Lorenza Indovina

Lorenza Indovina ci racconta “La verità migliore”

Intervista con l’attrice, nonché regista, Lorenza Indovina in occasione del suo lavoro documentaristico, “La verità migliore”.

Il nostro incontro di oggi è con Lorenza Indovina, che con il suo documentario “La verità migliore”, realizzato per portare luce lì dove la verità tace, è ospite anche al Baarìa Film Festival.

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Lorenza Indovina. Prenderai parte al Baarìa Film Festival, in quel di Bordighera, Palermo. Quali sensazioni a riguardo?
«L’emozione è tanta anche perché la storia che racconto, “La verità migliore”, ha sconvolto Palermo e la sua provincia, nel lontano 1972, e ha coinvolto fin troppe famiglie. Parliamo di una tragedia di grandissima portata ancora viva nella memoria di molte persone, specie di quelle che hanno una certa età, ed è una storia che in molti confondono con Ustica, forse perché più ‘raccontata’. Invece, dal mio canto, posso assicurare il suo essere poco nota e il suo rappresentare una ferita ancora molto importante del nostro paese. Una ferita che mi auguro che qualcuno possa decidere, con grande e ritrovata sensibilità, di studiare con maggiore profondità, anche in seguito ai dubbi di cui parlo nel mio documentario».

Sei nata a Roma ma comunque sei pur sempre legatissima a Palermo, il luogo in cui sei cresciuta…
«È la mia citta e mi ci rispecchio in tutte le sue fattezze e contraddizioni, belle o brutte che siano. È sempre bello tornare a casa, quando possibile, una casa vissuta ancor più quando è venuto a mancare mio padre. Per lavoro, quando lui era ancora con noi, vivevamo a Roma».

Dunque saranno in tanti ad applaudirti, specie la tua famiglia, al Baarìa Film Festival…
«Sicuramente!! (Sorride) Sono certa che ci saranno anche quelli che non ci sono più…».

Il tuo è un percorso artistico ricco, davvero importante ma, ad oggi, cosa ti regala ancora di così forte?
«Non potrei fare a meno di questo lavoro! Tutta la mia vita è incentrata su di esso. Parliamo di un lavoro di ricerca continua, di un modo che ho per poter tornare un po’ bambina interpretando tutto il possibile. Con questo documentario, tra l’altro, ho avuto modo di realizzare che ciò che cerco di fare è la possibilità di poter riprodurre il gioco dell’immaginazione e, in tal modo, ho la possibilità di ritrovare anche mio padre. Alla fine dei conti, è stato proprio lui ad insegnarmi tutto ciò che so e a trasmettermi l’amore per la recitazione. Poterlo ‘ritrovare’, proprio nel gioco, mi rende davvero felice».

Come ha preso forma questa tua passione per la recitazione e cosa vorresti ti regalasse ancora?
«Il tutto ha preso forma a poco a poco con la consapevolezza di poter vivere le cose belle e le cose negative. Mia madre, difatti, provava a proteggere me e mia sorella da questo ‘mondo’ provando a tenerci lontane ma la passione è stata così forte da portami a farlo comunque, pensandolo indispensabile, ma senza stare troppo nel sistema, costruendo il mio percorso a poco a poco, senza tralasciare nulla, di interpretazione in interpretazione. Ogni ruolo mi porta a qualcosa di diverso, ad esplorare nuovi mondi, raccontando personaggi veri, importanti, anche divertenti, all’interno di un racconto cinematografico degno di questo mondo».

Cosa ha rappresentato questo debutto dietro la macchina da presa?
«È stata un’esperienza molto forte! Avevo già girato dei corti, esattamente tre, rendendomi conto, di volta in volta, che non potevo esimermi dal raccontare qualcosa a cui tenevo. Quest’ultimo, però, ha rappresentato un viaggio completamente diverso, basato su tanto che rappresenta anche me. Non si è trattato di lavorare su una semplice sceneggiatura. Ho deciso di far crescere con me questo prodotto, facendomi portare da un’altra parte, aprendomi anche a delle porte sempre diverse e ponendomi in una posizione di curiosità, di sorpresa. È stato un viaggio lungo che mi ha portato anche ad un incontro con i tanti parenti delle vittime. Ho passato pomeriggi interi con loro e per lungo tempo ho cercato di capire cosa fare di tutte quelle emozioni raccolte e che mi erano state donate. Soltanto in un secondo momento ho valutato di dover trasformare il tutto in un racconto documentaristico, con dentro le loro voci e sensazioni».

Un ‘migliore’, parola citata nel titolo, che fa pensare a qualcosa di più adeguato da poter raccontare…
«Si! E fa pensare anche al fatto che sia per noi fondamentale dare una luce diversa al racconto, al ricordo. Dunque la verità è una ma ce ne sono tante altre ancora da raccontare e sempre degne di nota. La verità è una ma di migliori ce ne sono tante».

Credi che “La verità migliore” possa aprirti a delle nuove strade, a dei nuovi ‘racconti’ da vivere?
«Sicuramente! Il processo della costruzione di questo film/documentario è stato proprio un processo alla ricerca della luce. All’inizio c’è una frase di Flaiano che indica proprio di trovare la luce nel buio ed è ciò che faccio con questo viaggio».

Quanto sei cambiata da quelli che sono stati i tuoi inizi?
«Nel profondo non sono cambiata tantissimo! Per fortuna ho da sempre la capacità di guardare con occhi puri alle cose, anche se capita di essere sopraffatta dagli eventi, da ciò che accade nel mondo e che sta portando via tutto, anche al cinema, alla cultura, all’interesse della gente. Leggevo recentemente di Baricco, della voglia di recuperare il bello, il fare delle cose insieme. Sarebbe bello ritrovare tutto ciò, senza distrazione alcuna, senza telefonini di mezzo. Provo a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno quindi mi auguro che possa accadere qualcosa a breve».

Stiamo perdendo quelli che sono stati i valori ben radicati di un tempo…
«Esattamente! Nel mettere in piedi questo progetto mi sono resa conto che non ho una foto con mio padre, se non qualcosa estrapolato dai rotocalchi per via della sua storia con la principessa Soraya. Al di là di ciò nulla e questo perdere memoria mi fa paura. Sembra sempre che le cose avvengano e ciò che avviene poco dopo cancella ciò che c’è stato in precedenza. Non abbiamo più il tempo di fermarci a valutare per poter prendere una posizione riguardo a tutto. Viviamo dei tempi alquanto bui».

Quali anticipazioni sul tuo futuro artistico?
«Sto finendo di girare la settima stagione di Rocco Schiavone e poi ci sarà un debutto per il teatro con uno spettacolo scritto da Antonio Manzini. Un ritorno al teatro che amo perché simbolo di massima espressione della cultura, qualcosa di irripetibile da vivere solo in quel contesto. In ballo ci sono anche altri progetti televisi per l’autunno ma sono ancora in fase di risposte e poi c’è il documentario che girerà ancora per un po’ di tempo…».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

Potrebbe interessarti

Rita Rusciano

Rita Rusciano: tanta positività grazie al mio lavoro

Intervista all'attrice Rita Rusciano in occasione del film che la vede protagonista, "Succede in una notte", ad opera di Emiliano Canova.

L'Ultima Sfida - Film di Antonio Silvestre (Lorena Rutigliano)

L’ultima sfida a Giffoni: sport e cinema con Gilles Rocca

Il 22 luglio Giffoni ospita la presentazione del film "L'ultima sfida" con Gilles Rocca e l'iniziativa sociale Campioni per la Salute.

Una scecna di Quinn

Il corto Quinn sbarca a Hollywood

Il cortometraggio Quinn della GM Production vola a Los Angeles per il prestigioso HollyShorts Film Festival 2026.

Adriano Pantaleo durante le riprese de Il coach dei 2 mondi

“Il Coach dei 2 Mondi” al Giffoni Film Festival 2026

Il documentario di Adriano Pantaleo debutta in anteprima al Giffoni Film Festival 2026. La storia di Antonio Petillo tra Scampia e l'Africa.

Dove non mi hai portata, dal set con Margherita Buy, Tecla Insolia, Daniele Luchetti - foto di Jarno Iotti

Dove non mi hai portata: le riprese del film Luchetti

Iniziate le riprese di Dove non mi hai portata, il film di Daniele Luchetti tratto dal romanzo di Maria Grazia Calandrone.

Kasia Smutniak in Mustang

Mustang, nuovo documentario di Kasia Smutniak

Sono online le prime immagini di Mustang, il nuovo film di Kasia Smutniak dedicato al viaggio in Nepal con Pietro Taricone.

Lascia un commento