Forcella Strit - la recensione di Francesco Russo

Forcella Strit e la Napoli della speranza

Uscire dal teatro e guardare Forcella con occhi diversi… ma più che il quartiere, le anime di Forcella che si incontrano per strada.

Il lavoro su Forcella Strit di Abel Ferrara che insieme con Maurizio Braucci e Nino D’Angelo è stato messo in scena al Trianon Viviani, sembra aver assolto ai suoi compiti di “viaggio spazio-temporale dello spettatore” in una Forcella che non c’è più, ma che allo stesso tempo, è sempre allo stesso posto.

Dal 1990 al 2004 una storia d’amore tra i vicoli del quartiere napoletano, molto attenta dal punto di vista narrativo ai dettagli di tutti i personaggi… non si lascia al caso nulla, ed è lo stesso “Direttore” a raccontare in maniera meticolosa tutti i dettagli, le date, i nomi ed i legami tra i personaggi, per far si che nessuno spettatore si perda nelle tante storie che si intrecciano in Forcella Strit.

Gli attori selezionati uno ad uno dallo stesso Abel Ferrara, in buona parte proprio di Forcella o del Centro Storico, e molti dei quali non professionisti, hanno dato prova di massima espressività sul palcoscenico. Il “padrone di casa” di Forcella Strit, Piergiuseppe Francione, nei panni del Direttore non lascia spazio a dubbi o perplessità, narrando da bravo cantastorie tutto quel che interessa allo spettatore.

Due talenti che nulla fanno rimpiangere dei cast delle produzioni statunitensi di Ferrara sono sicuramente Greta Domenica Esposito (Nina) e Giuseppe Madonna (Renato), che mantengono il palcoscenico infondendo dall’inizio alla fine gioia nello spettatore, anche nelle parti più noir dell’opera.

Le espressioni più concrete della “napoletanità” dal mio punto di vista sono tre. A farle fanno vivere con vigore Mery Esposito e Giusy Freccia dalle balconate laterali, con le loro interpretazioni spontanee, e Monica Palomby, che interpreta la storica venditrice ambulante di sigarette del quartiere, Cioccolattino che tanto fa riflettere sul trascorso di vita da strada… quello che la porterà ad incontrare la Suora interpretata da Livia Bertè.

La possente voce di Federica Raimo accompagna il melodramma con intensità con interpretazioni a dir poco commoventi, per un personaggio che poco dice della sua storia di moglie innamorata e tradita. Bruno Barone, dal suo canto, interpreta un barbiere frivolo ma sicuro di se, che trova il coraggio nelle sinuose linee di Rosinella (interpretata da Daniela De Vita), che riesce a far girare la testa al “coiffeur” di Forcella.

I momenti intensi del dramma vissuto da un giovane abbandonato dalla famiglia vengono affidati ai due fratelli (nella vita) Daniele ed Emanuele Vicorito, che cercano di trasferire il punto di vista di giovani che non hanno un futuro perchè marchiati dalle loro storie ricche di errori fatti da altri.

Ma a far spuntare un sorriso (siamo sempre nella realtà), ci si mette il duo fatto da Pierpaolo Ferruzzi e Giorgio Pinto, che anche nei momenti di maggiore espressività emotiva, rompono tutti gli schemi per far sorridere lo spettatore. Performance intensa anche per Angela Garofalo, costretta ad interpretare un momento di forte criticità psicologica per una mamma e moglie, oltre che per Giovanni Esposito, Vincenzo Iaquinangelo, Emanuele Iovino e Vittorio Menzione.

Fanno parte del cast anche Diletta Acanfora e Gennaro Cuomo che interpretano a rotazione il Direttore e Rosinella.

Abel Ferrara torna così a rappresentare con Forcella Strit il suo amore per Napoli, incoraggiato dal forte legame di amicizia con Nino D’Angelo, che ancora una volta, fa sentire in maniera forte e passionale la musicalità teatrale delle sue opere musicali.

Le opere suonate dal vivo dal maestro Massimo Gargiulo come “Tengo ‘o sole”, “Cafè cafè”, “Ciucculatina d”a ferrovia”, “A storia ‘e nisciuno” e “Mamma Preta” rendono bene l’idea di Forcella come una lingua biforcuta tra il bene e il male, secondo coscienza dell’essere umano. Così questa prova in scena con attori d’esperienza e all’esordio per un progetto che può definirsi riuscito!

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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