Il violinista Robert McDuffie con noi per l’occasione legata al ritorno del Rome Chamber Music Festival. Ecco cosa aspettarci…
Incontro con Robert McDuffie nuovamente al timone del Rome Chamber Music Festival che avrà luogo dal 18 al 21 giugno a Roma, al Teatro Argentina. 23 anni di storia, di consensi, di successi ancora da scrivere…
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Robert McDuffie. Lei è un famoso violinista nonché fondatore e direttore del Rome Chamber Music Festival. Cosa dire su questa nuova edizione che avrà luogo dal 18 al 21 giugno presso lo storico Teatro Argentina?
«Sono felice e orgoglioso di poter portare avanti questo festival dopo 23 anni di storia. È un appuntamento che continua a rappresentare un’importante occasione per valorizzare i giovani talenti, offrendo loro la possibilità di esibirsi a Roma accanto ad artisti di fama internazionale e davanti a un pubblico sempre attento e appassionato. Il mio amore per la musica da camera rimane immutato, ma credo sia importante farla dialogare con linguaggi e sensibilità diverse. Per questo motivo, negli anni abbiamo introdotto nuove idee e contaminazioni, come l’apertura verso la musica rock americana, con l’obiettivo di avvicinare pubblici differenti senza perdere l’identità del festival. La serata inaugurale sarà un esempio perfetto di questa visione. Presenteremo Aminta e Fillide di Händel, un autentico capolavoro del repertorio cameristico, ma lo faremo con un approccio innovativo: i cantanti non si limiteranno all’esecuzione vocale, ma interpreteranno l’opera anche attraverso il movimento e la danza, creando un’esperienza più coinvolgente e immersiva. Più che proporre semplicemente dei concerti, il nostro obiettivo è offrire al pubblico qualcosa di inaspettato. Cerchiamo sempre di introdurre elementi di novità e di sorpresa, nel rispetto della tradizione ma con lo sguardo rivolto al futuro».
Ospiti d’onore, quest’anno, Mike Mills dei R.E.M. e Chuck Leavell de The Allman Brothers Band e The Rolling Stones. Segno, queste importanti presenze, di quanta rilevanza possa avere oggi questo festival. A cosa deve questa scelta?
«Cerco costantemente nuovi modi per avvicinare il pubblico alla musica da camera, un genere che talvolta può apparire distante o persino intimorire chi non lo conosce. Il mio obiettivo è superare questa percezione, rendendo questa musica più accessibile, coinvolgente e vicina alle persone, senza mai rinunciare alla sua qualità artistica. Non mi interessa parlare soltanto a una cerchia di appassionati o di esperti: mi piace l’idea di aprire le porte del festival a un pubblico più ampio, creando occasioni di incontro e scoperta anche per chi si avvicina per la prima volta a questo repertorio. Per questo motivo cerco di proporre formule nuove, contaminazioni e idee capaci di suscitare curiosità e interesse. È un percorso che intendo continuare anche in futuro, perché credo che la musica da camera abbia ancora molto da dire e possa emozionare persone di ogni età e provenienza».
Due grandi eventi precedono il Festival, il Concerto a Villa Medici e quello all’interno della Cappella Paolina del Quirinale. Due luoghi importantissimi nel cuore di Roma…
«Il concerto a Villa Medici è stato un grande successo, la sala era piena e il pubblico molto entusiasta. Sul palco insieme a me due giovani musicisti straordinari, Virginia Vignera (arpa) e Alessandro Sacchetti (violoncello). Abbiamo fatto un piccolo assaggio di ciò che eseguiremo durante le serate del Rome Chamber Festival: Fantasia per Violino ed Arpa Camille Saint-Saens (1835-1921), Cello Suite No. 1 in G Major BWV 1007 Joahann Sebastian Bach (1685-1750), Sonata per Violino e Violoncello, M.73 Maurice Ravel (1875-1937).Per quanto riguarda il concerto al Quirinale del prossimo 7 giugno cosa posso dire, sono estremamente onorato di poter suonare all’interno di un luogo così importante. Sarà una grande esperienza».
Cosa le regala il percorso intrapreso, quali soddisfazioni con il passare degli anni?
«Ogni anno il mio entusiasmo sembra rinnovarsi naturalmente. È come se, a ogni edizione, si aprissero nuove porte: si scoprono luoghi inediti, si incontrano persone interessanti e nascono nuove collaborazioni artistiche e umane. Credo che sia proprio questa continua capacità di sorprendere a mantenere vivo il festival e la mia passione per questo progetto. Ogni anno rappresenta una nuova avventura, un’occasione per crescere, imparare e condividere la musica con pubblici sempre diversi. Dopo tanti anni, ciò che mi motiva maggiormente è vedere come il festival continui a evolversi, creando nuove opportunità per gli artisti e nuove emozioni per chi partecipa. È questa energia di rinnovamento che mi spinge a guardare al futuro con lo stesso entusiasmo degli inizi».
Chi è oggi Robert McDuffie e cosa resta ancora da realizzare?
«Robert McDuffie è una persona che guarda sempre avanti. Credo sia fondamentale non smettere mai di porsi nuovi obiettivi e di cercare nuove sfide. La curiosità è una forza vitale: ci spinge a crescere, a metterci in discussione e a esplorare territori ancora sconosciuti».
Cosa possiamo aspettarci dal suo futuro artistico? E quanto ha investito sulla sua scuola e sul futuro dei giovani musicisti?
«Dopo aver fondato la mia scuola e aver dedicato una parte importante della mia vita all’insegnamento, mi sono reso conto che questa esperienza mi ha reso non solo un insegnante migliore, ma anche un musicista migliore. Insegnare significa condividere conoscenze, ma soprattutto continuare a imparare. Ogni studente porta con sé una prospettiva diversa, nuove domande e nuove sfide che arricchiscono profondamente anche chi insegna. È un rapporto di crescita reciproca che considero tra le esperienze più preziose della mia vita. Se dovessi scegliere una sola parola per definire la mia eredità, vorrei che fosse proprio questa: “insegnante”. Sulla mia lapide vorrei ci fosse scritto questo».
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