Un nuovo film nello spazio? I see you

I see you. Immagine generata con AI

Un nuovo film nello spazio? I see you

Un’epica storia d’amore tra le stelle: annunciato “I see you”. Sarà un’impresa cinematografica attrattiva o un mix di immagini spaziali?

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Un’altra storia d’amore, ma questa volta non è ambientata a Venezia o a New York, bensì nello spazio profondo. La Space 11 di Andrea Iervolino, ha appena annunciato un’impresa che, a sentir loro, rivoluzionerà il cinema. La collaborazione con Bert Ulrich, un ex della NASA, non è un dettaglio da poco. Ulrich, che prima gestiva le pubbliche relazioni e ora si dedica a far sembrare tutto un po’ più serio, ha unito le forze con Iervolino per dare vita a un film dal titolo, a dir poco originale, “I see you”.

La trama? Un’epopea romantica che si svolge tra le stelle. Niente di nuovo sotto il sole, o meglio, tra le stelle, se non fosse per un particolare che fa drizzare le antenne (e solleva qualche sopracciglio): il film sarà girato per l’85% con immagini reali riprese nello spazio. Un’impresa che definire “mai realizzata prima” suona un po’ come un disco rotto, considerando i tanti film che hanno giocato con l’idea di filmare nello spazio, ma forse questa volta è diverso. O forse, semplicemente, Iervolino ha un budget che farebbe impallidire un piccolo Stato e ha deciso di usarlo per girare scene in orbita invece che per pagare gli effetti speciali.

Nonostante le premesse altisonanti e le dichiarazioni roboanti, è difficile non pensare che ci sia dietro molto marketing. Certo, girare l’85% di un film nello spazio suona incredibile, ma come si traducono queste “immagini reali” in una storia d’amore che funzioni? Avremo due astronauti che si tengono per mano mentre la Terra ruota sullo sfondo? Oppure riprese sgranate di due tizi che fluttuano in assenza di gravità e si guardano intensamente? Le dichiarazioni ufficiali sembrano voler superare il buco nero del conosciuto umano.

La logistica spaziale: tra sogno e realtà, la vera sfida

Andrea Iervolino, in un impeto di ottimismo degno di un astronauta in decollo, ha dichiarato: “Stiamo superando i confini dell’amore e del cinema allo stesso tempo. ‘I see you’ non è solo un film — è un viaggio che collegherà il pubblico con l’emozione autentica del legame umano, immerso nella bellezza straordinaria del cosmo. Girare la maggior parte del film in ambienti spaziali reali è sia un sogno che una missione. È il prossimo passo per ridefinire ciò che è possibile nella narrazione cinematografica”.

Con queste dichiarazioni si alzano le aspettative, ed il pubblico si aspetta un capolavoro degno di Stanley Kubrick, ma con meno filosofia e più cuoricini. Ulrich aggiunge il suo tocco poetico parlando di “esplorazione poetica e ambiziosa dell’amore”.

Per ora, non si sa ancora nulla del casting o della logistica delle missioni. La domanda sorge spontanea: questo film sarà davvero un “nuovo punto di riferimento” per lo storytelling immersivo o finirà per essere l’ennesimo progetto ambizioso che si sgonfia come una bolla di sapone? L’idea di unire una storia profonda con la realtà dello spazio è affascinante, ma la riuscita dipenderà interamente da come verrà gestita la narrazione. Se l’85% di riprese reali si traduce in un film noioso e privo di ritmo, l’effetto wow svanirà più velocemente di una meteora.

Il modello di produzione ibrido

Il modello di produzione ibrido che integra riprese in orbita con scene girate sulla Terra potrebbe essere la vera chiave per il successo. Certo, non mancano le produzioni che hanno usato elementi visivi spaziali, ma “I see you” promette di andare oltre. Attendiamo con ansia i prossimi annunci.

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