Testa o croce? Il western che sfida la storia

Nadia Tereszkiewicz ed Alessandro Borghi sono Rosa e Santino in "Testa o Croce?"

Testa o croce? Il western che sfida la storia

Il film di Rigo de Righi e Zoppis dal titolo “Testa o croce?”, arriva al Festival di Cannes tra butteri e leggende.

Nel panorama del cinema contemporaneo, “Testa o Croce?” si staglia come un’opera di rottura, un racconto che riscrive il western con l’inchiostro della tradizione orale italiana. Diretto da Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, già autori del sorprendente Re Granchio, il film si prepara a fare il suo debutto internazionale nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2025.

Un cast straordinario con Nadia Tereszkiewicz, Alessandro Borghi, John C. Reilly, Peter Lanzani e Gianni Garko riporta in vita un’epoca dimenticata, dove la leggenda dei butteri italiani sfida il mito americano del Far West.

La sfida western tra butteri e cowboy

Siamo a Roma, agli inizi del ‘900. Il Wild West Show di Buffalo Bill arriva in Italia con tutta la sua carovana di spettacolarizzazione: indiani finti, sparatorie a salve, cavalli impennati, musiche trionfanti e cartelloni pubblicitari che vendono sogni. In mezzo a tutto questo, una sfida storica: una gara di doma tra i leggendari butteri italiani e i cowboy d’oltreoceano.

Un confronto tra miti

Nel cuore della narrazione, la figura del buttero diventa simbolo di una identità rurale profonda, autentica, che non ha bisogno di luci di scena per imporsi. Santino, interpretato da Alessandro Borghi, incarna questo spirito. È un uomo di poche parole, un cavaliere nato dalla terra, lontano dai riflettori del circo di Buffalo Bill.

A sfidarlo, un esercito di stuntmen e attori, diretti da un Bill (John C. Reilly) che più che un eroe, appare come una figura decadente del sogno americano.

Eppure, è proprio da questo scontro tra spettacolo e verità che nasce la scintilla narrativa di “Testa o Croce?”: “La storia vera non si racconta mai tutta intera,” affermano i registi. E nel film, ogni scena conferma questa teoria.

Rosa, Santino e il sogno americano

La vicenda si tinge di passione e tragedia con l’introduzione di Rosa, giovane moglie del signorotto locale, interpretata da Nadia Tereszkiewicz, che si innamora di Santino dopo la sua vittoria nella leggendaria sfida. Quando il marito viene trovato morto, inizia una fuga rocambolesca, seguita da un crescendo drammatico che ha il sapore delle ballate folk.

Un amore contro il destino

La fuga di Rosa e Santino è molto più che un tentativo di eludere la giustizia. È il simbolo di una ricerca di libertà che attraversa l’oceano: “Rosa sogna l’America, quella vera, non quella dei manifesti,” raccontano i registi in una recente intervista a Cineuropa. Eppure, la realtà è molto più dura delle immagini patinate.

Il mito americano, che per Buffalo Bill è ormai ridotto a prodotto da esportazione, per Rosa resta una promessa da inseguire. Ma il film non fa sconti: la giustizia è corrotta, la verità sepolta sotto terra, e ogni scelta ha un prezzo.

La poetica dei registi: tra leggenda e realtà

Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis sono noti per il loro approccio quasi antropologico al cinema. La loro carriera è iniziata con Belva Nera, proseguita con Il Solengo, e ha raggiunto una prima maturità con Re Granchio, presentato a Cannes nel 2021.

Con “Testa o Croce?” portano avanti la loro esplorazione di miti locali, con una narrazione che si nutre delle distorsioni della memoria orale e delle incongruenze della storia raccontata da chi resta.

Un western alla rovescia

Il loro stile, volutamente non lineare, evoca i racconti delle veglie contadine. Ogni evento è filtrato da più punti di vista, come se il passato fosse un territorio mai davvero esplorabile fino in fondo.

In questo senso, “Testa o Croce?” è un western alla rovescia. Non cerca eroi, ma li decostruisce. Non idealizza la frontiera, ma la disegna con le sue ombre e contraddizioni.

Un cast internazionale per una storia italiana

Tra gli elementi che rendono il film particolarmente ambizioso c’è il cast multilingue e multiculturale. Oltre ai già citati Borghi, Tereszkiewicz e Reilly, il film include Peter Lanzani, attore argentino visto in Argentina, 1985, Gabriele Silli, artista visivo romano, e Mirko Artuso, volto storico del teatro veneto.

Il ritorno di Gianni Garko

Un’inaspettata apparizione è quella di Gianni Garko, icona del western all’italiana negli anni ‘60 e ‘70. Il suo ruolo, volutamente marginale ma carico di significato, è una sorta di ponte tra il passato del genere e il suo presente rivisitato.

La presenza di Garko è una dichiarazione d’intenti: “Testa o Croce?” non è un omaggio nostalgico, ma una riflessione adulta su ciò che il western ha significato per l’immaginario collettivo.

Una produzione radicata e internazionale

Il film è stato girato interamente in Italia, tra le campagne laziali e toscane, utilizzando luoghi storici e spazi rurali autentici. La produzione, a cavallo tra Italia e Francia, è sostenuta da Rai Cinema e Arte France Cinéma, a conferma dell’interesse europeo per un cinema di ricerca ma con vocazione narrativa.

Il lavoro dei registi si inserisce perfettamente nella mission della sezione Un Certain Regard, dedicata ai film che osano esplorare nuovi linguaggi, pur mantenendo una forte identità culturale.

Conclusioni: una moneta lanciata nel vento

“Testa o Croce?” è più di un film: è una riflessione profonda su come le storie vengono tramandate, su chi ha il potere di raccontarle e su come, a volte, “la verità si perda nel passaggio da bocca a orecchio”.

Il western diventa il linguaggio per parlare dell’Italia, dei suoi margini, delle sue contraddizioni. E in questo racconto dove il fato si gioca con una moneta lanciata in aria, è chiaro che non esiste un solo finale.

Come affermano i registi: “Non ci interessa raccontare la verità, ma il modo in cui la gente la racconta.”

In un’epoca dove tutto è filtrato e reinterpretato, “Testa o Croce?” arriva come un colpo secco che riporta il cinema alla sua radice narrativa più profonda: la capacità di farci credere, anche solo per un attimo, che le storie siano più vere della realtà.

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