Rosa Balistreri rivive in “L’amore che ho”

Una scena di "L'amore che ho"

Rosa Balistreri rivive in “L’amore che ho”

“L’amore che ho” porta sul grande schermo la vita intensa e le battaglie di un’icona musicale e sociale, con le musiche di Carmen Consoli.

Dopo aver incantato il pubblico del 42° Torino Film Festival, si prepara a conquistare le sale italiane un’opera cinematografica intensa e commovente: L’amore che ho, il nuovo film diretto da Paolo Licata, già acclamato per il suo pluripremiato “Picciridda – Con i piedi nella sabbia” nel 2020. Questa volta, Licata si immerge nella vita straordinaria di Rosa Balistreri, autentica leggenda della canzone popolare siciliana, ripercorrendo i suoi drammi, le sue gioie e le sue incessanti lotte.

Il film, che arriverà nelle sale l’8 maggio 2025, è una produzione Dea Film e Moonlight, con il prezioso contributo della Sicilia Film Commission. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Paolo Licata insieme a Maurizio Quagliana, Heidrun Schleef e Antonio Guadalupi, si basa liberamente sull’omonimo romanzo di Luca Torregrossa, nipote dell’indimenticabile artista.

Il cast di “L’amore che ho” per raccontare la leggenda di Rosa Balistreri

A dare volto alle diverse fasi della vita di Rosa Balistreri troviamo un quartetto di attrici di grande talento: Lucia Sardo, Donatella Finocchiaro, Anita Pomario e Martina Ziami. Ognuna di loro si cala nei panni di Rosa in momenti cruciali della sua esistenza, restituendo al pubblico la complessità e la forza di questa figura iconica.

Un elemento di particolare pregio è rappresentato dalla partecipazione di Carmen Consoli, cantautrice siciliana che da sempre considera Rosa Balistreri una fonte di ispirazione e una vera e propria guida artistica. Consoli non solo appare nel film nel ruolo di Alice, ma ha anche firmato le musiche originali dell’opera, un connubio artistico che promette di aggiungere un’ulteriore profondità emotiva al racconto.

Il cast si completa con la talentuosa Tania Bambaci, che interpreta Angela, la figlia di Rosa, il cui rapporto conflittuale con la madre costituisce uno dei fili conduttori della narrazione. Accanto a lei, Vincenzo Ferrera veste i panni di Emanuele, il padre di Rosa, un personaggio emblematico di un’epoca in cui l’amore filiale era spesso intriso di una cultura patriarcale rigida e oppressiva.

L’amore che ho: un viaggio nel tempo alla scoperta di un’anima combattiva

La narrazione de L’amore che ho si snoda su due piani temporali. Nel 1990, troviamo una Rosa Balistreri anziana e alla fine della sua gloriosa carriera, riconosciuta a livello internazionale nel mondo dello spettacolo, dell’arte e della politica. Tuttavia, il successo non ha colmato un vuoto affettivo profondo: il rapporto tormentato con la figlia Angela, ormai quarantenne, che ha sempre percepito la madre come una figura distante, completamente assorbita dalla sua carriera artistica.

Determinata a recuperare questo legame prima che sia troppo tardi, Rosa è disposta a tutto. Pur di avere un’altra possibilità, accetta persino di vivere nella modesta e trascurata cantina della figlia e di esibirsi nei piccoli paesi dell’entroterra siciliano per guadagnarsi da vivere.

Parallelamente a questo tentativo di riconciliazione, il film ci conduce in un viaggio nel passato di Rosa Balistreri, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua esistenza. Riviviamo le lunghe e faticose giornate trascorse da bambina a lavorare nei campi insieme al padre, il matrimonio forzato e violento che ha segnato la sua giovinezza, fino alla difficile conquista del successo, ottenuta nonostante i numerosi ostacoli e le discriminazioni subite in quanto donna e artista proveniente dal Sud Italia.

Rosa Balistreri: un simbolo di riscatto e di lotta

Attraverso il racconto intimo e potente della sua vita, L’amore che ho offre uno sguardo profondo nell’anima e nell’incredibile destino di Rosa Balistreri. Non solo un’icona musicale del Mezzogiorno, ma anche una cantautrice coraggiosa che ha combattuto in prima linea per i diritti dei lavoratori, si è schierata con forza contro la mafia e ha lottato con passione per l’emancipazione femminile in un periodo storico cruciale per l’Italia e per il mondo intero.

La sua voce potente e le sue canzoni intense hanno saputo dare voce agli ultimi, ai marginalizzati, alle donne oppresse, diventando un simbolo di resistenza e di speranza. Rosa Balistreri ha trasformato il suo dolore e le sue esperienze difficili in arte, in un messaggio universale di dignità e di ribellione contro le ingiustizie.

Il film di Paolo Licata si preannuncia come un omaggio sentito e necessario a questa figura straordinaria, capace di emozionare e di ispirare ancora oggi. Un’occasione imperdibile per conoscere o riscoprire la forza di una donna che ha saputo trasformare la sua vita in un canto di libertà e di amore per la sua terra. L’attesa per l’8 maggio 2025 cresce, con la promessa di un’esperienza cinematografica intensa e indimenticabile.

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