È di nuovo tempo di Marefestival Premio Troisi 2026, alla sua 15esima edizione, e incontriamo l’ideatore Massimiliano Cavaleri.
Ritroviamo Massimiliano Cavaleri, ideatore e direttore artistico del Marefestival di Salina, il noto Premio dedicato a Troisi, per l’occasione legata proprio ai quindici anni di vita del progetto che avrà luogo dal 12 al 14 giugno.
Ben ritrovato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Massimiliano Cavaleri. Sei da sempre direttore artistico e ideatore del Premio Troisi, giunto alla sua quindicesima edizione. Cosa dire sul Marefestival Salina, sulle novità di questa edizione?
«Siamo ad un numero quasi tondo che ci porterà ad una celebrazione ancora più importante di Troisi, quest’anno. Faremo, per prima cosa, una nuova inaugurazione della scultura dedicata e donata tempo fa all’isola di Salina. Una scultura più che fotografata dai turisti, negli anni, ma rovinata perché a due passi dal mare. Ora tornerà a splendere sulla passeggiata Massimo Troisi con presenti, all’inaugurazione, Maria Grazia Cucinotta, da sempre al nostro fianco, e Gerardo Ferrara, straordinariamente simile al compianto Massimo. È giusto ricodare che ai tempi del Postino gli fece da controfigura nel pedalare sulle salite abbastanza ardue del luogo. Volgendo uno sguardo agli ospiti, che sono di altissimo livello, è giusto citare anche: Giancarlo Giannini, Cristiana Capotondi, Chiara Francini, Corinne Cléry, Vincenzo Ferrera, Aurora Quattrocchi, Marco Risi e Vincenzo De Lucia. Sul versante musicale, con una riscrittura della musica de Il Postino, ci sarà Nat Minutoli, sassofonista jazz. C’è anche da dire, tra le novità, che Il Postino diventa opera teatrale, e debutterà a Pollara, nella piccola piazzetta. Un luogo del film, a pochi passi dalla casa, con una trentina di attori con le quinte montate proprio sulla strada. Non ultima, la voglia di far diventare la storia del Premio Troisi un film-documentario per via dei tanti premi donati, più di cento, così come i tanti ricordi che i nostri ospiti ci hanno portato dell’artista. Un piccolo anticipo del documentario sarà presentato proprio durante questa nuova edizione, che avrà vita dal 12 al 14 giugno, per poi arricchirsi di altri ricordi in futuro…».

Quali consensi vi augurate di poter ottenere con questa nuova e importante edizione?
«Il consenso più importante ci è sempre donato dalla grande partecipazione da parte degli artisti, i nostri premiati. Quando ci paragonano a Taormina, che ha una storia molto più grande e di certo più importante, anche a livello di budget a disposizione, ne siamo ovviamente onorati. Ricordo anche con piacere le parole di Costanzo, anni addietro, nel dire che siamo stati gli unici nel portare il nome di Troisi in giro. Ne siamo felici e appagati da tutto ciò».
Il pubblico è, dunque, una costante del Marefestival di Salina…
«Il nostro pubblico risponde sempre in ottimo modo, visto anche il target medio-alto che ci caratterizza. Si organizzano di anno in anno, pur di raggiungerci, e di questo li ringrazieremo sempre. Arriviamo a loro, per lo più, grazie ai media, con la possibilità di vivere gli attori, per chi è sul luogo, senza problematica alcuna. Gli ospiti a Salina li puoi anche abbracciare e questo esprime quanta forza abbia il nostro festival».
Torniamo al Postino e, in questo caso, alla Cucinotta. Come vive, di anno in anno, questa rinnovata presenza e la sua stessa partecipazione in quanto madrina?
«Per Maria Grazia, ancora oggi, Salina rappresenta un appuntamento fisso, irrinunciabile, al di là dei tanti impegni che da sempre ha. Quando le parlai per la prima volta del festival era in dubbio a causa delle tante situazioni che Massimo aveva vissuto proprio a Salina ma ha poi accolto con piacere questa proposta. Ha sempre portato la famiglia con sé, sin dall’inizio, tanto che sua figlia ha visto per la prima volta Il Postino proprio nell’isola. Tra l’altro quando è in Sicilia ne approfitta sempre per andare a trovare sua madre, che è ormai molto anziana, e vive nell’amata Messina. Salina, d’altronde, resta il luogo che le ha cambiato la vita!».
Come ti prepari, personalmente, a vivere questa rinnovata avventura?
«Sono stanchissimo! (Ride) Realizzare un festival non è mai una cosa facile ma ne sono felice. È un lavoro che dura un anno, è vero, la concentrazione è enorme, troppa, e le conferme non le puoi avere un anno prima ma va bene così, sono felice di poter vivere questa intera fase…».
La tua idea di Troisi?
«Lo sento come se fosse una persona cara anche se, purtroppo, non ho avuto modo di incontrarlo. Quando è mancato avevo soltanto nove anni ma, ad oggi, continuo a sentirlo come se fosse un parente, un caro zio. Provo, come possibile, a conoscerlo attraverso le persone che lo hanno realmente incontrato e vissuto, proprio come è capitato ad Anna Pavignano, sua ex compagna e sceneggiatrice di molti dei suoi film».
Un invito da rivolgere affinché a Salina siano sempre più in tanti a prestare attenzione al festival?
«Abbiamo perso la poesia, l’autenticità e, tramite il nostro festival, tendiamo a riportare a galla proprio questo. Troisi ci ha lasciato un messaggio chiaro e forte con Il Postino. Se riusciremo a ritrovare tutto questo, tutti i valori che oggi mancano, allora avremo vinto del tutto».
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