Hannah Arendt, la recensione

L’ultimo lavoro della regista tedesca Margarethe Von Trotta dedicato alla filosofa e scrittrice ebreo-tedesca Hannah Arendt. Il film, patrocinato dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, sarà nelle sale cinematografiche in esclusiva per due giorni: lunedì 27 alle ore 20.45 e martedì 28 gennaio alle ore 19.30. Il biopic di una donna eccezionale, che ricostruisce un periodo fondamentale della sua vita, quello tra il 1960 e il 1964. Un film intenso, lodato dalla stampa e che lascerà il segno. Inserite infatti anche immagini autentiche del processo a Eichman.

Scappata dagli orrori della Germania nazista, la filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt nel 1940 trova rifugio insieme al marito e alla madre negli Stati Uniti, grazie all’aiuto del giornalista americano Varian Fry.

Qui, dopo aver lavorato come tutor universitario ed essere divenuta attivista della comunità ebraica di New York, comincia a collaborare con alcune testate giornalistiche. Come inviata del New Yorker in Israele, Hannah si ritrova così a seguire da vicino il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann, da cui prende spunto per scrivere ‘La banalità del male’, un libro che andrà incontro a molte controversie.

Ci vediamo nelle sale cinematografiche con il film intenso e di estrema sensibilità dedicato al mondo ebraico su Hannah Arendt.

Autore: Redazione

Redazione Giornalistica

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