Un a tu per tu con Laurent Slama, che si racconta sul suo film “A Second Life” ad Alice nella città venduto a Netflix.
Durante i Giochi Olimpici, nasce un legame inaspettato tra un’americana con problemi di udito e una viaggiatrice dallo spirito libero nelle vivaci strade di Parigi. È da questa trama intima e universale che prende vita “A Second Life“, il nuovo film del regista francese Laurent Slama, presentato con successo ad Alice nella Città, dove il regista ha incontrato anche la giuria del festival.
Slama racconta di aver realizzato A Second Life con la stessa urgenza e libertà che avevano caratterizzato il suo debutto, poi venduto a Netflix. “Nel mio primo film non avevo trovato una produzione, quindi ho deciso di farlo da solo. È stato poi acquistato da Netflix, ma per il secondo ho voluto restare indipendente — non per diffidenza, ma per poter girare con rapidità e libertà artistica. Parlare con una produzione spesso significa aspettare tre o quattro anni, io invece volevo farlo subito, prima delle Olimpiadi.”
Una scelta che si è rivelata vincente: il film è stato realizzato in tempi record — appena sei mesi prima dell’inizio dei Giochi — e ha trovato spazio in numerosi festival internazionali, da New York alla Repubblica Ceca, fino a Roma.
“Ogni festival ha una sua energia. A Roma è la prima volta che ho incontrato un pubblico composto interamente da giovani: è emozionante vedere come reagiscono, cosa leggono tra le righe del film.”
L’indipendenza produttiva è per Slama non solo una scelta logistica, ma anche una presa di posizione artistica. “Il mio cinema è libero perché è autofinanziato. Quando non hai imposizioni dall’alto, puoi permetterti di essere autentico. Ma ogni forma di finanziamento porta con sé un compromesso: la libertà dell’arte passa inevitabilmente per chi decide di sostenerti.”
Il regista ha spiegato anche il sistema di leggi francese che regola i rapporti tra sala e piattaforme streaming: “In Francia, se un film esce al cinema, non può andare su Netflix prima di tre anni. Ma se Netflix partecipa al finanziamento, il tempo si riduce a un anno. È un compromesso politico, ma anche un modo per proteggere la sala e, allo stesso tempo, favorire una collaborazione virtuosa con le piattaforme.”
Per Slama, il cinema resta un potente strumento educativo e culturale. “C’è un aspetto educativo nel cinema: ci forma, ci costringe a guardare l’altro. I festival, da questo punto di vista, sono fondamentali. Non solo per la visibilità, ma per il riconoscimento di un lavoro, per sentire il pubblico parlare del tuo film.”
Durante l’incontro con la giuria di Alice nella Città, Slama ha anche affrontato il tema della libertà d’espressione nel contesto politico e culturale francese, citando il recente caso di un’attrice criticata per alcune dichiarazioni sul conflitto israelo-palestinese.
“Oggi molti artisti hanno paura di dire ciò che pensano. Ma l’arte non può avere paura: deve restare un luogo di confronto, anche quando divide.”
Con uno stile intimo e una narrazione che intreccia sport, amore e identità, A Second Life è un film sull’incontro tra mondi diversi — linguistici, culturali, emotivi — che si sfiorano nella cornice olimpica di Parigi.
Un invito a cercare, nel rumore del mondo, una seconda vita possibile.
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

