Ninni Bruschetta

Ninni Bruschetta: la vita è sempre più bella!

Ninni Bruschetta ci parla del suo percorso artistico e del film “Limoni a Varsavia” e di quello che è la passione per la professione!

Oggi incontriamo l’attore Ninni Bruschetta in occasione del film “Limoni a Varsavia”, ad opera di Bruno Colella. Un progetto che definisce particolare, vissuto con grande spensieratezza, e un percorso artistico da affrontare insieme ricordandolo con gioia…

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Ninni Bruschetta. Come procede questo periodo?
«Al momento sono alle prese con la realizzazione di una fiction per poi affrontare altre riprese, sempre riguardanti una nuova serie, e ci sarà anche un ritorno in teatro che mi terrà impegnato fino ad aprile».

Dei progetti molto impegnativi…
«Si, ma per fortuna sto vivendo un periodo bello e molto tranquillo. Il nostro lavoro non è faticoso, siamo dei privilegiati».

Parliamo di “Limoni a Varsavia”, il nuovo film di Bruno Colella. Cosa sta regalandoti?
«Parliamo di un film indipendente, di una sceneggiatura piuttosto curiosa e di alcuni cuochi coinvolti nel racconto. Un’esperienza faticosissima, a basso costo, quindi con dei privilegi in meno, ma con un trionfo legato al nostro modo di vivere. Tra l’altro è stato realizzato in luoghi differenti, non solo a Varsavia. La sceneggiatura è molto carina e, per la prima volta, ho avuto modo di lavorare con Roberto De Francesco, un amico di sempre. Avevamo preso parte ad altri progetti ma non c’era mai stato modo di condividere delle scene. Non da meno l’incontro con dei cuochi importanti come Vissani, Dario Cecchini e molti altri che hanno contribuito a rendere magia al tutto. Esperienze nuove che ti regala questo lavoro, particolari, e sono stato felice di ritrovare anche Nino Frassica».

Quali considerazioni da parte del pubblico per questo lavoro?
«Ho assistito soltanto alla proiezione di Taormina e posso dirti che è andata benissimo. È un film popolare, che tratta un tema che parla di immigrazione. Piace!».

Cosa sta regalandoti questo percorso artistico, quali maggiori consapevolezze?
«Questa è una bella domanda! La vita è sempre più bella! Non rimpiango nulla. Sul lavoro c’è molta più solidità e consapevolezza, anche perché ne sono passati di anni. Ho affrontato un percorso che mi ha allontanato dall’idea che mia mamma voleva di ritrovarmi avvocato, cosa che non voleva mio padre, che invece lo era, ma era soprattutto un grande amante del teatro. Diventare grande mi ha, quindi, concesso di conoscere tante altre dinamiche e sono felice di questo percorso. Qualche anno fa ho scritto anche un libro, “Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista”, che parla proprio di alcune consapevolezze espresse anche in maniera ironica e, soprattutto, in maniera disincantata. Da questo lavoro ho appreso che non bisogna mai fare delle previsioni, anche perché i risultati li vedi dopo… Posso dire di sentirmi soddisfatto».

C’è qualcosa che non ripeteresti ed altro che, con il senno di poi, faresti in tutt’altro modo?
«Posso dirti, intanto, che provo dispiacere nel non aver imparato l’inglese. Ho due figli che lo parlano perfettamente ma io non sono mai riuscito in questo. È un peccato perché mi sono precluso delle porte, benché sia arrivato un film con Woody Allen. Guardando all’altra domanda, non c’è nulla che non rifarei. Rifarei tutti i progetti da me creati, come sempre in maniera limpida, senza costrizioni, senza alcun limite alla mia creatività. La vita, poi, ci regala sempre qualcosa di bello. Vedi la soap opera, Un Posto al Sole, qualcosa di diverso e che mi ha divertito tanto».

Guardando al real drama di Rai 3, al Gualtiero impersonato nel 2016, che ricordo porti con te?
«Uno dei due gay della mia vita, Gualtiero. L’altro lo impersonai nella serie “Immaturi”. Ho voluto affrontarlo senza alcuna gestualità particolare. Sono stato me stesso, senza alcuna ‘finzione’. Alla produzione piacque e da li è partito tutto. Con tranquillità».

Se ti fosse chiesto di scegliere tra televisione e teatro?
«Impossibile scegliere! Il teatro è la mamma del cinema e della televisione, due fratelli molto diversi tra di loro, cinema e televisione, che provengono proprio dal teatro. La bellezza di poter recitare davanti alle persone è qualcosa di eccitante. Diversamente il cinema e la televisione, che hanno altre forme di bellezza, nel loro caso molto piacevoli. È importante farle sempre tutte, senza accantonarne nessuna. Consiglierei a tutti un mese di teatro all’anno, un piccolo ‘obbligo’, un modo per esaltare l’umiltà, perché è questo che regala il teatro e, in quei frangenti, non puoi sbagliare. C’è, però, anche il piano pratico, e quindi le tournée, i viaggi, il doverti prenotare da solo i viaggi, qualsiasi cosa, diversamente dai privilegi del cinema e del teatro. Resta, però, un arricchimento importante».

Chi è oggi Ninni Bruschetta?
«Dovresti chiederlo ai miei figli, a mia moglie, ai colleghi e agli amici (ride). Non saprei dirlo. Giudicare me stesso è davvero complicato. Non so che tipo di persona sono».

Cosa resta ancora da realizzare, quali sogni?
«I sogni dei miei figli! Personalmente ciò che volevo fare l’ho fatto e continuo a farlo. Ne sono soddisfatto, come dicevo prima. Ora tocca a loro! Se devo pensare a me, mi piacerebbe affrontare il Don Giovanni di Molière. Mi piacerebbe perché pochi conoscono quel testo meraviglioso ed è un testo poco noto, basato sull’ipocrisia, qualcosa di molto terribile per me».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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