Gianfranco Pannone: le domande di”Devozioni”

Al cinema “Devozioni”, un film che si avvale della regia di Gianfranco Pannone, e che abbiamo incontrato per meglio conoscerne il senso.

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Incontro con il regista di “Devozioni”, Gianfranco Pannone, per parlare di un film che scava nell’animo umano portando lo spettatore a porsi non poche domande. Una ‘pellicola’ che i più fortunati potranno ‘incrociare’ nelle sale della Basilicata, in un tour attualmente in atto che toccherà anche Parma, Genova e Torino.

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Gianfranco Pannone. Parliamo subito di “Devozioni”, il progetto cinematografico di cui è regista e del modo in cui ha preso forma?
«L’idea nasce dallo scrittore, nonché giornalista lucano, Andrea Di Consoli, che qualche tempo fa mi chiese di lavorare insieme su un film documentario alla ricerca del sacro in Lucania. Ed è così che ho realizzato un viaggio nelle aree interne, quelle in provincia di Potenza, della Basilicata, tra conventi che chiudono, memorie pasoliniame santi e veggenti, in cui sono ancora presenti i segni di una fede popolare che nelle grandi città abbiamo per buona parte perso. Storie piccole ma significative quelle di cui si parla, che con spirito laico ho provato a restituire nella convinzione che, purtroppo, noi figli di quest’epoca abbiamo perso qualcosa».

Cosa sta regalandovi, al momento, questo film?
«Di interesse intorno a Devozioni ne stiamo trovando tanto e non solo tra chi ha fede. Puoi non credere ma, in profondità, a livello ancestrale in tanti scatta un dubbio, una domanda e questo in qualche modo fa la differenza. Le persone, credenti e non, pare che uscendo dalla visione di questo film, che pone degli interrogativi più che risposte, parlino alle loro coscienze con spirito aperto. Questo capita non solo per il film, ma proprio per la profondità che trovano nella fede popolare che si conserva in Lucania».

Cosa ti regala, ad oggi, questo percorso artistico?
«Posso dirti, al momento, cosa mi sta dando Devozioni. Mi regala una maggiore vicinanza alla natura, un sentimento che sento da sempre forte, ma che qui è diventato qualcosa di più concreto. Mi regala, inoltre, un sentire maggiormente radicato in me legato al non essere soli. Questa esperienza mi ha, inoltre, regalato uno sguardo più aperto verso il mondo, specie nel considerare le differenze dialettali, gestuali, musicali, insomma, identitarie (sul piano culturale e non certo di sangue), qualcosa da preservare».

In cantiere c’è già un nuovo progetto?
«Il legame con la cultura popolare sta spingendomi a creare qualcos’altro che parte proprio da Devozioni. Ho in cantiere un progetto di film, questa volta di finzione, che coinvolge due figure importanti dell’etnomusicologia. Due figure che hanno a che fare con la cultura popolare, grazie al loro lavoro sui canti sacri e profani: parlo di Alan Lomax e Diego Carpitella, due grandi ricercatori che nel dopoguerra attraversarono le coste e l’entroterra italiano da Sud a Nord per raccogliere i canti popolari che stavano via via scomparendo a causa del ‘boom’ economico in arrivo. Il film si intitolerà “Tutta la musica del mondo”».

Un invito da rivolgere ai nostri lettori perché possano andare al cinema incrociando il tessuto artistico di “Devozioni”?
«Devozioni bisogna andarselo un po’ a cercare in questo tour promosso da Clipper Media (che produce con Raicinema) con la Lucana Film Commission, che toccherà, dopo l’anteprima al Nuovo Sacher, di nuovo Roma, poi alcune città del nord, da Genova a Torino passando per Parma, oltre che la stessa Basilicata. Un consiglio: rivolgete a questo film documentario uno sguardo aperto, in ascolto. Consiglierei, inoltre, di farsi delle domande chiedendosi se siamo veramente soli in questo mondo, perché è proprio una coraggiosa domanda a Dio che manca al nostro tempo».

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