Elisabetta Tulli

Elisabetta Tulli: “Benvenuti a Casa Morandi”, successo di pubblico

“Benvenuti a Casa Morandi”, uno spettacolo che ci regala il bello della famiglia, ne parliamo con Elisabetta Tulli.

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Benvenuti a casa Morandi” continua a far parlare di sé, anche a fine repliche, con una ripresa annunciata, per la prossima stagione e un grande amore da parte del pubblico. Un sentimento che va di padre in ‘figli’ di cui parleremo con la co-autrice, Elisabetta Tulli.

Un successo di pubblico, “Benvenuti a Casa Morandi”, uno spettacolo che ci regala il bello di una famiglia amatissima, i Morandi, attraverso i ricordi portati in scena da Marianna e Marco, i figli più grandi dell’amatissimo Gianni e di Laura Efrikian. Uno spettacolo che abbiamo avuto modo di vivere lo scorso 18 aprile al Manzoni di Roma e che, ne siamo certi, saprà regalare tantissime altre emozioni in futuro. Come dicevamo, a parlarne, oggi, Elisabetta Tulli, co-autrice e sceneggiatrice, orgogliosa di aver preso parte a questo progetto sin dall’inizio, sicura che il pubblico ne abbia colto l’amore e la semplicità che Marianna e Marco hanno voluto trasmettere ricordando, in particolare, l’amata Marta, la donna che li ha cresciuti insieme ai loro genitori.

Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Elisabetta Tulli. Sei co-autrice e sceneggiatrice, nonché collaboratrice alla stesura del testo, dello spettacolo che ha riportato alle scene Marianna Morandi e suo fratello Marco, “Benvenuti a casa Morandi”. Cosa dire su questa nuova e rappresentativa esperienza?
«Marianna e Marco rappresentano un po’ la famiglia italiana ed è maggiormente questa la forza che li caratterizza, la tenerezza che li contraddistingue. A loro modo sono sempre stati seguiti attraverso la vita dei genitori, motivo per cui sono stati sotto i riflettori sin da piccoli, e per tutti noi rappresentano un bel ricordo, vista la lente di ingrandimenti benevola vissuta. Come dice Marianna in scena, “una volta chiusa la porta di casa, possiamo dire di avercela fatta, al di là di ogni cosa…” e portano con sé, tra l’altro, anche una grande professionalità. Sono pieni di talenti, dei talenti che hanno addestrato molto bene».

Come ha preso esattamente forma questa idea?
«L’idea c’era da subito, sin da quando è mancata Marta, la persona che li ha cresciuti e, come possibile, ho cercato di cavalcare in maniera teatrale questi racconti sottolineando ciò che in scena viene detto, ossia che Marta era un pretesto affinché potessero ritrovare sé stessi e il loro rapporto. Ho cercato, poi, come possibile di confezionare l’alternanza del racconto con l’alternanza dei ricordi, proprio come richiesto da loro».

Come si è, invece, sviluppato l’incontro, vero e proprio, con i due fratelli Morandi?
«Avrebbe dovuto seguirli Saverio Marconi nella regia, una persona che conosco da sempre e che ci ha poi messo in contatto. Un regalo, quello ricevuto, per cui gli devo tanto, con una regia che è poi stata affidata a Pino Quartullo, in un progetto che ha avuto un suo tempo prima di svilupparsi ed un’alchimia che si è stabilita sin da subito, visto il mio essere anche attrice».

Cosa si prova nel vedere nascere uno spettacolo a cui si ha avuto modo di ‘mettere mano’, sotto tanti punti di vista?
«Parlando di questo spettacolo, nello specifico, mi piace vedere come possa crescere da un punto di vista interpretativo. Non sono di quelle autrici da “quella frase doveva essere così…”, questo perché ben venga il poter arricchire a modo proprio la scena. Di Marianna e Marco, nello specifico, oltre a fidarmi tanto di loro, amo la bravura e la capacità che hanno nel saper ascoltare il pubblico, loro stessi, e l’essere teneramente veri, che rappresenta una marcia in più…».

Ho avuto modo di assistere alla pomeridiana del 18 aprile, al Manzoni di Roma, con al mio fianco, in prima fila, una signora che dal suo canto sosteneva di averli visti crescere, vista l’età pari a quella dei suoi figli. In realtà li ha semplicemente seguiti, televisivamente parlando, perché sostenitrice, in primis, del loro papà…
«Si, sanno di famiglia, e nei loro confronti c’è sempre tanto amore, anche al di là di ciò che sono i loro genitori. Marco, ad esempio, ha partecipato a Sanremo, ha realizzato altre situazioni importanti e così Marianna, bravissima ai suoi esordi, prima di smettere per dedicarsi ai suoi figli. Dei veri e propri professionisti, qualcosa che resta e che viene apprezzato. Durante lo spettacolo Marco suona il violino in una maniera egregia, così come la chitarra. Non si bara in questo spettacolo, anzi…».

C’era chi sognava il matrimonio, chi lo spettacolo, a ruoli invertiti…
«Vero, si si! Anche lì c’è tanta verità ed è bello che ora riescano a fare nuovamente tutto ciò e insieme».

Di bello c’è anche l’amore, la protezione, che Marco ha nei confronti di sua sorella. Qualcosa di molto evidente e puro…
«Verissimo! Si nota ed è tanto bello».

Chi è, invece, Elisabetta e quali passioni guidano il tuo vissuto e questo intenso percorso?
«Quest’anno festeggio i primi venticinque anni di carriera, cosa non da poco. È da poco terminata, tra l’altro, l’esperienza de “I sette re di Roma”, con Enrico Brignano, andata molto bene e, nello specifico, posso dire di essere una performer di musical, da “Sister Act” a molto altro. Nascendo come cantante televisiva in un programma dal titolo “Chiambretti c’è”, ho subito cavalcato quest’onda, per poi essere al servizio del teatro per me e per altri protagonisti. Ho preso parte a dei corsi di scrittura, nel corso degli anni, realizzando dei musical di teatro civile, anche perché amo portare avanti il lavoro sull’emancipazione femminile. Sono creatrice di Italy Bares, la versione italiana dello storico Broadway Bares, in scena il prossimo 16 e 17 maggio al Teatro Repower di Milano e sono anche quella che è dietro ai protagonisti di “Sei nell’anima” e “Champagne”, alle prese con il coaching di canto. Faccio tante cose e ne sono felice».

Cosa concretizzare in futuro?
«Vorrei poter continuare a fare ciò che faccio, tutte sfaccettature di una continua ricerca di empatia, di incontri umani e quanto altro potrà portarmi questo percorso».

Cosa anticipare, nei limiti del possibile, sul tuo futuro artistico?
«Non posso anticipare nulla, purtroppo. È tutto ancora da creare ma, se proprio, posso dirti che spero di poter scrivere il prossimo spettacolo dei Morandi. Siamo già al lavoro, è un obiettivo, una grande volontà da portare a termine».

Ricordiamo, prima di chiudere questa felice intervista, un altro protagonista dello spettacolo, “Benvenuti a casa Morandi”, Marcello Sindici…
«Marcello è la ciliegina sulla torta di questo spettacolo. Nella vita è coreografo, regista e ballerino e debuttare, alla sua età, come attore lo rende ancora più degno di nota. È sempre molto preciso e ha la capacità di rendere il suo ruolo comico, tenero e, al contempo, delicato. Lui ha davvero lavorato con la Carrà. Sono felice che sia con noi in questo progetto».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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