Raffaella Carrà: dal Tuca Tuca a Pedro
Raffaella Carrà, fare TV é difficile, almeno oggi, ma rimanere in auge anche quando non ci sei più, quello è molto più difficile.
Dalla nascita agli esordi di Raffaella Carrà
Di questo ne sa qualcosa Raffaella Maria Roberta Pelloni, in arte Raffaella Carrá, lei che da Bologna di passi ne ha percorsi tanti, in giro per il mondo, a ritmo di danza e non solo.
Nata a Bologna il 18 giugno 1943; ad otto anni si trasferì a Roma, per studiare danza presso l’Accademia nazionale di danza, fondata dalla ballerina russa Jia Ruskaja-
Non fu un periodo facile, anche perché la stessa direttrice dell’Accademia, scoraggiò Raffaella nel suo progetto di diventare una ballerina. Destino e giochi della sorte! Così, abbandonò l’Accademia per intraprendere gli studi al Centro Sperimentale di cinematografia.
Una strada che le aprirà le porte per la carriera cinematografica e che le consentì di prendere parte a circa trenta pellicole cinematografiche.
Recitando anche per la 20th Century Fox e in pellicole francesi e spagnole, accanto ad artisti quali Marcello Mastroianni, Frank Sinatra e Mario Monicelli.
Ma è la televisione e la musica che la faranno diventare l’icona che è tutt’oggi.
Icona di Stile e Libertà
Il suo è stato un grande impatto nella pop culture. Due tra le riviste più prestigiose Vogue Espana, l’ha testualmente definita un “fenomeno intergenerazionale, di portata sociale e culturale , destinato a essere ricordato per sempre”.
Mentre il The Guardian l’ha considerata la “ pop star che ha insegnato all’Europa la gioia del sesso nel bigottismo cattolico”.
Tanti i suoi album pubblicati, se ne contano 25 e altrettanti brani interpretati anche in altre lingue, vendendo oltre sessanta milioni di dischi in tutto il mondo.
Da Tanti auguri, Rumore, Pedro, Fiesta, Ballo Ballo, E salutala per me, fino a A far l’amore comincia tu, eseguite, oltre che in lingua italiana, anche in inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, greco, russo e filippino.
Per non dimenticare le tante trasmissioni televisive in Italia e all’estero ( dalla Spagna all’Argentina)
Tutti hanno amato e ammirato le sue performance, la sua meticolosità professionale e la sua eccentricità nei costumi, nei balletti e nelle canzoni che l’hanno resa immortale.
Nel 1971 nel corso del programma Canzonissima, si esibì insieme al ballerino e coreografo Enzo Paolo Turchi nel Tuca Tuca, con un costume che metteva in evidenza il suo ombelico.
La stessa Raffaella raccontò di come venne criticato aspramente e tolto sia dai palinsesti che dalle classifiche. <> (come dichiarò lei stessa). Aveva rotto gli schemi e la rigidità di certi costumi e moralità discutibili, liberando le donne da certi pregiudizi.
Quel suo caschetto dettò e detta ancora moda, i suoi abiti definiti “visionari” si opponevano ai canoni dell’epoca.
La Carrà è stata e rimarrà la promotrice di unicità, rendendo anche la moda più libera. Lei con il suo stile ha destato stupore e curiosità, tanto da essere citata all’Anna Wintour Costume Center.
Personalmente non posso negare di averla amata profondamente, come una figlia, una cosa comune a tanti della mia generazione. Tra i suoi tanti programmi, Carramba che sorpresa e Carramba che fortuna sono stati un evento mediatico tra i più seguiti e imitati.
Nel 2024 con il remix del brano Pedro, Raffaella é stata la prima donna italiana ad entrare nella top 50 generale di Spotify.
Anche il dj Bob Sinclair nel 2011 realizzò il remix di A far l’amore comincia tu che divenne Far l’amore.
Quest’anno ricorrono i quattro anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 5 luglio 2021 all’età di 78 anni.
La sua morte è stata salutata e la sua memoria è stata omaggiata con rispetto e affetto.
La sera precedente alla semifinale degli Europei tra Italia e Spagna, dal Wembley Stadium di Londra venne diffuso il brano A far l’amore comincia tu, quale segno del grande amore del paese iberico per Raffaella Carrà.
Il 18 giugno scorso, in occasione di quello che sarebbe stato il suo ottantaduesimo compleanno, sono stati pubblicati due suoi album storici Raffaella Carrá 82 e Fatalità.
Di lei tanto e oltre ci sarebbe da dire , che un articolo ė insufficiente. Ha ispirato allora tante persone e continua a farlo oggi, perché lei rimarrà intramontabile, con il suo sorriso coinvolgente, il suo caschetto iconico e i suoi abiti irripetibili, proprio come lei.
Questo il mio ricordo e tributo alla donna e artista che, solo la fatalità della malattia mi ha impedito di intervistare e di conoscere.
Grazie per la spensieratezza e la riflessione che con la tua arte e il tuo stile ci hai regalando, mostrandoci come una persona ha tutto il potenziale dentro sé per essere libera da tutto e tutti.
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz