Raimondo Galeano illumina Napoli

Il 18 gennaio  e fino al 2 febbraio c.a.  nella sala dorica di Palazzo Reale e nella sala delle carceri del Castel dell’Ovo il pittore illuminato Raimondo Galeano espone alcune opere del periodo giovanile, in cui inizia la sua sperimentazione con il lumen (pigmenti luminescenti, visibili in assenza di luce). Niente tempera, dunque, per un percorso artistico interessante che continua a tutt’oggi, come si evince dalla produzione di Galeano.

Per quel che concerne le opere esposte a Palazzo Reale, esse si prestano ad una triplice lettura: la sala essenziale che le ospita fa supporre -ad un primo e superficiale sguardo del visitatore- di essere in presenza dell’ennesima prova artistica talmente alta  da risultare di difficile comprensione per chi non è un abituale frequentatore di mostre e vernissages. Ma basta che le finestre vengano adeguatamente schermate e la luce (per come noi la conosciamo) sparisca, perché i quadri divengano ciò che il loro artefice voleva che fossero, poichè “è la luce che contiene il colore”, come sostiene Galeano.  E’ evidente come le prime opere che vedono il lumen e il colore associati nella stessa tela risultino meno luminescenti di altre, così come è evidente che Galeano conservi intatto il gesto pittorico, anche se adopera, via via in maniera sempre più esclusiva, materiali raffinati e tecnologici. Questo accade, per esempio, in “Orizzonti” (1987 luce, colore su cemento e tela), mentre nella serie degli epossidici l’immagine viene in parte azzerata, sicuramente frammentata, fino a diventare segno che va decrittato. E se per l’autore questi segni rappresentano una sorta di alfabeto di una civiltà immaginaria, forse aliena, per chi conosce  i pregressi dell’uomo Galeano non è difficile individuare, in tali segni, la sua passione per la musica, quasi fossero, questi segni, la rappresentazione grafica di note musicali spezzate, scomposte e modificate affinchè assumano un senso nuovo (vedi “Scultura” 1991, Luce su cemento).

La terza chiave di lettura è posta concretamente (e non solo nella sua capacità di “leggere” le opere esposte) nelle mani del visitatore, il quale, attraverso una torcia , munita di leds particolari, comincia la sua interazione con la quadro, lasciando tracce della sua visita sulla tela, sul paravento, sulla scultura a firma di Galeano, attraverso questa luce che per gli ospiti della mostra sembra un gioco e che invece risponde a precise leggi della Natura. La Dott.ssa Di Maggio ha, infatti, sottolineato, durante la presentazione dell’evento, la caratteristica performativa di questa retrospettiva che trova il suo apice nell’opera “Orizzonte degli eventi” (2013, luce su tela), una splendita veduta di Napoli che al buio diviene città viva e presente per gli spettatori, che possono avvicinarsi e toccare, senza timore di rovinare l’opera, ma anzi, aggiungendo qualcosa ad essa.

La stessa cosa, in maniera amplificata, accade a Castel dell’Ovo, dove Galeano espone un’installazione che si rifà alla leggenda di Virgilio e dell’uovo nascosto nelle segrete dell’edificio; “L’enigma di Virgilio” permette ai visitatori di toccare con mano la leggenda e di imprimere la propria silhouette, di entrare quasi fisicamente nell’uovo. Un ringraziamento speciale va a chi crede ancora nella Cultura, come il Soprintendente Cozzolino e il Dott. Angelini, a Cataldo Colella (Presidente di Visioni Future) e alla Dott.ssa Manuela Valentini che, nella veste di curatrice della mostra, ci ha riproposto, nella figura di Galeano, quella dell’artista scienziato di antichissima memoria.

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