Monolith di Ivan Silvestrini

Ivan Silvestrini racconta Monolith

Monolith dal 12 Agosto nelle sale italiane

Sandra resta chiusa fuori dalla sua Monolith, la macchina più sicura al mondo, costruita per proteggere i propri cari da qualsiasi minaccia. Suo figlio David è rimasto al suo interno, ha solo due anni e non può liberarsi da solo. Intorno a loro il deserto, per miglia e miglia.

Monolith di Ivan Silvestrini

Sandra deve liberare il suo bambino, deve trovare il modo di aprire quella corazza di acciaio, ed è pronta a tutto, anche a mettere a rischio la sua stessa vita. Il calar della notte porterà il buio, il sorgere del sole trasformerà l’automobile in una fornace. Sandra ha poco tempo a disposizione e questa volta può contare solo sulle proprie forze. Sperduta nel nulla, con possibilità di riuscita praticamente nulle, alla mercé di animali feroci e senz’acqua…

Noi della Gazzetta dello Spettacolo abbiamo incontrato il regista Ivan Silvestrini.

Ivan Silvestrini, possiamo definire questo film come un thriller psicologico? La lotta di Sandra contro la macchina e le paure di una mamma che cerca di proteggere il proprio figlio.

Tecnicamente lo è, anche se per un genitore può tranquillamente sfociare nell’horror.

Monolith è uscito sia come film che come fumetto. Avete realizzato e lavorato parallelamente alle due versioni. Quali sono state le difficolta’?

I due team hanno lavorato separatamente e in tempi diversi, non c’è stata occasione di influenzarsi in maniera diretta, anche se di certo la presenza in entrambi i progetti di Lorenzo LRNZ Ceccotti ha creato elementi di continuità fra i due media. La separazione (e relativa segretezza) con cui film e fumetto sono stati sviluppati è a mio avviso il motivo di maggiore interesse in questa doppia operazione che rende le due esperienze compatibili, ma assolutamente non ripetitive.

Ci sono differenze tra il fumetto e il film?

Ce ne sono molte, alcune più evidenti alcune più profonde. Sandra compie (più o meno) la stessa lotta esteriore ma allo stesso tempo dentro di sé sta sfidando demoni differenti.

Ivan qual è il tuo rapporto con la tecnologia?

Amo la tecnologia creativa, la tecnologia che diventa strumento, dalle macchine fotografiche, a computer che permettono di elaborare immagini, ai più sofisticati sintetizzatori. Mi piace che la tecnologia sia un mezzo, non un fine. In questo senso, per dire, non amo le automobili, mi sono utili, ma non sono un oggetto di desiderio nella mia vita, perché sono un mezzo di trasporto, ma non ti lasciano creare bellezza. Caso diverso per la Monolith, che abbiamo creato noi (il design è di Lorenzo Ceccotti), quello si che è stato un atto creativo sensazionale.

Il tuo lavoro spazia dalle webserie ai film per il cinema (Stuck, Under, 2Night, Monolith), e in ogni opera lasci nel tuo pubblico attimi di riflessione. Possiamo dire che nelle tue opere il tuo intento è conciliare intrattenimento e riflessione?

È esattamente la mia missione.

Sei nato come regista di webserie quindi di un modo di fare film “diverso” quanto ti è servito realizzare webserie come Stuck e Under (entrambe vincitrici al Roma Web Fest) prima di approdare al grande cinema?

Avevo già realizzato un film (Come Non Detto, 2012), ma sono state proprio quelle due serie web che citi (vuoi per l’uso dell’inglese, vuoi per il genere)  a rendermi un candidato per dirigere Monolith.

Quale è il tuo prossimo obiettivo?

Ne ho molti, il più grande forse è fare un film epico in costume ambientato in Italia.

Un suggerimento per migliorare il mercato del cinema italiano.

Non sottostimare l’intelligenza del pubblico.

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