Alessandro Balletta. Foto di Lino Verdicchio
Alessandro Balletta. Foto di Lino Verdicchio

Alessandro Balletta giovane artista con tanti sogni nel cassetto

Oggi siamo in compagnia di Alessandro Balletta , giovanissimo artista dallo spiccato talento e sicura futura promessa del teatro e non solo.

Alessandro Balletta. Foto di Lino Verdicchio
Alessandro Balletta. Foto di Lino Verdicchio

Alessandro Balletta benvenuto, presentati ai lettori de La Gazzetta dello Spettacolo.

Mi chiamo Alessandro Balletta, ho 24 anni e sono un giovane attore con una lunga lista di sogni nel cassetto: chissà, magari qualcuno riuscirò a renderlo concreto.

Parlaci del progetto teatrale S.A.- Senso Artificiale che andrà in scena dal 28 al 29 Settembre al Teatro Nuovo…

Senso Artificiale ha come tema centrale una questione tutto sommato già affrontata: il problema etico della robotica androgina. È la storia di un ingegnere, Tommaso Di Nuzzo, che, nell’elaborare un lutto, si trova nella condizione di poter costruire una macchina a immagine e somiglianza di “lei”. Il progetto riesce con l’ausilio di un più giovane ingegnere, suo subalterno (Armando, che interpreterò io). La straordinaria capacità umana della macchina, dividerà i due e da lì si sviluppa una storia con un finale a sorpresa.

Il progetto ha preso corpo con la vittoria di Nuove Sensibilità, ed è uno spettacolo in cui oltre a me e ai due ideatori, Andrea Cioffi e Sara Guardascione, ha creduto fin dall’inizio anche il Teatro pubblico campano: lo ha sostenuto non solo assegnandoci la vittoria del bando, ma anche attraverso un premio produzione in denaro. Infine ci tenevo ad aggiungere che nello spettacolo, oltre a chi ho già citato, sono con noi in scena Gabriele Formato e Luigi Leone, due attori nostri coetanei davvero molto bravi.

Tu sei un artista giovanissimo con tanta passione ed entusiasmo ma come consideri lo “stato di salute” attuale del mondo dello spettacolo?

Provo a parlare di una fetta di questo mondo che penso di conoscere un po’ meglio-e provo ad essere il più sintetico possibile, se ne potrebbe parlare per ore… non credo che il teatro abbia mai avuto una vita tanto facile. Questo sotto il punto di vista della produzione drammaturgica e, più in generale, della condizione di vita dei teatranti. Come amava ricordare il grande Vittorio Gassman, fino a qualche secolo fa venivamo sotterrati in terra sconsacrata. Venendo però ai giorni nostri, avendo avuto la fortuna non solo di studiare un po’ di storia del teatro ma di ascoltare anche i racconti di chi ci è stato, mi verrebbe da dire che il peggioramento è stato evidente. Non credo sia solo colpa della diffusione cinematografica e televisiva, ma anche di una certa carenza di idee, in taluni casi si è arrivati a un’estremizzazione della valenza intellettuale del teatro a discapito dell’intrattenimento, che giustamente Brecht (ma non solo ovviamente) riteneva essere un pilastro di quest’arte. Poi mi permetto sommessamente di far notare una certa scelleratezza di alcune decisioni ministeriali, che hanno messo in crisi le produzioni e, di riflesso, tutti gli operatori del settore. Ma vedo positivamente: il teatro, inteso come quel rito, quel gioco serio che coinvolge direttamente chi è sul palco e chi assiste, è un’ esigenza quasi atavica dell’uomo. Il teatro finirà quando resteranno al mondo meno di due uomini.

Se tu avessi la possibilità di scegliere in un futuro, magari recente, con chi artista o regista ameresti poter recitare?

Devo dire di aver avuto finora incontri fortunati. Ho l’onore e il piacere di poter lavorare con un grande attore qual è Eros Pagni, ho lavorato con Angela Pagano, ho trovato sulla mia strada grandi testimonianze e ognuno mi ha insegnato delle cose. Mi piacerebbe in un futuro prossimo poter lavorare ( che significa poter ​rubare qualcosa) con Marco Sciaccaluga, con Carlo Cecchi, ma la lista è lunga, la scaramanzia mi impone di non svelarla tutta.

Il complimento più bello fin’ora ricevuto?

Non saprei. I complimenti, anche se è bellissimo e straordinariamente gratificante riceverli, mi imbarazzano e puntualmente non riesco ad avere la lucidità per memorizzarli per bene. Mi limito a ringraziare e diventare piccolo.

Cosa si augura Alessandro Balletta per la sua vita artistica?

Di poter vivere a lungo e dignitosamente di questo mestiere, di calcare palcoscenici più e meno nobili. Magari riuscire nel tentativo di qualche incursione sugli schermi. Quello dell’immortalità è un sogno che non ho mai coltivato.

In conclusione ti chiedo… tre motivi per i quali bisogna assolutamente vedere S.A.- Senso Artificiale…

Perché penso che contenga una bella storia che si sviluppa attorno a un tema interessante, che nei prossimi anni potrebbe diventare centrale nel dibattito sociale; non vi possiamo assicurare il capolavoro ma possiamo promettervi divertimento, nel suo senso etimologico; è uno spettacolo che accoglie una vocazione popolare in questa confezione po’ nerd e un po’ pop.​

Un grande “In bocca al lupo” ad Alessanro Balletta affinchè i suoi sogni e la sua passione possano trovare terreno fertile e fiorire come merita e desidera.

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