo inizialmente, dura da accettare, legata a crudeltà, a guerre, ad una voglia di apparire o, semplicemente, prevalere sull’altro ben evidente nel vivere quotidiano?
«Assolutamente! Il bello del nostro mestiere è proprio insito nel mettere davanti agli occhi ciechi dell’umanità ciò che l’essere umano non vuole guardare. Che si tratti di un film, una rivalsa, un gioco, una verità innegabile, citando nuovamente il titolo del film: Fuori la Verità!».
Come hai vissuto il set, i tuoi compagni di avventura?
«È stato molto bello, particolare, realizzare alcune scene in studio, mentre di sopra, su di un altro set, accadeva tutt’altro, senza smettere di essere al servizio di ciò che ci accadeva intorno. Anche le pause erano interessanti da ‘osservare’, al di là delle lunghe attese. La frustrazione di Sara era ‘bella’ da vivere, forse anche ‘utile’ a qualcun’altro, con al comando Marina, direttrice di questo ‘grande circo’. Purtroppo ho avuto modo di lavorare poco con Claudia Gerini e Claudio Amendola, ma posso dirti che è stato bellissimo lavorare con Claudia Pandolfi. C’era una relazione indiretta con tutti loro e nel vivere Jessica sono comunque stata benissimo».
Ritorna “Call My Agent 3” ma senza l’indimenticata Marzia Ubaldi, presente nella serie sin dalla prima stagione. Se possibile, vorrei chiederti un suo ricordo?
«È inevitabile pensare a Marzia, che ci ha lasciato due giorni dopo aver ballato con noi a conclusione delle riprese della seconda stagione. È stata, quindi, forte la sua presenza, nell’assenza che ci ha, poi, lasciato. C’è, ovviamente, un tributo a lei, sin da subito, qualcosa di più che doveroso, vissuto con una certa ironia e, al contempo, leggerezza, proprio come avrebbe voluto. Una concretezza che era anche parte del suo vissuto, come appariva sul set, quando dopo un paio di riprese era lei stessa a stoppare il tutto dicendo: “meglio di così non viene”. Questa terza stagione sarà anche caratterizzata dal ‘famoso’ incontro con l’America, senza dimenticare la leggerezza che costituisce il tutto, l’andare ad indagare anche un po’ sul privato di ogni singolo personaggio».

Quanto c’è di te in Lea?
«La forza di Lea, la sua determinazione e ambizione mi appartengono, diversamente l’essere più dura, spietata… una vera macchina da guerra. Nel quotidiano mi soffermo molto più a riflettere sull’esistenza, lei meno, ma le accadrà qualcosa…».
Quali maggiori consapevolezze ti regala questo mestiere?
«Tantissime! Sento di essere in una fase di muta, di trasformazione enorme, cosa che ha conciso proprio con Lea, con “Call My Agent”. Ho molta più consapevolezza dentro me».
Quale ruolo impersoneresti un domani?
«Ho un vero e proprio condominio dentro me! (Ride) Sul mio profilo Instagram, recentemente, ho pubblicato un personaggio che spero possa avere presto il suo spazio. Si chiama Libero Cobes, un senza tetto di sessant’anni, qualcosa di molto distante dal mio vivere, un modo per portare in vita qualcosa che si differenzi dai personaggi interpretati fino ad oggi».
Cosa ti piacerebbe esplorare, in particolare?
«Vorrei potermi soffermare su un progetto che abbia, a monte, più tempo per la parte artistica. Uno spazio maggiore per me stessa, che spero mi sia dato dal cinema, dalla televisione, e in caso contrario, saprò crearmelo da sola. È nel mio modo di essere!».
Quali sensazioni, invece, sono legate al teatro?
«È una palestra, un luogo in cui poter essere in contatto con il proprio caos. Del palco mi porto a casa ‘la polvere del palcoscenico’, qualcosa di molto particolare, come dicono Ficarra e Picone».
Quali rituali ti accompagnano prima di essere in scena?
«Il riscaldamento, per prima cosa, qualcosa di basilare per sentire il tuo corpo, se il tuo strumento è o meno accordato, anche per comprendere eventuali blocchi. Non ultimo il rituale del trucco, il sentire che stai per raccontare qualcosa che non sei tu, qualcosa di molto bello, di fondamentale».
Come vivi il rapporto con il pubblico?
«Adoro il rapporto con il pubblico, con chi è in sala, così come al cinema. Difatti ero felicissima, alla Festa del Cinema di Roma, alla presentazione di Fuori la Verità. Lo spettacolo diventa del pubblico, quando è ormai fuori, e sentire le sensazioni di chi ci guarda è bellissimo. In platea c’è sempre qualcuno di diverso ad applaudirci, non sai mai cosa ha vissuto, che umore ha, ma alla visione dello spettacolo può magari sentirsi diverso, al buio, alla luce… scatta la magia. Il rapporto con il pubblico è davvero tutto e quando posso incontrarlo ne sono felice. Qualche giorno fa ho avuto l’occasione di tenere una masterclass all’Accademia 09 di Milano ed è stato stupendo. Avevo dinanzi a me occhi pieni di stupore, di fatica e paura e ne sono stata felice. Ho vissuto due ore bellissime!».
Ti piacerebbe poter insegnare?
«Adoro insegnare e l’ho fatto più volte. Purtroppo da quando vivo a Roma ho dovuto smettere, per mancanza di tempo, ma sarei felicissima di tornare a farlo».
Cosa anticiparci sul tuo futuro artistico?
«Ci sono tanti progetti in cantiere, dalla serialità televisiva a progetti di cinema documentaristico. Non vedo l’ora di potervene parlare! Intanto, posso anticiparvi che sono nuovamente in prova, per poi essere in scena dal 27 al 31 dicembre al Teatro Fontana di Milano ne il “Tartufo” di Molière, per la regia di Michele Sinisi, uno spettacolo che ha avuto il suo debutto lo scorso anno. Sarei felice, ovviamente, di avere il pubblico televisivo presente in sala, per poi essere in giro, in tournée. Vi aspetto!».
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