Incontriamo l’autrice Alma Daddario in occasione della messa in scena dello spettacolo “Charlie Parker, le ali del jazz” a Roma.
Incontro con Alma Daddario autrice del progetto teatrale “Charlie Parker, le ali del jazz”, in scena dal 4 al 7 giugno al Teatro dei Documenti di Roma. Uno spettacolo da vivere, un progetto particolare…
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Alma Daddario. Dal 4 al 7 giugno, al Teatro dei Documenti di Roma, sarà in scena “Charlie Parker, le ali del jazz”, un progetto di cui sei autrice. Cosa puoi anticiparci a riguardo?
«Credo che questo spettacolo rappresenterà una sorpresa, spero piacevole, per i molti che non conoscono la tragica e sorprendente storia dell’inventore del Be-bop, Charlie Parker».
Quale legame ti unisce alla musica, al jazz, nello specifico?
«Il mio legame con il Jazz non nasce da un ascolto immediato, quanto piuttosto da una curiosità scaturita in ambito letterario, leggendo le storie delle vite di musicisti e cantanti, scoprendo quanto abbiano influenzato tanta letteratura, soprattutto in America. Penso come esempio alla Beat Generation di Keruac e tanti altri».
Come si è verificata la scelta di Ennio Coltorti e Massimo Napoli, gli attori presenti nel tuo spettacolo?
«Ho sempre ammirato Ennio Coltorti, che conosco e seguo in teatro da molto tempo. A mio avviso rappresenta uno dei più versatili e intensi interpreti di una certa generazione che, per fortuna, abbiamo in Italia. Per quanto riguarda, invece, Massimo Napoli posso dirti che ho avuto modo di conoscerlo recentemente e di apprezzarne le capacità empatiche, la professionalità e la voce, ricca di toni intensi. Abbiamo anche scoperto di avere degli amici in comune, nell’ambito dello spettacolo, e mi è poi venuto spontaneo il pensiero che i due potessero essere gli interpreti ideali dei miei due personaggi antitetici: Charlie Parker e Bruno Werner».
Quali consensi ti auguri di poter ottenere con questo spettacolo?
«Oltre ad augurarmi che lo spettacolo risulti gradito ai più, mi aspetto che possa fungere anche da messaggio e che spinga ad un ascolto dell’altro da sè, del rispetto del diverso. Vorrei che fosse lo spunto di riflessione che riproponga le ragioni dello spirito e della solidarietà, spesso dimenticate e derise in una società che impone modelli basati sull’apparenza, la competitività, l’egocentrismo, che ci fa perdere di vista la nostra umanità, che è complessa, unica, e per questo inspiegabile in termini razionali, proprio come l’arte».
Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Dal mio futuro artistico mi aspetto tante cose, e spero di poterne portare a termine almeno la metà, salute permettendo. Ad ogni modo, per pura scaramanzia, evito approfondimenti, al momento. Posso soltanto rivelarvi che in parte si tratta di teatro e in parte di editoria».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

