Il delitto perfetto

Il ritorno de Il delitto perfetto di Hitchcock

In Europa Dial M for Murder – Il Delitto perfetto fu distribuito solo in versione bidimensionale, ma come ricordava François Truffaut: “Questo film è interessante perché è stato girato in tre dimensioni. Sfortunatamente, in Francia l’abbiamo visto appiattito perché, per pura pigrizia, i direttori dei cinema non volevano distribuire gli occhiali all’entrata delle sale”.

Una scena de Il delitto perfetto di Alfred Hitchcock
Una scena de Il delitto perfetto di Alfred Hitchcock.

Per l’Italia stessa sorte, ma giovedì 17 ottobre alle 21.00 a Cinemazero, grazie all’aggiornamento tecnologico e alla digitalizzazione delle sale, sarà possibile godere della visione di questo capolavoro, Il delitto perfetto, così come era stato girato del maestro del brivido Alfred Hitchcock. Cinemazero sceglie quindi di festeggiare il traguardo del digitale nelle sue sale con un grande classico e con la sua prima proiezione in 3D.

Il restauro del film e la realizzazione di una moderna immagine in 3D per “Dial M for Murder” hanno comportato un lavoro lungo e scrupoloso, ricostruendo fedelmente i colori originali e correggendo con attenzione ogni disallineamento del 3D, nel rispetto del materiale d’origine: una sfida per i restauratori della Warner, che dopo oltre un anno di lavoro sono giunti al risultato che potremo finalmente ammirare sullo schermo.

Dopo alcuni esperimenti risalenti al 1915, il cinema tridimensionale o cinema stereoscopico o cinema 3D, fu una delle soluzioni escogitate dalle major statunitensi negli anni ’50 per contrastare la concorrenza della televisione. Jack Warner era convinto che il 3D avesse un lungo futuro e infatti chiese al maestro inglese di realizzare il film in tre dimensioni.

“Poiché l’impressione del rilievo si percepiva soprattutto nelle riprese dal basso verso l’alto, avevo fatto costruire una buca in modo che la macchina da presa fosse spesso al livello del pavimento”, spiega Hitchcock, che mantenne sempre un atteggiamento piuttosto riduttivo nei confronti del 3D, pur dimostrando di saperlo sfruttare molto bene per rendere il delitto più avvincente. Per esempio, quando l’assassino cerca di strangolare Grace Kelly, l’attrice fa perno su se stessa, col dorso contro il tavolo, e tende il braccio dietro le spalle per afferrare le forbici all’estremità anteriore del campo; pianta le forbici nella schiena dell’aggressore, il quale, a sua volta, ruota su se stesso e cade all’indietro, sulle forbici, verso l’obiettivo. Il sistema tridimensionale consente a Hitchcock di mettere in evidenza una certa chiave, che è anche la chiave dell’enigma poliziesco e di inserire gli attori in un universo chiuso, teatrale, e offrire allo spettatore il punto di vista del posto di platea. Grazie al 3D, gli oggetti ripresi in dettaglio diventano protagonisti determinanti per l’azione drammatica: l’orologio da polso; il telefono dove il dito indice destro di Ray Milland compone il numero 6, corrispondente alla “M” di “murder”; le forbici con cui Margot uccide il suo aggressore.

Ma quando le riprese del film furono terminate, la moda del 3D era già in declino (soprattutto perché erano stati prodotti troppi film che si limitavano a sfruttare gli effetti nel modo più grossolano e per il disagio fisico causato agli spettatori dalle condizioni tecniche dell’epoca). Fu così che la maggior parte delle sale statunitensi diffusero “Dial M for Murder” in versione bidimensionale e fu distribuito in 3D soltanto in alcune sale delle città più grandi. Secondo Grace Kelly “già allora sapevamo tutti che non sarebbe stato proiettato in 3D. Sapevamo che era una moda in declino e che il film sarebbe uscito in una versione normalissima, ma il signor Warner voleva così”. A sessant’anni di distanza possiamo dire che il signor Warner aveva ragione.

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