Marco Pollini e il riscatto sociale ne «L’Oratore»

Marco Pollini porta al cinema “L’Oratore” dal 30 aprile. Una storia di riscatto e musica in Calabria con il premio Marcello Fonte.

Gestione del Negozio - Banner

Il cinema italiano accoglie una nuova opera densa di significato: L’Oratore, il nuovo lungometraggio diretto da Marco Pollini, arrivato nelle sale il 30 aprile. Dopo il successo dell’anteprima all’European Film Market della Berlinale 76, la pellicola prodotta da Ahora! Films promette di scuotere le coscienze attraverso un racconto che fonde musica, marginalità e l’inatteso potere della parola.

Dalle piazze del Sud al retro di una chiesa

La narrazione, tratta dall’omonimo romanzo di Pollini edito da Santelli Editore, segue le vicende di Felice, un giovane di vent’anni cresciuto nei quartieri popolari del Mezzogiorno. Il suo sogno di diventare pianista lo spinge a un passo pericoloso: acquistare un pianoforte a coda con denaro ottenuto da un usuraio legato alla mafia.

Insieme all’amica Noemi, Felice trasforma lo spazio urbano in un palcoscenico, portando la sua musica tra i turisti. Tuttavia, la violenza del quartiere distrugge il suo strumento, lasciandolo braccato dai creditori. Il punto di svolta avviene in una chiesa dove Felice, quasi per caso, improvvisa un discorso funebre per uno sconosciuto. La sua sincerità colpisce a tal punto i presenti da trasformarlo nel «ragazzo dei funerali», l’oratore che dà voce alle emozioni degli ultimi.

Un cast d’eccellenza per un realismo poetico

Il film vanta la partecipazione di Marcello Fonte, già premiato a Cannes, affiancato da attori del calibro di Giorgio Colangeli e Paola Lavini. La forza dell’opera risiede anche nella sua identità territoriale, essendo stata girata interamente in Calabria con il supporto della Fondazione Calabria Film Commission.

Pollini costruisce un «ritratto viscerale della resistenza al degrado», dove il talento inatteso diventa l’unico strumento di difesa contro un destino apparentemente già scritto. Il film non è solo una storia di formazione, ma una riflessione sulla dignità della memoria e sulla possibilità di trovare la propria voce nei contesti più difficili.

L’intervista a Marco Pollini

Marco Pollini benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Dalla penna alla macchina da presa: nel film “L’Oratore” la musica e le parole sembrano quasi “personaggi” a sé stanti. Qual è stata la sfida più grande nel tradurre l’intimità del suo romanzo in un’esperienza visiva e sonora così viscerale?
«La sfida più grande è stata realizzare e tradurre in immagini il film, non tanto la scrittura che era nata prima come sceneggiatura. Trovare il modo di produrre e girare un film indipendente, è sempre un impresa titanica. Poi trasformarla in Romanzo e poi di nuovo in sceneggiatura con il prezioso aiuto di Franco Ferrini, il grande autore e sceneggiatore, non è stato complicato. Con Franco abbiamo costruito una bella storia, ricca di sorprese e di spunti Interessanti».

Il protagonista, Felice, compie un gesto estremo e disperato per inseguire il suo sogno: chiede un prestito alla mafia per un pianoforte. Quanto è importante, nella sua narrazione, mostrare che la bellezza può nascere anche da un compromesso col fango della marginalità?
«Come nella vita, ci sono momenti difficili e disperati. Come Felice nel film, però, bisogna rialzarsi, sempre, e trovare la forza dentro di se’. Trovare la bellezza dentro di noi anche quando tutto intorno il mondo va a rotoli. Sognare, continuare a sognare ad occhi aperti. Mostrare la bellezza e il sogno è quello che cerco sempre per i miei film».

La trasformazione di Felice nel “ragazzo dei funerali” è un colpo di scena poetico e spiazzante. Come ha lavorato con Marcello Fonte e il resto del cast per rendere credibile questo passaggio da musicista a “custode della memoria” per degli sconosciuti?
«Marcello è un grande, sempre molto disponibile, come tutti gli attori. Ho trovato in Calabria degli attori splendidi, molti giovani, molte persone con facce incedibili e molto genuini e sensibili. Hanno letto la sceneggiatura e hanno trovato spunti interessanti per i loro personaggi. Sono stati anche molto sensibili nel capire che tenevo molto a questo film, nato anche da spunti e storia personali».

Il film è stato girato in Calabria con un cast e maestranze locali, beneficiando del supporto della Fondazione Calabria Film Commission. In che modo l’identità di questo territorio ha influenzato il “realismo sociale” che permea l’intera opera?
«La Fondazione Calabria Film Commission e tutta la Regione, i comuni, gli attori e le maestranze calabresi, hanno aiutato a Realizzare il film. Anche le location, sono state importanti. Ci sono luoghi unici, di rara bellezza, che tutti dovrebbero conoscere. In Calabria ci sono luoghi magici, e bisogna farli conoscere sempre di più. Spero che questa opera, aiuti in questo senso».

In un mondo che spesso dimentica in fretta, il suo protagonista presta la voce a chi non l’ha più. Quale messaggio spera che il pubblico porti con sé dopo i titoli di coda, riguardo al valore della dignità e della memoria degli “ultimi”?
«Spero che portino nel loro cuore le atmosfere del film, i luoghi immortalati, la bella prova degli attori calabresi. Spero soprattutto che tutti, anche i ragazzi e le ragazze, capiscano cosa vuol dire cadere e rialzarsi, capiscano l’importanza della musica, delle parole, della cultura. E che trovino la musica e l’arte dentro di loro, per poter sempre andare avanti con determinazione e per migliorare le loro vite e il loro paese».

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

Potrebbe interessarti

Lino Musella, Nicole Malaj, Vanessa Scalera in Il fuoco che ti porti dentro © Anna Camerlingo

Il fuoco che ti porti dentro: arriva la data di uscita

Disponibile il trailer de Il fuoco che ti porti dentro di De Angelis con Vanessa Scalera. Dal 19 novembre 2026 al cinema.

Caterina Truci è Johana in Il canto di Alina

Il canto di Alina, l’opera indipendente in sala

Prodotto da Oxymoro Creative Studio, Akita Film e distribuito da Lo Scrittoio un sorprendente esordio alla regia, un road-movie potente.

Stefano Pesce è Luca Barbero in una scena di Photogame - Autoritratto di un'Ossessione

Photogame, l’ossessione arriva in sala

Distribuito da L’AltroFilm di Louis Nero, il thriller psicologico "Photogame - Autoritratto di un’Ossessione", diretto da Alex Ruzzi.

Una scena di Se ami qualcuno dillo © Frame trailer

Se ami qualcuno dillo: il film con Leo dal 16 ottobre

Dal 16 ottobre al cinema Se ami qualcuno dillo, esordio alla regia di Marco Bonini con Edoardo Leo, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno.

Ninni Bruschetta

Ninni Bruschetta: la vita è sempre più bella!

Ninni Bruschetta ci parla del suo percorso artistico e del film "Limoni a Varsavia" e di quello che è la passione per la professione!

Annalisa Aglioti

Annalisa Aglioti: maggiore tutela verso le donne

Annalisa Aglioti con noi in questa intervista per parlarci del cortometraggio "J.Shakespeare", in questo interessante racconto.

Lascia un commento